ciao

La mia Storia

Buongiorno a tutti, non sarà facile racchiudere in un post una vita intera ma farò il possibile per riuscirci.


Io nasco il 28-09-78 e nasco geneticamente femmina.


Nasco forte e di ottima salute. Fino all'età di 3 anni non ho ricordi se non delle vecchie fotografie in cui c'è impresso un bel bimbo: già, in quelle foto sembro proprio un maschietto!


Un giorno, all'età di 3 anni, presi un paio di forbici (non di certo per distrazione di mia madre ma semplicemente perché io ero una peste e arrivavo ovunque) e mi tagliai i capelli da solo, poi andai da mia madre e le dissi: “guarda mamma, ora sono un maschietto anch'io”. Certamente a quell'età non potevo capire la vera differenza anatomica tra i 2 sessi, ma quel gesto la dice molto lunga.


Poi nell'arco degli anni mi accorgevo che in me c'era qualcosa che stonava, qualcosa che non corrispondeva a ciò che sentivo, ma non capivo e non conoscevo ancora il nome di quel disagio.


Spesso mi nascondevo in bagno, mi tiravo i capelli all'indietro e mi guardavo allo specchio; in quegli istanti mi sentivo meglio, perchè quello che sentivo dentro lo vedevo anche fuori, lì, riflesso in uno specchio vedevo un maschietto, un bimbo con i capelli corti. A volte prendevo la schiuma da barba ed il rasoio (senza lametta ovvio) e simulavo la rasatura della barba; di soppiatto guardavo sempre mio padre farsela e molte volte mi provavo anche i suoi vestiti.


Spesso mi isolavo nel mio piccolo mondo, un piccolo mondo fatto di sogni ad occhi aperti, e in quei sogni mi vedevo sempre nello stesso modo: un maschietto; accanto a me vedevo sempre delle fidanzatine e dentro di me c'era un grande disagio, un disagio senza nome.




Nell'infanzia (e non solo) ero un maschietto mancato e non sapevo nemmeno di striscio cos'era la femminilità, ma oltre a non conoscerla ne avevo avversione a priori. Io mi sentivo un maschietto e basta; alla fine, in quegli anni, di problemi ce ne furono pochi o niente, considerando che a quei tempi non era avvenuto ancora nessuno sviluppo fisico: insomma, in quegli anni i bimbi sono un po' tutti uguali, giocano fra loro e sanno poco o nulla della diversità anatomica che corre tra maschio e femmina!!!Forse fui fortunato, perché in quegli anni non ebbi molti "NO" dai miei genitori, potendo esprimere liberamente la mia natura; credo che i miei genitori pensassero fosse solo una fase dell'infanzia.


Nonostante tutto ero un bimbo molto vivace e pieno di vita. Forse fu proprio quella la mia salvezza: la mia voglia di vivere; anche se per tutti questi anni ho sempre pensato di essere sbagliato, di avere chissà quale malattia mentale. 


Mi son sempre sentito diverso e per questo motivo, in età adolescenziale, cercai di omologarmi per non sentirmi più tale; però, per me, fu molto difficile dovermi sentire forzatamente una femmina, una donna. 


Il danno più grande lo feci non parlandone mai con nessuno. Per questo, ora, consiglio sempre ai ragazzi di non tenersi tutto dentro ma di parlarne; già il fatto di non tenerselo dentro, può essere un modo come un altro (se non il migliore a mio avviso) per esorcizzare il dramma che portiamo nel cuore, alleggerendone il peso!


Ecco, arriviamo all'adolescenza. 


Per me fu una vera tragedia sia il ciclo mestruale che lo sviluppo. Mi sentivo impotente e annientato nel vedermi cambiare, crescere e fiorire in una ragazza semi-adulta; ma un giorno mi arresi, mi arresi alla natura e cercai di omologarmi in quanto femmina genetica.


Fu un mezzo disastro, tanto che a 17 anni entrai in anoressia e da lì a breve divenni uno scheletro vivente. Fu un periodo molto straziante e complesso, ma nemmeno in quel caso riuscii a dare un nome al mio disagio; avrei voluto solo che quelle forme scomparissero e, chissà, forse avrei voluto scomparire anch'io insieme ad esse!


Poi, un giorno in giro con un'amica (dopo un lungo periodo di malnutrizione), mi spaventai moltissimo perché rischiai un collasso e a quel punto scelsi: scelsi di vivere; anche se, inconsapevolmente, scelsi solo di sopravvivere e non di vivere. Così ripresi a mangiare, ma sapevo benissimo che non sarebbe finita lì e che le mie crisi d'ansia e miei attacchi di panico non sarebbero scomparsi da lì a breve.


Nel frattempo andai alle superiori, ma poco dopo decisi di non finire gli studi pensando che non ce l'avrei fatta: scelsi, così, di iniziare a lavorare. Avevo molti sogni, ma forse a quei tempi ero troppo amareggiato e impegnato a distruggermi per pensare ad essi; avevo un segreto dentro di me che mi consumava giorno per giorno.


Avrei voluto fare l'università, entrare in Polizia e realizzarmi in quello che sapevo fare meglio: il Karate (e ringrazio ancora adesso di averlo praticato, perché mi ha fortificato in molti aspetti: credo che in gran parte la mia forza sia nata proprio da lì); quanti sogni, io sognavo e basta ma non vivevo: sopravvivevo!!!


A 19 anni arrivai a pensare di essere lesbica, pensando che il mio disagio avesse quel nome: Omosessualità. In quel periodo iniziai a frequentare l'ambiente gay/lesbo anche se, a dire la verità, non sentivo di appartenerci fino infondo. Però, nonostante ciò iniziai con un bel Coming Out ai miei genitori, per poi finire ad avere delle relazioni con svariate donne lesbiche: tutte dei piccoli fallimenti!!!


Mia madre prese male il mio fantomatico Coming Out e mio padre non mi parlò per mesi; penso non ci sia bisogno di andare oltre, credo si possa ben capire dove risiedeva il loro livello di apertura mentale.


In quel periodo loro decisero anche di separarsi in casa, per cui vi lascio immaginare in che realtà potessi vivere in quel momento così delicato per me: fu uno dei periodi più brutti della mia vita.


E così la mia vita scorreva, scorreva insieme a quelle relazioni sbagliate e insieme al mio desiderio di sentirmi in tutto e per tutto un uomo. In quegli anni mi rendevo conto che c'era qualcosa che non mi tornava: mi sentivo sempre a metà, desideravo avere un pene e un corpo maschile. Per questo, in quei lunghissimi 10 anni, di anno in anno ebbi una piccola metamorfosi fisica, arrivando così ad avere delle sembianze minime maschili; certo, i limiti c'erano eccome: erano proprio quelli che mi facevano soffrire molto!!!


Crebbi con molte barriere mentali inculcatemi dall'infanzia fino all'adolescenza, tutte quante con un unico filone: “l'uomo è uomo perché ha un pene e una donna è donna perché ha una vagina”; con questi presupposti dove pensavo di andare? Potevo farmi solo un gran male. Questo è uno dei motivi che, in tutta la mia vita, mi ha fatto pensare solo di essere un sbaglio, un errore: uno scherzo della natura!!!


Qualche anno fa (non ricordo l'anno preciso, credo avessi 24 anni) sentii in TV la storia di un ragazzo FtM ospite ad un noto programma televisivo; rimasi ammirato ma, nonostante ciò, non volli ancora ammettere la realtà. Forse ero ancora troppo acerbo e mi comportavo esattamente come si comporta uno struzzo: nascondevo la testa sotto terra; per fortuna, però, prima o dopo bisogna uscire da quel buco per respirare ossigeno: e così fu.


Avevo 29 anni, ero al lavoro e lessi un articolo sul giornale che parlava della storia di un altro ragazzo FtM; raccontava anch'esso la sua storia, la sua metamorfosi, l'iter etc. etc.; a quel punto mi guardai allo specchio e seppi che quella verità mi era davanti già da tempo, troppo tempo, solo che ammetterlo a me stesso era dura. Era più semplice vivere a metà che lottare per vivere appieno la vita; ed io, che mi sono sempre sentito un piccolo guerriero, non potevo accettare di non combattere giocandomi anche l'ultimo asso nella manica. Così iniziai a giocare la mia grande, dura e difficile partita: la partita per la vita.


In quel periodo stavo per chiudere una storia di fidanzamento durata 3 anni, la mia prima storia eterosessuale con una donna; proprio in quegli anni, piano piano, capii in che direzione andare e che strada prendere, anche se la rielaborazione di me stesso è stata lunga e complessa!!!


Iniziai ad informarmi su internet e a guardare foto di ragazzi FtM a cui tutto si riusciva a dire tranne che fossero nati femmine; mi sentivo di appartenere a quella realtà in toto, però, era davvero dura: era dura ammettere a se stessi di essere transessuali; era dura soprattutto per le barriere mentali costruite in tutti quegli anni in cui soffrivo in silenzio.


Fu un mattone di una tonnellata sulle spalle ma decisi che ce la dovevo fare, che dovevo iniziare a vivere, a respirare e a godere della vita. Perciò contattai un'Associazione della mia città e iniziai il mio percorso di transizione, però, prima dell'iter di riassegnazione del sesso, percorsi un viaggio parallelo ad esso: quello interiore.


Grazie a questa Associazione conobbi tante persone che vivevano il mio stesso dramma e la mia stessa realtà; con loro ebbi la possibilità di far cadere le mie barriere mentali, di confrontarmi e di mettermi in discussione e crescere.


Poco dopo decisi di scrivere una lunga lettera a mia madre che, però, in quel momento non mi sentivo ancora di darle; purtroppo la trovò in camera e da quel momento in poi iniziò una lunga battaglia.


Lei non la prese per nulla bene, obbligandomi a non parlarne a mio padre e non rispettando la mia volontà di voler iniziare questo percorso; mi ripeteva tutti i santi giorni di non iniziare e di aspettare. Lei voleva solo essere sicura che ciò che stavo facendo era la cosa giusta per me. Forse non le era chiaro che ero io a dover esserne sicuro e non lei; si parlava della mia vita e solo io ne sono l'artefice.


Nel pieno della battaglia con mia madre, iniziai il percorso psicologico con una bravissima psichiatra/psicoterapeuta della mia città e così uscì allo scoperto il DIG (Disturbo d'Identità di Genere); solo dopo vari colloqui mi diede il nullaosta per poter cominciare ad assumere ormoni.


Dopodiché andai da un endocrinologo, feci tutte le analisi che certificarono la mia ottima salute e quindi andai a comprare la prima scatoletta di Testosterone.


Quel giorno fui felice, ero al settimo cielo ma allo stesso tempo molto spaventato; alla fine era un po' come se stessi facendo un salto nel buio: in tutto ciò mi sentivo molto solo ed abbandonato.


Allora decisi di aspettare qualche mese, giusto per vedere come si sarebbe evoluta la situazione con mia madre; beh, dal momento in cui seppe dell'acquisto della mia fialetta fu sempre peggio . Mi fece presente in tutte le maniere il suo disappunto, inffliggendomi le sue ansie e le sue paure; mi stressò talmente tanto da portarmi al limite, così tanto che il mio corpo decise di gettare la spugna e di abbandonarmi anch'esso!!!


Ero ormai saturo di brutti pensieri e conflitti interiori. Ebbi un principio di policitemia da stress e fui costretto, così, a rinunciare alla terapia ormonale tanto sognata. Mi sentivo così amareggiato, deluso e depresso che decisi che sarebbe stato meglio rimanere com'ero, pensando che forse aveva ragione mia madre: forse non era la mia strada.


Ma la natura mi busso per l'ennesima volta e quella volta bussò più forte di prima: non potei non sentirla. Mi tirai su le maniche per riprendermi, aprii la porta spaventato ma in quel momento mi sentii più forte di prima: quella solitudine mi aveva fortificato l'animo; pensai: “Ce l'ho fatta anche questa volta a risalire dal fondo da solo, perché non dovrei farcela anche a superare questo lungo e tortuoso percorso?”; iniziai, così, a camminare davvero con in mente un solo ed un unico obbiettivo: vivere.


Cercai di rimettermi in piedi per poter riprendere il mio percorso da dove l'avevo abbandonato.


Durante il mio percorso conobbi anche la mia attuale fidanzata, di cui mi innamorai follemente, che nell'arco di questo lungo cammino (non ancora concluso) mi ha sempre dato un grandissimo supporto morale.


Non fu un periodo facile nemmeno quello. 


Dopo qualche mese di fidanzamento iniziai finalmente la terapia ormonale: un periodo iniziale molto delicato. Fu una data memorabile: il 06-04-09 feci la mia prima Pic e divenne, così, il mio secondo compleanno.


Proprio in quel mentre, però, ci fu l'ennesima battaglia famigliare; stavolta, invece, fu la madre della mia fidanzata a fare il diavolo a quattro perché non voleva che stessimo insieme. Per cui, anche in quel periodo il mio fisico fu messo a dura prova; in quell'occasione, però, fu più forte della volta precedente: ancora adesso lo ringrazio per non avermi abbandonato proprio in quel periodo in cui iniziavo a rivedere la luce!!!


In quel periodo iniziale di terapia, feci vedere alcuni video di ragazzi FtM a mia madre con scarso risultato; vedevo che non c'era nessun interesse da parte sua nel voler conoscere meglio la mia realtà: per lei stavo solo sbagliando. Così decisi di continuare a camminare per la mia strada anche da solo; ne feci moltissima da allora e nel mentre lei rimase indietro purtroppo: avrà molta strada da fare per recuperare il mio passo.


Dopo qualche mese di terapia, contro il volere di mia madre, decisi di scrivere una lettera a mio padre e di vuotare il sacco. Non la prese male (a differenza del famoso Coming Out) ma nemmeno bene, fu come al solito: assente.


Continuai a camminare perché infondo noi siamo individui, non siamo il loro prolungamento ed è giusto che anche noi figli prendiamo il famoso volo; certo, qui si parlava di un volo importante e radicale, ma sempre del famoso volo si trattava. Penso che il volo dei figli vada osservato da lontano, rimanendo presenti moralmente sempre e comunque: nel mio caso non fu così purtroppo.


Più passavano i mesi, più il mio corpo cambiava e più io mi sentivo meglio. Così decisi che dovevo prendere un altro volo: quello diretto a Miami per la Mastoplastica Riduttiva; fu un'esperienza indimenticabile ma l'aggiungerò nella sezione più appropriata di questo sito: qui.


Anche in quel caso fui solo, con la mia fidanzata sempre vicina ma con una famiglia lontana anni luce.


Per mia madre il giorno della svolta fu l'ultima discussione avuta, durante la quale me ne andai di casa per una settimana. Ormai era un periodo che mangiavo per fatti miei (non avendo la possibilità economica di lasciare la famiglia d'origine); non sopportavo più che mi si desse ancora del femminile dopo 3 anni di percorso, un anno e mezzo di Testosterone e sul viso la ricrescita della barba: la mia dignità richiamava all'ordine. Ne soffrivo molto ma io il mio lo feci a suo tempo, erano loro che dovevano fare il passo rispettando le mie scelte e la mia dignità: quel rispetto che fino a quel momento era venuto a mancare; il mio benessere interiore veniva prima, non potevo e non volevo più combattere con loro (soprattutto con mia madre).


28-09-2010

Arrivò il mio compleanno e come al solito la mia repulsione a tale giorno, cronicizzata ormai da anni, era lì all'angolo ad aspettarmi. La mia ragazza imperterrita, nonostante lo sapesse, mi organizzò una serata indimenticabile e perciò, nonostante io odiassi tanto quel giorno, fui molto felice della sorpresa.


Sapevo che i miei mi avevano comprato una torta e pensavo tra me e me: "Sarà la solita torta con la targhettina decorata da un bel 'Buon Compleanno', il mio nome anagrafico affianco e con in corredo la classica candelina rosa"; tutto questo mi metteva angoscia, tanto che non mi venne nemmeno la voglia di sbirciare nella scatola: quel giorno volevo solo inventarmene una per sparire dalla circolazione. Non fu così e col senno di poi posso dire di avere fatto più che bene a restare, ma soprattutto a non essere troppo curioso.


Vidi una bellissima torta, ma il bello doveva ancora venire; sulla torta c'era una bella targhettina con sfumature azzurrine e sopra c'era scritto: “Buon Compleanno Marco”: fu una sorpresa stupenda e inaspettata. Poi mia madre mi disse che quel compleanno non era un semplice compleanno ma che era un battesimo: il mio.

Devo dire che iniziai a tirare un bel sospiro di sollievo. La strada è lunga, non sarà facile ma almeno un passo l'hanno fatto: questo è quello che conta davvero.




Questa è la mia vita fino adesso. Vi ho donato solo piccolissimi stralci, cercando di riassumere il più possibile tutta una vita: anche se riuscire a farlo con una vita di 32 anni è al quanto complicato :).


In ogni caso non è finita qui, il mio cammino non termina ora, anzi, è appena cominciato e perciò d'ora in avanti cercherò di tenervi sempre aggiornati sui miei passi futuri; alla fine sono ancora come un bimbo che ha appena imparato a camminare: datemi il tempo di imparare anche a correre ;).


ECCO I MIEI PROGRESSI FISICI DOVUTI AL TESTOSTERONE (Terapia Ormonale iniziata il 06-04-2009). 






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