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lunedì 6 maggio 2013

ANITA, FINANZIERE TRANS: "CAMBIO SESSO MA AMO IL MIO LAVORO"




Sorridendo, con una luce orgogliosa negli occhi, Anita Palladino racconta i suoi 22 anni di “onorato servizio” nella Guardia di Finanza. 

Allora, prima che la sua “natura intima”, come lei stessa la definisce, le chiedesse di farsi mostrare agli altri, Anita si chiamava Antonio. Ma proprio la “natura intima” di Anita, da regolamento, non coincide con l’uniforme di Antonio. E quindi, dopo la scelta di cambiare sesso, che l’anno prossimo dovrebbe diventare effettiva dopo una sentenza del Tribunale di Napoli, Anita è stata congedata dalle forze dell’ordine, come chiunque sia transessuale, cioè “affetto da disturbo di identità di genere”.

Conservo un ricordo meraviglioso dei miei ex colleghi – racconta Anita -, come di tutti i miei anni trascorsi nella Guardia di Finanza. Purtroppo, il regolamento ha imposto che mi fosse tolta quella divisa che sentivo mia. Per questo chiedo di poterla indossare di nuovo e ho intenzione di portare il mio caso davanti alla Corte di Giustizia Europea. Io mi sento perfettamente in grado di fare lo stesso lavoro che ho sempre fatto. Non sono invalida”. Anita, infatti, oggi percepisce una pensione di inabilità al servizio militare di 980 euro al mese. E, nonostante le difficoltà economiche in cui si trova, ha rifiutato l’offerta fatta dalla Guardia di Finanza, prevista dalla legge di riforma delle forze dell’ordine 21692, di mettersi dietro a una scrivania dell’Agenzia delle Entrate per svolgere mansioni amministrative. Tutto per provare a vestire nuovamente quella divisa che lei sente come una seconda pelle. Ecco perché, quasi commossa, confessa come se parlasse con se stessa: “Non avrei nemmeno le competenze per lavorare in un ufficio amministrativo. Io ho sempre fatto il finanziere.

A Capodichino, dal 2005 al 2010, Anita faceva servizio di anticontrabbando e antidroga. Poi è passata alla Caserma Zanzur di Via de Pretis. Però nessuno, per quanto ci provi, può camminare contro natura. E così è arrivato il congedo. Poco dopo il congedo, Anita racconta di aver incontrato un suo ex collega, con il quale ha scambiato due chiacchiere. Hanno ricordato assieme i tempi dell’addestramento all’isola d’Elba, con il motto del suo battaglione, il 30 dell’Osum: “Nec recisa recedit” (“non rinuncio nemmeno se mi recidono”). Il senso del motto le sembra cucito addosso, come la sua seconda pelle.

Fonte: LEGGO

Congedo non immotivato...di più! Anche se in transito, Anita, poteva benissimo essere operativa senza alcun problema. Conosco una donna poliziotta transessuale che anche dopo il transito ha continuato a ricoprire il suo ruolo di poliziotta senza problemi di sorta.
Capisco che il Disturbo d'Identità di Genere (da poco sostituito con Disforia di Genere) si ritrovi ancora catalogato nel DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), questo però non significa che si tratti di una patologia psichica. Basterebbe informarsi un pelino di più per accorgersi che si tratta di una condizione (l'unica) catalogata fra i disturbi psichiatrici a non essere tratta psichiatricamente!
Sveglia gente!!!

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta