ciao

lunedì 31 dicembre 2012

Da oggi gay e lesbiche si possono sposare nel Maine


Da oggi le coppie dello stesso sesso possono sposarsi nel Maine: dopo una lunga campagna per l’uguaglianza matrimoniale, dopo che nel 2009 il voto dei cittadini aveva vietato a gay e lesbiche di unirsi in matrimonio, situazione che invece si è capovolta con il referendum dello scorso 6 Novembre, finalmente il matrimonio ugualitario è realtà in quello stato degli USA.

Ricordiamo che lo scorso novembre il sì al matrimonio è avvenuto per via referendaria con il 53% dei voti a favore e il 47% dei contrari. Lo scorso mese, poi, Governatore del Maine, Paul LePage, ha firmato i risultati ufficiali e così, trascorsi trenta giorni, le coppie dello stesso hanno potuto iniziare a sposarsi dalla mezzanotte di oggi, 29 Dicembre 2012.



Secondo la stampa, la prima coppia a unirsi in matrimonio è quella formata da Steven Bridges e Michael Snells: Steven è un negoziante mentre Michael è un massaggiatore. Le nozze sono avvenute nella città di Portland con un’enorme partecipazione di folla che ha accompagnato gli sposini cantando All You Need is Love dei Beatles. Come si vede dalla foto in apertura di post, i due sposini indossavano una maglia con su scritto Love is Love.

Auguri a Steven e a Michael e a tutti coloro che potranno finalmente coronare il loro sogno d’amore.
Foto | Twitter
di Roberto Russo




Vi abbraccio

Marco Michele Caserta

Parrucchiere gay picchiato a sangue nel Maryland, le foto prima e dopo la violenza omofoba

Kenni Shaw è un parrucchiere di trent’anni, originario del Maryland, e vittima di un’aggressione omofoba che ha occupato recentemente le pagine della cronaca americana.

Il ragazzo è stato pestato selvaggiamente, tutto questo è accaduto a fine novembre intorno alle 21 di sera, fuori da un negozio poco distante da casa sua. Il trentenne ha voluto mettere a confronto un’immagine precedente e successiva al pestaggio. Uno scatto molto forte.

Ecco le sue parole sull’accaduto:
È stato così violento che ho sentito il mio labbro e faccia laterale gonfiarsi immediatamente. Stavo cercando di parlare con questi ragazzi ma non mi hanno lasciato la possibilità di farlo. Sono stato colpito subito in faccia. Non è stato rubato nulla. Non ci siamo scambiati alcuna parola prima dell’incidente, quindi credo che si tratti di un crimine d’odio.
di Alberto Graziola

Giovane trans arrestata in Kuwait per la campagna di moralità contro il popolo Lgbt


Caso di transfobia in Kuwait, nella città di Salmiya. Una giovane ragazza trans (descritta dalle autorità come “ragazzo con abiti da donna”) è stata arrestata lo scorso Venerdì, 21 Dicembre 2012. Una storia che è stata resa nota e pubblica da poco e che, ovviamente, ha indignato le associazioni Lgbt che, da tempo, si battono per i diritti degli omosessuali.

Ma cosa è successo di così “grave” da “meritare” (?!?) l’arresto? Vi spieghiamo l’assurda vicenda dopo il salto.

Due poliziotti dello Special Task Force stavano pattugliando le strade della città quando si sono accorti di qualcosa di sospetto, ordinando ad un’auto di fermarsi per un controllo. E così, quella che sembrava essere una giovane donna, in realtà, si è scoperto essere un ragazzo che vestita abiti femminili (parole riportate dagli agenti).

La trans ha opposto resistenza all’arresto, insultando i due poliziotti e chiedendo l’aiuto della madre che è corsa in pochi minuti in soccorso della figlia. A quel punto, tutte e due sono state condotte in centrale e poste in stato di fermo.

Con loro, salgono così a quota sedici, le trans arrestate dalla polizia negli ultimi tempi. L’accusa ovviamente non esiste anche perchè la giovane stava semplicemente guidando la sua auto per le strade. Ma queste azioni sono state effettuate a causa di una “campagna di moralità” attivata proprio per ostacolare e impedire la libertà Lgbt nel paese. Carcere e multa sono, infatti, tra i deterrenti usati dalle forze dell’ordine.

di Alberto Graziola

Fonte: queer | blog.it

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

domenica 30 dicembre 2012

Pavia: frasi omofobe all’università. Chieste dimissioni di un Consigliere di Scienze Economiche

Arcigay e Universigay avevano segnalato pochi giorni fa il caso dello studente Daniele Borromeo, componente del Consiglio di Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali (in quota azione universitaria), che sulla propria pagina Facebook aveva insultato la comunità omosessuale definendola “una grave depravazione, al pari della necrofilia, zoofilia  e pedofilia”, chiedendone le immediate dimissioni dal Consiglio.

In seguito ad una conversazione telefonica con il Presidente di Arcigay Pavia Giuseppe Polizzi, lo studente si era detto disponibile a scrivere una lettera di scuse alla comunità LGBT pavese, lettera che però, ad oggi, non è ancora pervenuta. Anzi, lo stesso Daniele Borromeo ha sbeffeggiato un sollecito all’invio della lettera chiedendo se Arcigay “avesse fretta”. Nel frattempo Arcigay ed Universigay hanno creato un gruppo su Facebook – “Daniele Borromeo dimettiti” – per denunciarne le frasi e raccogliere adesioni per la richiesta di dimissioni: gli iscritti sono già quasi 700. Nonostante questo, ancora una volta Daniele Borromeo ha risposto con uno sfottò: 
“Se volete che mi scomodi e vi risponda almeno almeno a 10mila dovete arrivare…ti informo che io, occhi dappertutto c’ho e anche dove non arriva la mia vista stai tranquillo che quella di qualcun altro arriva… quando a 10mila arrivate magari ve rispondo”.
Dimostrando di non aver assolutamente colto la gravità delle sue parole e anzi avanzando una velata minaccia. Inoltre, sul gruppo Facebook di Economia pare quasi vantarsi del suo operato; scrive difatti:
“Pure il gruppo contro di me dedicarono sti finocchi…iscrivetevi numerosi e diventate miei fan! ahahah buone feste a tutti!”.
Di fronte a queste affermazioni è evidente che Daniele Borromeo non solo non comprende la gravità delle sue affermazioni, offensive e lesive della dignità della comunità LGBT, ma anzi si permette di reiterare il suo insulto trattando con superficialità una questione gravissima. Per tutti questi motivi, anche per la assoluta mancanza di serietà dimostrata, Arcigay Pavia ed Universigay chiedono nuovamente le immediate dimissioni di Daniele Borromeo da ogni incarico universitario e una azione da parte degli organi universitari competenti.
“Siamo seriamente preoccupati dall’atteggiamento strafottente e intimidatorio di Daniele Borromeo – dichiarano Giuseppe Polizzi, Presidente di Arcigay Pavia e Alessandra Alvarez, Presidente di Universigay – Borromeo è un rappresentante della Facoltà di Economia, e chiediamo agli studenti di questo corso e di qualsiasi altro che si sentono insultati dalle sue parole o non vogliono essere rappresentati da lui di iscriversi al gruppo da noi creato su Facebook e di far sentire il loro dissenso. Non è il primo caso di omofobia all’interno dell’Università di Pavia, purtroppo: è giunto il momento che questa scia d’odio nei confronti della comunità LGBT abbia fine. Ci stiamo organizzando per mobilitare l’intera comunità LGBT universitaria e pavese.”
Ricordiamo qui di seguito quali sono state la parole scritte su facebook da Daniele Borromeo e segnalateci da una studentessa lesbica di Economia: 
“Per me l’omosessualità è una grave depravazione e andrebbe trattata al pari della necrofilia, zoofilia, pedofilia e di tutte quelle piaghe sociali. Non è che se in natura du animali maschi se inchiappettano vor di che allora noi essere umani armati de ragione li dobbiamo legalizzà e arrivare addirittura alla follia dandoie pure il diritto de cresce un figlio”.
Ecco il link al gruppo su facebook per chiedere le sue dimissioni: http://www.facebook.com/groups/550355654994623/

Arcigay Pavia

Universigay

Fonte: L'AltraPagina

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

L’uomo picchiato sul treno perché gay


Irlanda: un cinquantenne è finito in ospedale fra Dublino e Belfast

Un uomo sulla cinquantina è finito in ospedale con il naso rotto e ferite alla testa dopo esser stato selvaggiamente picchiato da due uomini sul treno da Dublino a Belfast: il tutto perché i due avventori avevano scoperto che era omosessuale.

L’AGGRESSIONE - La storia la racconta l’Irish Times. Il treno in questione era il 20.50 da Dublino a Belfast e la vittima dell’aggressione era, secondo il giornale irlandese, “seduto in un vagone praticamente vuoto”. E’ andato al bagno, è tornato e ha trovato due uomini che guardavano il suo computer; prima di alzarsi stava navigando su un sito internet per uomini gay, e ne era rimasta traccia sullo schermo. “Hanno iniziato ad accusarmi di essere un pervertito. Ho cercato di riprendermi il computer e mi hanno inseguito in un altro vagone dove hanno iniziato a picchiarmi. Stavo urlando per chiedere aiuto, ero coperto di sangue”. L’uomo, affetto da Sindrome di Asperger, è stato ricoverato all’ospedale di Portadown, a metà strada fra Belfast e il confine con la Repubblica d’Irlanda, ed è stato dimesso domenica.

ALLA CACCIA - Di lui non si sa l’identità per sua specifica richiesta; ha dichiarato, uscito dall’ospedale: “Non è certo qualcosa che ti aspetti possa capitare alla mia età, sono ancora sconvolto. Penso che mi ci vorrà qualche giorno per riprendermi”. La polizia sta indagando dopo l’acquisizione dei filmati delle telecamere a circuito chiuso e spera di rintracciare i due malviventi scesi a Portadown; hanno rubato al malcapitato anche un iPod e le cuffie. “Spero davvero che li prendano, abbiamo tutti il diritto di essere al sicuro quando usiamo il trasporto pubblico”, dice l’uomo.


Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

La mia diversità per capire quella degli altri

Sono nata a Roma nel 1974 in una famiglia caratterizzata da molte "diversità" e dalla capacità di manifestare un profondo affetto. La mia famiglia mi ha insegnato, fin dai primi anni di vita, a essere attenta e sensibile nei confronti degli altri e, in particolare, a essere vicina alle persone più deboli e sfortunate.

I miei genitori, influenzati dalla cultura del '68, decisero di iscrivermi a una scuola elementare "alternativa" in cui la trasmissione dei valori umani veniva messa al primo posto rispetto alla didattica. Anche per tali motivi "Scuola Viva" era frequentata da molti bambini disabili che convivevano in serenità con gli altri. Questo mi ha permesso di conoscere e di apprezzare le "diversità" che caratterizzano l'esistenza di alcune persone e, allo stesso tempo, condividere il dolore e la sofferenza di cui queste esistenze possono essere portatrici. Negli anni seguenti mi resi conto che la "diversità" rappresenta una ricchezza e, anche se il percorso esistenziale che ne deriva è in salita, durante la strada si possono cogliere dei buoni frutti!

Nel tempo le vicende tumultuose della mia famiglia enfatizzarono ulteriormente la mia "diversità" e, ancora oggi, quando cerco di spiegare le caratteristiche della mia famiglia molte persone si sentono confuse e non capiscono.

I primi anni dell'adolescenza furono caratterizzati da una difficoltà a integrarmi con gli altri, proprio perché essere portatrice di alcune "diversità" può, a volte, ostacolare lo sviluppo emozionale, soprattutto in una ragazzina che non ha ancora la capacità di integrare ed elaborare il peso di alcune vicende della propria vita. La tarda adolescenza invece fu più serena, anche perché conobbi persone "speciali" che ancora oggi rendono felice la mia vita. Non è un caso che queste persone siano, ognuna a modo suo, portatrici di alcune "diversità".

Le vicende della mia vita e le mie caratteristiche personali mi portarono a iscrivermi alla Facoltà di Psicologia, dove, anche in quell'ambiente, mi avvicinai a diverse condizioni esistenziali. Nel 1996 camminando per i corridoi dell'Università lessi un depliant che parlava di un seminario sul transessualismo, condotto dalla dott.sa Anna Rita Ravenna che nel 1992 aveva iniziato un lavoro pioneristico con le persone transessuali presso l'ospedale S. Camillo di Roma.

Ancora oggi mi chiedo cosa, in quel momento, attirò la mia attenzione verso una tematica che mai aveva sfiorato la mia esistenza fino a quel momento. La risposta a questa domanda la trovai durante il mio percorso di psicoterapia personale e, in parte, si evince da tutto ciò che ho scritto fino a questo momento.

La sensibilità, la competenza e l'animo della dott.sa Ravenna mi permisero di appassionarmi alla realtà transessuale e di sperimentare le mille emozioni messe in gioco dal confronto con queste persone. La passione e l'interesse mi portarono a decidere di fare la tesi di laurea su quest'argomento e nel 1997 iniziai il volontariato al Servizio per l'Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica (Saifip) presso l'Azienda Ospedaliera S.Camillo-Forlanini di Roma. In quel periodo conobbi anche il prof. Aldo Felici, persona dalla profonda sensibilità, che iniziò a fare i primi interventi di vaginoplastica al S.Camillo.

La Regione Lazio, infatti, nel 1990 aveva individuato in quell'ospedale il polo di riferimento per l'applicazione della Legge 164/1982 circa le "Norme in materia di rettificazione di riattribuzione di sesso". Nel 2001, dopo l'iscrizione all'Albo degli psicologi del Lazio, iniziai la mia attività professionale presso il Saifip. Nello stesso periodo decisi di iscrivermi alla scuola di specializzazione in psicoterapia per bambini e adolescenti.

Nel corso degli anni il Saifip vide aumentare le richieste di aiuto da parte di famiglie con adolescenti e bambini con problematiche relative all'identità di genere. Per questo motivo e per il fatto che mi stavo specializzando in età evolutiva, decidemmo, insieme all'équipe del Saifip, di aprire un'area del servizio dedicata in particolare a questa delicata fascia di età. In Italia ancora non esisteva un centro che si occupasse di questo, perciò dovemmo necessariamente confrontarci con le esperienze già esistenti in ambito internazionale.

Questo fu un valido motivo per fare numerosi viaggi: andai in diverse occasioni a Londra dove lo psichiatra Domenico Di Ceglie dirigeva da molti anni un centro per i disturbi dell'identità di genere in età evolutiva e a New York dove il prof. Heino Meyer-Bahlburg si occupava dello stesso tema presso la Columbia University.

In quegli anni feci una formazione adeguata per poter costruire un protocollo d'intervento per bambini e adolescenti al Saifip. Nel 2005 nacque il Servizio per lo Sviluppo all'Identità di Genere (Ssig) presso l'Azienda Ospedaliera S.Camillo-Forlanini che si occupa sia di bambini e adolescenti che presentano difficoltà legate all'identità di genere e sia dei figli delle persone transessuali generati prima di iniziare il percorso di adeguamento.

Sono oramai quindici anni che mi occupo di questa tematica: gli anni trascorsi mi hanno permesso di comprendere che la sofferenza maggiore che vivono le persone con disturbi dell'identità di genere deriva in primo luogo dai pregiudizi e dagli stereotipi intorno a questo tema. L'atteggiamento culturale presente in Italia non solo non facilita l'elaborazione di queste difficoltà, ma ne acuisce la sintomatologia. Per tale motivo ho deciso di aprire questo blog; sono convinta che un cambiamento culturale su queste tematiche non può prescindere da un'adeguata diffusione delle informazioni.

Acilia (Roma), due ragazze si baciano in strada, ma vengono insultate da un carabiniere: "E' uno schifo, andatevene". E l'Arma annuncia un'indagine

Sgridate e insultate da un carabiniere, solo perché si sarebbero scambiate un bacio. E' accaduto a Roma, lo scorso 19 dicembre, nei pressi della stazione di Acilia (lungo la ferrovia Roma-Lido). Il fatto viene denunciato dall'associazione DìGayProject, alla quale si è subito rivolta Giordana, una studentessa lavoratrice romana, di 22 anni (qui in foto).

La ragazza, che vive ad Acilia, aveva salutato la sua amica con un bacio sulle labbra, in un'area tra l'altro visibile dalle telecamere di sorveglianza. Erano da poco passate le 23. "Un bacio a stampo - racconta Giordana all'Huffington Post - una cosa tranquillissima". La scena è stata notata da un carabiniere in servizio all'interno della stazione. "Ha iniziato ad urlare contro di noi. Cose omofobe tipo 'fate schifo' e 'fate queste cose di nascosto'. Era insieme a tre militari in servizio, e ad una guardia giurata". Il carabiniere (in divisa), a quel punto, si è avvicinato alle ragazze, che hanno subito chiesto conto di quel comportamento omofobo. Lui ha reagito esigendo i loro documenti e ordinando loro di non allontanarsi da lì.

"Una volta presi i nostri documenti è tornato dagli altri tre militari e ci ha fatte aspettare per venti minuti - continua Giordana - Quando è tornato ha anche detto 'Ora so chi siete, so dove abitate, andatevene".

Giordana ha subito deciso di rivolgersi alla caserma di Acilia, per denunciare l'accaduto. Al citofono (la stazione era, infatti, chiusa) le hanno risposto che non erano tenuti a comunicarle le generalità del carabiniere in servizio. "Così ho deciso di andare in un commissariato a raccontare tutto - spiega Giordana - La polizia mi ha parlato del reato di abuso di ufficio, ma è chiaro che ora toccherà alla Procura decidere come procedere".

"Sarebbe tempo - prosegue Imma Battaglia - di porre fine per sempre a queste vicende lesive della dignità e della libertà delle persone: non solo offendono i gay, le donne e tutti i cittadini. La grave ignoranza omofobica di un solo agente rischia di screditare l'immagine di tanti colleghi impegnati ogni giorno nella pubblica sicurezza".

"Questa spiacevole occasione mi offre ancora una volta il pretesto per ribadire quanto fondamentali e necessarie - in tutti i sistemi e a tutti i livelli - siano azioni di sensibilizzazione e di educazione all'inclusione delle differenze, come ad esempio corsi di aggiornamenti alle forze dell'ordine affinché non confondano i veri atti osceni con gesti d'affetto leciti e dignitosi - sottolinea la creatrice del Gay Village - Di fronte all'atteggiamento rilassato e senza difese di due persone che si salutano, l'attacco immotivato da parte di un agente in divisa si configura come un abuso di potere a sfondo omofobico. Per questo sono necessarie azioni di formazione e perciò chiediamo un incontro con il dirigente di riferimento. Un bacio è un atto d'amore. Ad essere oscene in ogni luogo pubblico sono sempre e soltanto la violenza e la discriminazione".

"Dopo questa denuncia, chiediamo che l'Arma dei carabinieri prenda le distanze dal militare che ha compiuto questo atto e porti avanti un progetto ancora più forte contro l'omofobia che punti innanzitutto sulla formazione dei suoi appartenenti - dice il portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo - Per fare piena luce su questo episodio siamo in contatto con l'Oscad, l'osservatorio congiunto di Polizia e Carabinieri contro le discriminazioni con il quale collaboriamo fin dalla sua costituzione, al quale già diversi giorni fa abbiamo chiesto di reperire i video delle telecamere presenti nella stazione che sono gestite anche in collaborazione con le Forze dell'Ordine. Alle donne che hanno subito questa ingiustizia stiamo offrendo assistenza legale e il massimo supporto nella denuncia in seguito alla quale sono già state contattate da Oscad". "Contro le violenze e l'intolleranza verso lesbiche, gay e trans serve - conclude - un forte impegno e di certo non hanno aiutato le esternazioni di chi, anche all'interno delle istituzioni e della politica, continua a volere Forze dell'Ordine nemiche dei gay. Per noi non deve essere così".

martedì 25 dicembre 2012

Serene feste a tutti...


"Ci sono solo due giorni all'anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l'altro si chiama domani; perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere".
Dalai Lama

Con queste poche ma meravigliose parole, volevo augurare a voi tutti delle feste stracolme di serenità e che questa serenità vi accompagni sempre nei giorni, mesi, anni avvenire...ritrovandola dentro voi stessi giorno per giorno.

"La serenità interiore è la vera forza della vita"
Rita Levi Montalcini

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

sabato 22 dicembre 2012

Per il papa la teoria gender mette a rischio la dignità dei figli


Dopo le unioni fra le persone dello stesso sesso, papa Ratzinger tuona contro la teoria gender. Questa mattina, infatti, il papa ha ricevuto in udienza i cardinali, i membri della curia romana e del governatorato per lo scambio degli auguri natalizi. Nel suo discorso, il papa ha tracciato un po’ le somme dell’anno trascorso e si è soffermato in particolare sul concetto di famiglia. A tal proposito il pontefice ha affermato:
Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, in un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante, ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio, giunge ad una dimensione ancora più profonda. Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana, ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini. Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender”, viene presentato come nuova filosofia della sessualità.
Sintetizza, quindi, questa filosofia:
Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi.
E poi il papa si lancia in una dimostrazione degli errori insiti nella teoria del gender:
La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà.
Quindi prosegue:
La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso. Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura. Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione. Ma in tal caso anche la prole ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria.
Non è la prima volta che il papa e il suo entourage si scagliano contro la teoria gender: già a dicembre 2008, sempre ricevendo la curia romana per gli auguri di Natale, ebbe a dire la stessa cosa (si sa, repetita iuvant), discorso che provocò non poche polemiche e che venne difeso dal portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. A gennaio 2009, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della casa pontifica affermò che la teoria gender fallirà come il marxismo. L’8 marzo 2009, poi, L’Osservatore Romano affidò alla penna di Lucetta Scaraffia la celebrazione della giornata delle donne e lei, Scaraffia, se la prese proprio con la teoria del gender che nega le differenze tra uomo e donna invece di valorizzarle.
Foto | Getty
di Roberto Russo


Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

Virna che è volata a New York per essere se stessa

“Avevo 8 anni quando a Natale i miei genitori mi regalarono Corinne, la bambola che desideravo tanto . La famiglia era riunita ed eravamo una ventina tra nonni, zii e cugini. Io scartavo il dono e loro restavano a bocca aperta, un cugino con cui legavo si chiuse come un riccio, non aveva nessuna intenzione di giocare con me alle bambole”. 
Per il piccolo Luigi , che oggi è Virna Smeraldi e ha 46 anni, ottenere Corinne in fondo non è stato troppo difficile. Amava la bambola per il suo look e per il guardaroba, e poi la mamma Mirella faceva la sarta, e il fascino del mutare abbigliamento sperimentando immagini nuove di sé lo aveva catturato fin dai primi anni. Ben più lungo si sarebbe rivelato il percorso per arrivare ad essere Virna senza maschere. “Ero figlio unico, le aspettative su di me, sono state altissime”, racconta. Prende la maturità artistica nella sua Firenze, frequenta architettura, vive nascondendo agli altri le parti più vere. Ma una vita così è impossibile. “Ho paura, mi devo allontanare, penso che se dico che sono trans faccio male agli altri e posso perderli”. Nel ’92 si trasferisce a New York. “Durante il giorno lavoro come arredatrice e la sera mi esibisco in un club come drag queen, al lavoro vado con un look androgino, cercando di capire passo dopo passo fino a che punto mi posso spingere.” La mamma, Mirella, va a trovarla due volte l’anno. “Con lei è stato sempre tutto molto naturale, lei guarda alla persona, non ha pregiudizi”. Quando Luigi viveva a Firenze, Mirella conosceva i suo amici, tra cui c’erano gay e lesbiche e stava bene con loro. “I conflitti nascono con mio padre”, racconta Virna e “vengono fuori quando torno in Italia, nel 2000”. Prima, per trovare forza e coraggio, è andata in psicoterapia, anche perché il divorzio dei genitori avvenuto nel ’96 non è stato una passeggiata. “Ricordo sempre una frase della mia psicologa, mi disse: Virna, tu parli sempre degli altri, non riesco a capire cosa vuoi davvero. Immagina di essere in un corridoio lunghissimo con parenti e amici ai lati, ciascuno di loro ti mette addosso un libro voluminoso, con questi pesi tu non riuscirai mai ad arrivare neanche alla metà. Fino ad oggi le persone della tua vita amano una facciata, e non quello che sei”. Forte della terapia, torna a Firenze. Cerca lavoro e ne prova molti – scenografa, truccatrice, assistente alla regia – ma non trova niente di stabile. In Italia non le riconoscono gli studi da arredatrice fatti in America così nel 2004 collabora come “make up artist” per una sigla bolognese (un racconto su di lei compare in “Mappe sulla pelle”, edit press). Truccare le piace: “Sperimento aggiustamenti, così come faccio per me, mi piace valorizzare gli altri, e poi durante il trucco le donne si rilassano, parlano, si confidano”. Virna trucca i volti, crea nuove fisionomie, “veste” i visi come la mamma creava dal nulla abiti capaci di “migliorare” i corpi. Mirella continua a sostenerla. In Virna è costante il pensiero rivolto alla madre. E lo diventa ancora di più quando la mamma si ammala. Nel 2007 Mirella è andata via salutandola con l’ultimo dei tanti incoraggiamenti: “Non farti condizionare da nessuno, vivi la tua vita pienamente, amore mio”. Sarà con lei, invisibile e presente, anche questo Natale che Virna passerà nella grande Mela, insieme al compagno Davide e alla speranza. “Attendo un contratto da truccatrice a New York”.

di Delia Vaccarello

Fonte: liberitutti

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

Apre a Palermo l'ambulatorio 'ginecologico' per trans

Sarà inaugurato all'Ospedale Civico del capoluogo siciliano l'ambulatorio dedicato alle persone trans. Si occuperà di malattie sessualmente trasmissibili, ma con il tempo amplierà il campo d'azione

Nasce a Palermo, presso l'Ospedale Civico, il primo "ambulatorio per l'equità di genere" dedicato, cioè, all'assistenza alle persone trans, sia che si siano già sottoposte ad intervento, sia che invece non lo abbiano ancora fatto o non abbiano intenzione di farlo.
L'inaugurazione del progetto è prevista per Febbraio e la cadenza prevista per le visite sarà bisettimanale con il coordinamento del ginecologo Giuseppe Scaglione.
"La richiesta è partita proprio dai pazienti - ha spiegato il primario del reparto di Ginecologia ed Ostetricia Luigi Alio -. Molti di loro ci hanno raccontato di non sapere come muoversi e di essere costretti, anche per ragioni di riservatezza, a rivolgersi ai privati.
Oltre a soddisfare un bisogno di salute finora inespresso -
continua il primario - potrebbe essere il preludio di un’attività chirurgica per il cambiamento del sesso. Ma questo solo in una fase successiva, qualora ci fosse una richiesta crescente e d’accordo con la direzione generale". 
All'inizio, infatti, l'ambulatorio si occuperà principalmente di malattie sessualmente trasmissibili.
"Ci siamo messi in contatto con colleghi di altri Paesi e con esperti vicini allo staff di Almodovar che in Spagna promuove iniziative simili", ha concluso il dottor Alio.
Entusiasmo hanno espresso le associazioni lgbt cittadine, prima fra tutte Arcigay Palermo che per bocca della sua presidente Danuela Tomasini ha giudicato "fantastica" la notizia dell'apertura dell'ambulatorio.
"Chi inizia un percorso di cambiamento di sesso - dice Tomasini - non sa a chi rivolgersi e anche chi ha già concluso il percorso chirurgico ha difficoltà. A ciò si aggiunge il calvario burocratico". 
Soddisfazione anche da parte dell'Agedo.
"Spesso gli ospedali e le Asp ci inviano questi pazienti - ha commentato Francesca Marceca, presidente di Agedo Palermo - ma noi facciamo orientamento psicologico. Abbiamo un circuito di ginecologi di fiducia ma abbiamo necessità di fare rete".
Il primo tentativo di ambulatorio pubblico di questo tipo fu fatto a Bologna, ma chiuse i battenti dopo pochi mesi. In Italia ci sono già esperienze di ambulatori medici destinati alle persone trans, ma la maggior parte di questi si concentrano sulle terapie ormonali. Quello di Palermo, invece, punta ad essere più completo.

Fonte: Gay.it

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

venerdì 14 dicembre 2012

Il bambino che andò a scuola con le ballerine rosa scatena il dibattito

La storia di Sam, 5 anni: chiede alla mamma di indossare calzature da donna. La madre lo accontenta e una foto su facebook scatena il dibattito.

“Voglio andare a scuola con quelle scarpe”. Non l'avesse mai detto, il piccolo Sam, 5 anni, affascinato da un paio di ballerine rosa: calzature assolutamente inadatte ad un maschietto. E la madre ha anche provato a spiegarglielo, ma lui ha obiettato che “Le scarpe rosa possono metterle anche i ninja”. E così la donna ha fatto quel che il bambino chiedeva. Senza pensarci, contenta perché suo figlio era contento, ha anche postato la foto su Facebook. Tornando alla dura realtà del pregiudizio che raggiunge vette inattese non solo sul fronte dei comportamenti ma perfino su quello degli accessori, delle calzature e delle scelte cromatiche. E così amici e parenti hanno demolito la scelta della mamma di Sam: “Quella merda lo farà diventare gay” è stato il commento di una zia del piccolo. E così la donna, offesa per non dire mortificata, ha rimosso l'immagine.
La sorella del bambino, invece, sulla pagina Facebook “Have a Gay Day”, ha scritto tutta questa “storia” e la reazione è stata assolutamente di segno opposto: Sam è stato sommerso dai Like e dalle condivisioni dell'immagine, oltre che dagli attestati di stima verso la mamma che non reprime una richiesta del figlio sulla base di un pregiudizio. Il rovescio della medaglia è che la storia, diventata popolare, è stata oggetto di critiche ancor più elaborate: alcune blogger sul popolare sito The Stir, hanno apprezzato l'atteggiamento della donna pur sostenendo che non avrebbero mai acquistato quelle ballerine rosa per evitare che il bambino potesse diventare lo zimbello della classe.

Fonte: fanpage.it

Il Papa benedice la promotrice ugandese della Pena di Morte per gli omosessuali.

Giovedì 13 Dicembre 2012 una delegazione di giudici Ugandesi guidata dalla portaparola del Parlamento, Rebecca Kadaga é stata ricevuta dal Papa Benedetto XVI presso la Basilica di San Pietro, riporta il quotidiano ugandese Daily Monitor.
“Questo é un momento irripetibile. Ho letto molto sul papa, lo seguo su Twitter ma non l’ho mai incontrato di persona e non ho mai visitato la Basilica di San Pietro. É un avvenimento da ricordare e ringrazio Dio per avermi concesso questa opportunità.” - ha dichiarato Kadaga.
Durante l’incontro il Papa ha benedetto la delegazione ugandese e in special modo Rebecca Kadaga.

La delegazione é a Roma per attendere alla Settima Assemblea dei Parlamentari della Corte Internazionale dei Crimini e alla Conferenza Mondiale dei Parlamentari per i Diritti Umani.
Il secondo appuntamento sarà molto difficile e delicato per la delegazione ugandese capitanata dalla promotrice (assieme al parlamentare David Bahati) della riforma dell’attuale legge contro i “comportamenti sessuali devianti”: omosessualità e bisessualità.

La proposta di legge, che è stata discussa in parlamento il 15 Dicembre, intende introdurre i lconcetto di malattia mentale per l’omosessualità e la pena di morte o l’ergastolo per i gay recidivi.

É dal 2009 che questa proposta di legge é presentata a varie riprese al Parlamento e regolarmente bocciata su indicazione del Presidente Yoweri Museveni che, fino ad ora non intende rovinare l’immagine internazionale dell’Uganda con una legge omofobica così estrema, nonostante che la First Lady sia una accanita simpatizzante del provvedimento.

I promotori di questa palese violazione dei diritti umani si rifanno ai testi biblici e al vangelo per dimostrare che l’omosessualità é contro natura e contro il volere di Dio.
Sono appoggiati dalla Chiesa Anglicana Ugandese, della Chiesa Anglicana Americana e la neutralità della Chiesa Cattolica.
“Il gesto del Santo Padre é incomprensibile. Come si fa a benedire una figura politica criticata a livello internazionale per voler introdurre la pena di morte contro le minoranze sessuali in Uganda, a due giorni dal dibattito parlamentare sulla legge omofobica? Non si é valutato che questo gesto sarà utilizzato per rafforzare l’approvazione delle legge?” - si domanda un attivista gay dell’Università di Makerere che richiede l’anonimato per la sua salvaguardia fisica.
La riforma della legge peggiorerebbe il già grave clima delle violazioni dei diritti umani in Uganda nei confronti degli omosessuali.

Nel Gennaio 2011 David Kato, attivista ugandese dei diritti umani e omosessuali fu trucidato in una stanza di hotel. Le autorità ugandesi archiviarono il caso facendolo passare come un incontro sessuale finito male tra Kato e un prostituto.

Il 07 Dicembre 2012 un gruppo di prominenti leader delle Chiese Cristiane Americane ha reso pubblico la determinata opposizione alla legge definita discriminatoria, chiarendo che la criminalizzazione dell’omosessualità é incompatibile con la Fede Cristiana e le società democratiche.
“I Cristiani possono essere divisi a livello teologico ma sono uniti al richiamo di Cristo di prendere le difese delle minoranze perseguitate nella propria comunità e nel mondo. Sotto le festività del Santo Natale, noi invitiamo tutti i Cristiani del mondo ad unirsi a noi nel rigettare l’idea di questa legge che mira le minoranze vulnerabili e non é certo un modo appropriato di celebrare la nascita di Cristo.”- recita il comitato congiunto.
Rebecca Kadaga é confidente che la proposta di legge omofobica troverá la maggioranza necessaria al Palamento. “Sará il regalo di Natale al popolo ugandese”, ha promesso. La presenza di Kadaga alle due Conferenze Internazionali in Italia, non permetterá la partecipazione al voto prevista per oggi, Sabato 15 Dicembre 2012.

di Fulvio Beltrami
Kampala Uganda
Reporter dall’Africa per L’Indro


Vergogna!!!!!!!!!

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

Cgil Catanzaro-Lamezia: “La Cgil è per i diritti della comunità LGBT”

La Cgil è contro ogni discriminazione e in tal senso ha chiamato a raccolta le Associazioni calabresi operanti per i diritti della comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali) che, Giovedì 13 Dicembre c/o la sala Giunta della Provincia di Catanzaro, hanno animato un incontro pubblico al quale hanno partecipato Wanda Ferro (Presidente della Provincia di Catanzaro), Rosanna Bilotta (Dirigente Scolastico di Lamezia Terme), Marco Marchese (dell’Associazione Radicale Certi Diritti) e Carlo Cremona (Responsabile Sportello I-Ken LGBT di Napoli ed Avellino) al quale sono state affidate le conclusioni dell’incontro.

La Cgil intende dare un contributo concreto per la difesa dei diritti e contro le discriminazioni. Nel corso dell’incontro sono state annunciate le iniziative che l’organizzazione sindacale intende promuovere direttamente e con la collaborazione delle Associazioni che operano nella provincia come Arcigay, Certi Diritti, Omocrazia, Polis Aperta, Equality e LiberiTv.

L’impegno del sindacato sul tema nasce dalla profonda convinzione che solo in parte questi episodi di omofobia trovano spazi di conoscibilità attraverso la stampa perché le discriminazioni e gli atti violenti nei confronti delle persone omosessuali il più delle volte si consumano nel silenzio delle mura delle scuole, sui posti di lavoro e cosa ancora più grave e frequente fra le mura domestiche. Possiamo facilmente concludere che nessun settore della società è completamente immune da piccole e grandi forme di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e c’è un bisogno urgente di iniziative in ogni angolo della società per fare informazione e cultura perché se fino adesso si è tanto declamata la cultura della "tolleranza" nei confronti della comunità LGBT ora è necessario fare il passo ulteriore per raggiungere la cultura del rispetto, che si porta dietro tutto il bagaglio di diritti negati e che rendono l’Italia uno dei paesi più arretrati in Europa.

La comunità LGBT calabrese negli ultimi anni ha visto nascere diverse Associazioni ma ancora i collegamenti e le collaborazioni con gli enti locali sono scarsi e sporadici; uno degli obiettivi di questo incontro aperto al pubblico è stato proprio quello di favorire questi collegamenti poiché, affermano gli organizzatori, gli enti locali in tal senso possono giocare un ruolo molto importante, essendo le istituzioni più vicine ai cittadini. Se ogni Comune e Provincia si dotassero di un dipartimento, piuttosto che di un servizio anti discriminazioni, si accelererebbe il processo di avanzamento culturale per colmare lo spazio che passa fra la cultura della tolleranza e quella del rispetto e quindi dei diritti.


Fone: NtàCalabria

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

Papa su Twitter, domande e reazioni dopo i primi messaggi del Pontefice nelle tag cloud

cloud1

Fede e Vangelo, ma anche omosessualità e Imu. I primi tweet di Benedetto XVI erano attesissimi e puntuali - anzi, in anticipo - sono arrivatiLa società Expert System ha analizzato le reazioni degli utenti all'attivazione dell'accound, monitorando un campione di 20mila tweet contenenti l'hashtag #faiunadomandaalpapa.

Tra i temi più trattati: religione, cultura e intrattenimento, economia e finanza e criminalità, anche se molti sono stati affrontati in modo poco pertinente, ironico e in alcuni casi offensivo. Tra i concetti più rilevanti spiccano Papa, Gesù e Dio (come personaggi); fare, potere, dire, sapere, dovere e pagare (come verbi), quest'ultimo abbinato in particolare all'IMU; Chiesa, oro, domanda, bambino, Natale, verità e domenica (come sostantivi); Vaticano e Africa, prima di Roma e Italia (come località).

Molte poi le sollecitazioni al Pontefice relative al tema dell'omosessualuità, come mostra questa seconda tag cloud.
cloud2

Fonte: L'Huffington Post
Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

Seminario di Psicodinamica 2013

Vivere è la cosa più rara al mondo, la maggior parte della gente esiste e nulla più.

Oscar Wilde
Molte persone pensano di riflettere mentre stanno solo riordinando i loro pregiudizi.
William James
Quest'anno hanno scelto di dare inizio al lavoro del Seminario di Psicodinamica senza un titolo specifico, perché è piaciuta molto l'idea di farlo ricominciare prendendo in prestito due frasi meravigliose da due grandi uomini, come Oscar Wilde e William James; sperano che, attraverso il cammino da percorrere insieme, possano aiutarli a comprendere in modo più consapevole quel che ci puo' accadere quando facciamo diventare nostre alcune idee, pensieri e credenze preconcette, e quanto queste possano trasformarci in cio che non siamo o farci vivere molto male quel che invece siamo.

In ogni incontro si faranno esercizi e/o si affronteranno i temi che emergeranno e che si sentirà l'esigenza di sviluppare.

Il gruppo avrà cadenza quindicinale a partire dal 14 Gennaio 2013 e si svolgerà il Lunedì dalle 20.30 alle 22.30, presso la sede di DGP in Via Costantino, 82 (Metro B - Basilica San Paolo).
Il seminario è tenuto dalla Dott.ssa Maria Rosa Ciccopiedi, psicologa clinica, psicoterapeuta, criminologa.

Date degli incontri:
14 e 28 Gennaio
11 e 25 Febbraio
11 e 25 Marzo
8 e 22 Aprile

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE

Per partecipare a tutte le attività di Di'Gay Project è necessario tesserarsi: il costo della tessera è di 15 € e ha validità per tutto l'anno solare.

Per informazioni e iscrizioni:
06.5134741 (Lun-Ven 10.00-18.00)
segreteria@digayproject.org


Fonte: Di'Gay Project

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

I vescovi contro aborto e nozze gay in Europa

Avvenire critica una risoluzione approvata a Strasburgo

Il quotidiano della Cei ‘Avvenire’ critica una risoluzione approvata ieri dal Parlamento Europeo sul rispetto dei diritti umani dell`Ue – col voto contrario del Ppe – che menziona, tra l’altro, l’aborto e le nozze gay. 
“Atto dopo atto, certi eurodeputati ormai si sono spinti a dare per assodato e indiscutibile ciò che solo pochi anni fa spiccava come la lampante negazione di una civiltà giuridica e degli stessi valori umani sui quali cammina la storia del continente” - scrive il quotidiano della Cei in un corsivo. Ora, invece, per insistenza e abitudine, non suona più stonato alla maggioranza degli eurodeputati l`affermazione che aborto e nozze tra persone dello stesso sesso sarebbero ‘diritti fondamentali dell`Unione’ meritevoli di promozione e di speculari rampogne agli Stati che non li riconoscono come tali. Nel nome di una vuota tolleranza, allergica a ogni pretesa di verità sull`uomo (a cominciare da quella espressa dalla religione cristiana), si impone ai cittadini europei di accettare che la natura umana sia quella codificata nei corridoi di Strasburgo, un`alchimia che mescola le istanze di gruppi minoritari fortemente organizzati in un cocktail di pretese vendute come diritti. Esortare i Paesi europei ad agevolare la soppressione dei bambini non ancora nati e a promuovere i matrimoni gay perché nessuno si senta discriminato vuol dire picconare la struttura portante dei diritti associati alla natura dell`uomo: la vita, la nascita in una famiglia costituita da una donna e un uomo, l`educazione affidata a papà e mamma. Chi si attarda a sostenerlo sarebbe oggi degno del più sdegnato euro­biasimo. E meno male che ci si ferma a questo”.
Fonte: Giornalettismo

Siamo alle solite!

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

Strasburgo: il Parlamento Europeo invita l'Italia a tutelare le unioni omosessuali

Tutelare i diritti fondamentali delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) attraverso istituti quali "coabitazione, unione registrata o matrimonio".

L'Europarlamento di Strasburgo lancia ai Paesi che non hanno già tali Istituti (11 su 27) un invito a introdurli nei propri ordinamenti, attraverso l'approvazione a larga maggioranza della Relazione sui Diritti Fondamentali nella UE per il 2010-2011.
L'Italia, come è ben noto, è fanalino di coda dei diritti e fa parte di quei paesi cui è rivolto l'invito.

"Siamo ormai in vergognosa solitudine tra gli 11 paesi su 27 a non avere alcuna legge che garantisca pieni diritti alle coppie gay e lesbiche"osserva infatti il Presidente di Arcigay, Flavio Romani.
Ed è diffusa la soddisfazione nel mondo dell'associazionismo lgbt sull'invito del Parlamento Europeo.
Secondo Manuela Loforte, Presidente di Frame, "ancora una volta, in assenza di un impegno politico nazionale, è l'Unione Europea a suonare la sveglia dei diritti fondamentali in Italia".

"La relazione sui diritti fondamentali nell'UE" dichiara Sergio Lo Giudice, storico attivista del movimento, presidente onorario di Arcigay ed esponente del PD, "come ogni anno segnala la protezione inadeguata dei diritti delle persone lgbt e chiede agli Stati membri di dare riconoscimento giuridico alle coppie dello stesso sesso come strumento di contrasto alle discriminazioni. La novità di quest'anno è che anche la nostra Corte di Cassazione, come già prima la Corte Costituzionale, ha chiesto al Parlamento Italiano la stessa cosa. La prossima legislatura dovrà essere quella del pieno riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso: o il Parlamento andrà in questa direzione o sarà costretto ad adeguarsi dai Tribunali italiani ed europei."

Michele Giarratano, avvocato e attivista per i diritti umani


Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

L’Arcigay chiede che Torino prenda posizione per i diritti LGBT

L’Arcigay Torino Ottavio Mai, per voce di Marco Giusta, chiede alla Città di Torino di prendere posizione nei confronti di due situazioni di forte discriminazione nel mondo per le persone LGBT.
Giusta contesta in prima istanza gli accordi che Torino ha stipulato con la città di San Pietroburgo che, ricorda Giusta, ha approvato una legge discriminatoria nei confronti delle persone LGBT.
L’Arcigay chiede quindi che vengano rescissi gli accordi con San Pietroburgo o che quantomeno venga emessa una ferma condanna nei confronti della legge in questione.

Ma la denunica riguarda anche l’Uganda, nazione “dove potrebbe essere approvata a breve una legge atroce contro le persone gay, lesbiche, bisessuali e trans, che prevede in alcuni casi come pena addirittura la morte.”
In questo caso il Coordinamento Torino Pride LGBT chiede un’istanza urgente nei confronti del Paese africano.

Le due richieste sono state fatte perchè Torino confermi quanto di buono ha fatto in questi anni per la difesa dei diritti delle persone LGBT, a partire dall’atto d’intesa tra la città e l’UNAR, segno che la Torino ha intenzione di inserire i diritti delle persone LGBT nella propria agenda di priorità.

di Gabriele Farina 

Fonte: Quotidiano Piemontese

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

Baci gay e lesbici nello spot dei sughi Althea


Dopo anni di famiglie felici rigorosamente eterosessuali, di spot a doppio senso tra lui e lei e, peggio, di mercificazione delle donne, finalmente uno spot che coniuga la passione italiana per la pasta all’amore fra persone dello stesso sesso.
La campagna TV per il lancio dei sughi Althea, realizzata dall’Agenzia McCann, sconvolge l’idea della famigliola in cui la mamma cucina, il papà aspetta a tavola che il pasto sia pronto e i figli sorridono beati (come se fosse la cosa più facile del mondo far mangiare i bambini… ma questo è un altro discorso).


Nello spot Amatriciana, invece, vediamo due ragazzi che si baciano: siamo all’aperto, sulla tavola sale e pepe, piatti vuoti; si vede del pane e poi il barattolo del prodotto pubblicizzato, mentre una voce dice: “Amore e sughi”. Non l’amore per il sugo o per la pasta. Ma proprio amore. Punto. E sughi. Come a dire: pane e companatico.
In Pesto, invece, sono due donne a baciarsi, nell’intimità della casa, sopra un comodo divano. Lo slogan è lo stesso (cambia il vasetto di prodotto).
Si dirà: “Hanno capito che mettendo di mezzo i gay vendono di più”. Forse. Del resto loro devono vendere. E una volta tanto fanno un’operazione di marketing in cui mostrano che l’Italia non è costituita solo da classiche famigliole lui+lei+figli.
Bravi, i sughi Althea! Non sono più solo le catene estere che hanno sede anche in Italia a fare qualcosa per lo sdoganamento della normalità delle persone omosessuali.

Li vedremo in televisione?



di Roberto Russo

Fonte: queer | blog.it
Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

Eventi lgbt. Fumetti: "Gli Invisibili"


Domenica 16 Dicembre 2012, alle ore 17:30, c/o la sede Milk/Il Guado di Via Soperga, 36 - Milano, si terrà un incontro in cui si parlerà di fumetti a tematica gay e di come essi cercano di interfacciarsi con il mondo omosessuale. Si discuterà, altersì, di come e se gli stessi possono contribuire in qualche modo a combattere l'omofobia e il pregiudizio legato all'orientamento sessuale. Durante l'incontro si metteranno a confronto i fumetti italiani con quelli di altri paesi. Saranno presenti gli illustratori/fumettisti Massimo Basili e Valeriano ElfodiluceQui Milk li intervista.

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

Lea T: "Finalmente arrivano i nuovi documenti"

Ecco che si ritorna a parlare nuovamente della modella transgeder più popolare delle passarelle: Lea T, figlia del calciatore Toninho Carezo, diventata famosa grazie alle varie campagne di Givenchy e di Jean Paul Gaultier.

Una modella che ha fatto della sua transessualità e della sua transizione un punto di forza, cercando di diventare altresì un punto di rifermento per la comunità T* e di far conoscere nel modo più pulito possibile una condizione ancora oggi troppo stigmatizzata: la transessualità femminile.

Dopo l'intervento di RCS (Riattribuzione Chirurgica del Sesso), finalmente ieri le hanno rilasciato i documenti nuovi di zecca.
Insieme al suo fantastico yorkshire, ecco come su Instagram sfoggia e condivide con i suoi fans la sua bellissima C.I. tutta nuova.

Che dire: felicitazioni :)! 

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta