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domenica 30 dicembre 2012

La mia diversità per capire quella degli altri

Sono nata a Roma nel 1974 in una famiglia caratterizzata da molte "diversità" e dalla capacità di manifestare un profondo affetto. La mia famiglia mi ha insegnato, fin dai primi anni di vita, a essere attenta e sensibile nei confronti degli altri e, in particolare, a essere vicina alle persone più deboli e sfortunate.

I miei genitori, influenzati dalla cultura del '68, decisero di iscrivermi a una scuola elementare "alternativa" in cui la trasmissione dei valori umani veniva messa al primo posto rispetto alla didattica. Anche per tali motivi "Scuola Viva" era frequentata da molti bambini disabili che convivevano in serenità con gli altri. Questo mi ha permesso di conoscere e di apprezzare le "diversità" che caratterizzano l'esistenza di alcune persone e, allo stesso tempo, condividere il dolore e la sofferenza di cui queste esistenze possono essere portatrici. Negli anni seguenti mi resi conto che la "diversità" rappresenta una ricchezza e, anche se il percorso esistenziale che ne deriva è in salita, durante la strada si possono cogliere dei buoni frutti!

Nel tempo le vicende tumultuose della mia famiglia enfatizzarono ulteriormente la mia "diversità" e, ancora oggi, quando cerco di spiegare le caratteristiche della mia famiglia molte persone si sentono confuse e non capiscono.

I primi anni dell'adolescenza furono caratterizzati da una difficoltà a integrarmi con gli altri, proprio perché essere portatrice di alcune "diversità" può, a volte, ostacolare lo sviluppo emozionale, soprattutto in una ragazzina che non ha ancora la capacità di integrare ed elaborare il peso di alcune vicende della propria vita. La tarda adolescenza invece fu più serena, anche perché conobbi persone "speciali" che ancora oggi rendono felice la mia vita. Non è un caso che queste persone siano, ognuna a modo suo, portatrici di alcune "diversità".

Le vicende della mia vita e le mie caratteristiche personali mi portarono a iscrivermi alla Facoltà di Psicologia, dove, anche in quell'ambiente, mi avvicinai a diverse condizioni esistenziali. Nel 1996 camminando per i corridoi dell'Università lessi un depliant che parlava di un seminario sul transessualismo, condotto dalla dott.sa Anna Rita Ravenna che nel 1992 aveva iniziato un lavoro pioneristico con le persone transessuali presso l'ospedale S. Camillo di Roma.

Ancora oggi mi chiedo cosa, in quel momento, attirò la mia attenzione verso una tematica che mai aveva sfiorato la mia esistenza fino a quel momento. La risposta a questa domanda la trovai durante il mio percorso di psicoterapia personale e, in parte, si evince da tutto ciò che ho scritto fino a questo momento.

La sensibilità, la competenza e l'animo della dott.sa Ravenna mi permisero di appassionarmi alla realtà transessuale e di sperimentare le mille emozioni messe in gioco dal confronto con queste persone. La passione e l'interesse mi portarono a decidere di fare la tesi di laurea su quest'argomento e nel 1997 iniziai il volontariato al Servizio per l'Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica (Saifip) presso l'Azienda Ospedaliera S.Camillo-Forlanini di Roma. In quel periodo conobbi anche il prof. Aldo Felici, persona dalla profonda sensibilità, che iniziò a fare i primi interventi di vaginoplastica al S.Camillo.

La Regione Lazio, infatti, nel 1990 aveva individuato in quell'ospedale il polo di riferimento per l'applicazione della Legge 164/1982 circa le "Norme in materia di rettificazione di riattribuzione di sesso". Nel 2001, dopo l'iscrizione all'Albo degli psicologi del Lazio, iniziai la mia attività professionale presso il Saifip. Nello stesso periodo decisi di iscrivermi alla scuola di specializzazione in psicoterapia per bambini e adolescenti.

Nel corso degli anni il Saifip vide aumentare le richieste di aiuto da parte di famiglie con adolescenti e bambini con problematiche relative all'identità di genere. Per questo motivo e per il fatto che mi stavo specializzando in età evolutiva, decidemmo, insieme all'équipe del Saifip, di aprire un'area del servizio dedicata in particolare a questa delicata fascia di età. In Italia ancora non esisteva un centro che si occupasse di questo, perciò dovemmo necessariamente confrontarci con le esperienze già esistenti in ambito internazionale.

Questo fu un valido motivo per fare numerosi viaggi: andai in diverse occasioni a Londra dove lo psichiatra Domenico Di Ceglie dirigeva da molti anni un centro per i disturbi dell'identità di genere in età evolutiva e a New York dove il prof. Heino Meyer-Bahlburg si occupava dello stesso tema presso la Columbia University.

In quegli anni feci una formazione adeguata per poter costruire un protocollo d'intervento per bambini e adolescenti al Saifip. Nel 2005 nacque il Servizio per lo Sviluppo all'Identità di Genere (Ssig) presso l'Azienda Ospedaliera S.Camillo-Forlanini che si occupa sia di bambini e adolescenti che presentano difficoltà legate all'identità di genere e sia dei figli delle persone transessuali generati prima di iniziare il percorso di adeguamento.

Sono oramai quindici anni che mi occupo di questa tematica: gli anni trascorsi mi hanno permesso di comprendere che la sofferenza maggiore che vivono le persone con disturbi dell'identità di genere deriva in primo luogo dai pregiudizi e dagli stereotipi intorno a questo tema. L'atteggiamento culturale presente in Italia non solo non facilita l'elaborazione di queste difficoltà, ma ne acuisce la sintomatologia. Per tale motivo ho deciso di aprire questo blog; sono convinta che un cambiamento culturale su queste tematiche non può prescindere da un'adeguata diffusione delle informazioni.