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mercoledì 28 novembre 2012

Vita da trans. «L’indifferenza ci uccide ogni giorno»


Era una bellissima giornata di sole a Barcellona quel maggio di vent’anni fa. Io e la mia amica Claudia, una bellissima ragazza transessuale di 24 anni, decidemmo di fare un giro al mercato della Rambla.

All’improvviso un uomo armato di coltello si avventò su Claudia gridando di essere il prescelto di Dio per fare pulizia di omosessuali e pervertiti. Claudia morì sotto i colpi di quel coltello, che furono più di 30. Una scena che non dimenticherò mai. Così come non dimentico Nunzia. La mattina eravamo insieme dal parrucchiere e nella notte fu trovata in un campo in periferia, a Milano, uccisa a colpi di pistola.

Ce ne sono tantissime che non ho conosciuto di persona ma che hanno fatto la stessa fine. L’uccisione delle persone transessuali è un crimine molto diffuso e di cui però non si parla molto. In Italia tutti sanno chi siano Yara, Sara, Elisa, Melania, ma quanti si ricordano ad esempio di Brenda, la transessuale (non «il trans», come ripetevano i telegiornali), trovata morta nel suo appartamento di Via Gradoli nei giorni dello scandalo Marrazzo, uccisa in circostanze mai chiarite? La società italiana non sembra molto sensibile al tema: proprio ieri un’amica mi diceva che questo ricordare è stucchevole e che le priorità sono altre, anche perché, secondo lei, le trans possono fare quello che vogliono, e nessuno glielo nega. Vero. Le persone transessuali possono fare quello che vogliono e lo fanno. Ma non nel nostro paese. Forse questa amica si riferiva a quelle che frequentano i salotti televisivi, ma a queste poche fortunate se ne contrappongono migliaia cui è impedito di lavorare, di studiare, di progettare una vita dignitosa, se non nell’angolo di una strada. Il 20 novembre di ogni anno vengono fatte delle celebrazioni, in tutto il mondo, per ricordare le persone transessuali uccise esclusivamente per odio transfobico.

L’evento venne creato da Gwendolyn Ann Smith in ricordo di Rita Hester, il cui assassinio, nel 1998, diede avvio al progetto web “Remembering Our Dead” e, nel 1999, a una veglia a lume di candela a San Francisco. Da allora l’evento è cresciuto fino a comprendere commemorazioni in centinaia di città in tutto il mondo, purtroppo sistematicamente ignorate dai media generalisti italiani. Nel nostro paese il pensiero di molti è che una persona transessuale, in quanto sicuramente prostituta, in fondo se la sia andata a cercare, la sua fine violenta. Ovviamente, non è così.

Secondo alcune statistiche le persone transessuali in Italia sono circa 50 mila, un bacino elettorale che conta poco e per questo perlopiù ignorato dalle campagne dei vari schieramenti, anche quelli più liberali. Sarà per questo che la politica non si preoccupa di tutelarle con delle leggi apposite, come dimostrato dalla recente bocciatura della legge sull’omo e transfobia. Io oggi non solo ricorderò le persone transessuali uccise, ma anche quelle che, seppur ancora vive, muoiono lentamente nell’indifferenza del mondo che le circonda.