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domenica 25 novembre 2012

Storia e Transgenderismo. Heliogabalus (Imperatore Romano) e le sue controversie sull'identità sessuale

Eliogabalo

Eliogabalo o Elagabalo (latino: Heliogabalus o Elagabalus), nato come Sesto Vario Avito Bassiano (Sextus Varius Avitus Bassianus) e regnante col nome di Marco Aurelio Antonino (Marcus Aurelius Antoninus; Roma, 203 – Roma, 11 Marzo 222) è stato un imperatore romano della dinastia dei Severi, che regnò dal 16 Maggio 218 alla sua morte.

Siriano di origine, Eliogabalo era, per diritto ereditario, l'alto sacerdote del dio sole di Emesa, sua città d'origine. Il nome "Eliogabalo" deriva da due parole siriache, El ("dio") e gabal (concetto associabile a "montagna"), e significa "il dio [che si manifesta in una] montagna", chiaro riferimento alla divinità solare di cui era sacerdote, rappresentata da un betilo (una pietra sacra); non venne mai usato da Avito Bassiano, né dai suoi cotemporanei, ma è attestato solo a partire da una fonte del IV secolo.

Col sostegno della madre, Giulia Soemia, e della nonna materna, Giulia Mesa, venne acclamato imperatore dalle truppe orientali, in opposizione all'imperatore Macrino, all'età di quattordici anni. Il regno di Eliogabalo fu fortemente segnato dal suo tentativo di importare il culto solare di Emesa a Roma e dall'opposizione che ebbe questa politica religiosa. Il giovane imperatore siriano, infatti, sovvertì le tradizioni religiose romane, sostituendo a Giove, signore del pantheon romano, la nuova divinità solare del Sol Invictus, che aveva gli stessi attributi del dio solare di Emesa; contrasse anche, in qualità di gran sacerdote di Sol Invictus, un matrimonio con una vergine vestale, che nelle sue intenzioni sarebbe dovuto essere il matrimonio tra il proprio dio e Vesta.

La politica religiosa e i suoi eccessi sessuali gli causarono una crescente opposizione del popolo e del Senato romano che culminò col suo assassinio per mano dalla guardia pretoriana e l'insediamento del cugino Alessandro Severo.

Il suo governo gli guadagnò tra i contemporanei una fama di eccentricità, decadenza e fanatismo, probabilmente esagerata dai suoi successori. Questa fama si tramandò anche grazie ai primi storici cristiani, che ne fecero un ritratto ostile. La storiografia moderna ne dipinge un ritratto più articolato, riconducendo il fallimento del suo regno al contrasto tra il conservatorismo romano e la dinamicità del giovane sovrano siriano, alla sua incapacità di scendere a compromessi e alla sua incomprensione della gravità e solennità del ruolo di imperatore. Il suo regno, però, permise alla dinastia dei Severi di consolidare il proprio controllo dell'impero, permettendo di preparare il terreno per il governo di  Alessandro Severo.

Origini

Eliogabalo nacque nel 203 col nome di Vario Avito Bassiano; era figlio di Sesto Vario Marcello e di Giulia Soemia Bassiana.

Suo padre era membro dell'ordine equestre ed aveva fatto la carriera amministrativa a Roma sotto l'imperatore Settimio Severo, fondatore della dinastia dei Severi, ma venne in seguito nominato senatore dal suo figlio e successore Caracalla, che concesse a Vario Marcello uffici di grande responsabilità, prima della sua morte, avvenuta nel 217 circa.

Sua madre era la figlia maggiore di Giulia Mesa, vedova del console Giulio Avito, e sorella dell'imperatrice Giulia Domna, e cognata dell'imperatore Settimio Severo; Giulia Soemia era dunque cugina dell'imperatore Caracalla, il quale aveva estinto, alla propria ascesa al trono, la discendenza maschile diretta della dinastia per timore di essere rovesciato. Altri parenti di rilievo erano la zia Giulia Avita Mamea, lo zio Marco Giulio Gessio Marciano e loro figlio Alessandro Severo, cugino di Eliogabalo.

Il bisnonno materno di Eliogabalo, il padre di Giulia Domna e di Giulia Mesa, era Giulio Bassiano, il quale teneva per diritto ereditario il sacerdozio del dio solare El-Gabal ad Emesa; lo stesso Eliogabalo era gran sacerdote di questa divinità.El è il nome della principale divinità semitica, mentre Gabal, che è legato al concetto di "montagna" (si confronti con l'ebraico gevul e l'arabo jebel), è la sua manifestazione ad Emesa. Tale divinità fu in seguito importata nel pantheon romano e assimilato al dio solare romano noto come Sol Indiges in età repubblicana e poi Sol Invictus nel II eIII secolo. Avito viene dunque ricordato oggi col nome del suo dio, Eliogabalo, nome che però non usò mai in vita.

La famiglia di Giulio Bassiano, il cui nome derivava probabilmente dal titolo sacerdotale orientale basus, erano tenuti in alta considerazione ad Emesa, grazie al fatto che controllavano il culto di El-Gabal, tanto da esercitare sulla regione un notevole controllo; la loro importanza non venne certo danneggiata dal matrimonio della figlia di Giulio Bassiano, Giulia Domna, con Settimio Severo, anche se questo avvenne nel 187, quando Severo non era ancora imperatore. La stirpe di Bassiano aveva probabilmente origini arabe, discendendo probabilmente dai principi arabi di Emesa (Samsigeramus e Sohaemus) che, ancora nel I secolo, regnavano come vassalli dell'Impero romano, fino a quando Domiziano non pose fine alla loro semi-indipendenza.

Regno

Conquista del potere

Quando l'imperatore Macrino assunse il potere, dovette decidere come eliminare il pericolo costituito per il suo regno dalla potente famiglia del suo predecessore assassinato, Caracalla; il nuovo imperatore si limitò ad esiliare Giulia Mesa, le sue due figlie, e il suo più anziano nipote, Eliogabalo, nella loro tenuta ad Emesa in Siria, senza nemmeno confiscare i loro beni. Nella sua città d'origine il futuro imperatore, dopo aver passato la propria giovinezza a Roma, assunse il rango che gli spettava per diritto familiare, assumendo la carica di gran sacerdote di El-Gabal.

Appena giunta in Siria, Giulia Mesa iniziò a tramare con Gannys, il suo eunuco consigliere nonché tutore di Eliogabalo, al fine di spodestare Macrino dal trono di imperatore e dare la porpora al nipote appena quattordicenne; le armi a sua disposizione erano l'enorme influenza locale che le veniva dal ruolo sacerdotale svolto dalla sua famiglia, le possibilità aperte dalla notevole ricchezza dei Bassiani, e l'insoddisfazione dell'esercito, che tanto aveva amato Caracalla quanto era ostile a Macrino per la sua politica di austerità. Eliogabalo e sua madre accondiscesero con prontezza ai piani di Mesa e dichiararono, falsamente, che il giovane era il figlio illegittimo di Caracalla, e dunque colui al quale dovevano la propria lealtà coloro che l'avevano giurata al precedente imperatore. A questo punto Giulia Mesa fece balenare le proprie ricchezze davanti alla Legio III Gallica, di stanza a Raphana, ed ottenne il giuramento di fedeltà ad Eliogabalo da parte della legione. All'alba del 16 maggio 218, Publio Valerio Comazone Eutichiano, comandante della III Gallica, dichiarò Eliogabalo imperatore. Il giovane sovrano assunse il nome di Caracalla, Marco Aurelio Antonino, per rafforzare ulteriormente la propria legittimità sfruttando la propaganda fornita da tale nome.

La contromossa di Macrino, che si trovava ad Antiochia di Siria, fu quella di tentare di debellare la ribellione inviando nella regione il proprio prefetto del pretorio,Ulpio Giuliano, con un piccolo contingente militare, ritenuto sufficiente a debellare l'usurpazione; accadde, però, che le forze di Giuliano gli si rivoltarono contro e passarono dalla parte di Eliogabalo, uccidendo gli ufficiali: la testa di Giuliano fu mandata all'imperatore. Macrino inviò delle lettere al Senato denunciando Eliogabalo come il Falso Antonino e dichiarandolo pazzo. Entrambi i consoli e altri importanti membri del governo di Roma condannarono l'usurpatore, e il Senato dichiarò conseguentemente guerra a Eliogabalo ed a Giulia Mesa. Macrino e suo figlio Diadumeniano, appena nominato augusto, furono indeboliti dalla diserzione della Legio II Parthica in seguito alle elargizioni ed alle promesse fatte da Giulia Mesa, e vennero dunque sconfitti nella battaglia di Antiochia l'8 giugno 218 dalle truppe comandate da Gannys. Macrino fuggì verso l'Italia, travestito da corriere, ma venne catturato presso Calcedonia ed in seguito giustiziato in Cappadocia. Suo figlio Diadumeniano, mandato per sicurezza presso i Parti, fu invece catturato a Zeugma ed anche lui messo a morte.

Eliogabalo considerò la data della vittoria ad Antiochia come l'inizio del suo regno ed assunse la titolatura imperiale senza la preventiva approvazione del Senato, violando in questo modo la tradizione, ma iniziando una pratica che fu poi ricorrente tra gli imperatori romani durante il III secolo. Lettere di riconciliazione furono inviate a Roma, estendendo l'amnistia al Senato e riconoscendone le leggi, condannando al contempo il regno di Macrino e Diadumeniano. In queste stesse lettere Eliogabalo condannò anche il suo predecessore, affermando che Macrino "prese a disprezzare la mia età, quando lui stesso nominò imperatore suo figlio di cinque anni". I senatori ricambiarono l'atto di riconciliazione riconoscendo Eliogabalo imperatore e pater patriae ("padre della patria"), accettando la sua pretesa di essere il figlio di Caracalla, il quale venne deificato assieme a Giulia Domna, elevando sia Giulia Mesa che Giulia Soemia al rango di auguste e condannando e denigrando la memoria di Macrino e Diadumeniano. Infine, il comandante della III Gallica, Comazone, divenne il nuovo comandante della guardia pretoriana, mentre Gannys divenne il prefetto del pretorio.

Primi anni di regno
 
Eliogabalo e la sua corte passarono l'inverno del 218 a Nicomedia in Bitinia, allo scopo di consolidare il proprio potere. Qui le credenze religiose del nuovo imperatore si dimostrarono per la prima volta un problema, tanto che, secondo la testimonianza dello storico contemporaneo Cassio Dione Cocceiano, Gannys venne fatto assassinare da Eliogabalo perché cercava di indurre il giovane sovrano a regnare con "temperanza e prudenza". Per abituare i Romani ad essere governati da un imperatore che era in realtà un sacerdote orientale, Giulia Mesa fece inviare a Roma un ritratto di Eliogabalo in vesti sacerdotali, che venne posto sopra l'altare della Vittoria nella Curia; in questo modo i senatori si trovavano nella imbarazzante posizione di sacrificare ad Eliogabalo ogni volta che facevano offerte alla dea Vittoria. Ciò non di meno, sembra che in questo momento Eliogabalo fosse amato sia dal Senato che dal popolo.

Le legioni furono scoraggiate dal comportamento dell'imperatore e si pentirono rapidamente di averlo sostenuto. Mentre Eliogabalo era in viaggio per Roma, delle piccole ribellioni scoppiarono all'interno della Legio IIII Scythica, dietro istigazione di Gellio Massimo, mentre l'intera III Gallica, la stessa che l'aveva proclamato imperatore, si ribellò acclamando imperatore il proprio comandante Vero. Le ribellioni vennero rapidamente sedate: Gellio Massimo e Vero vennero giustiziati, la III Gallica venne sciolta, mentre Tiro, base della Gallica, perse la sua condizione di metropoli.

Quando la corte di Eliogabalo raggiunse Roma nell'autunno 219, Comazone e gli altri alleati di Giulia Mesa e dell'imperatore ricevettero incarichi lucrativi e influenti, con grande oltraggio dei senatori, che non li consideravano personaggi rispettabili. Comazone, per esempio, proseguì la sua carriera divenendopraefectus urbi di Roma per tre volte e due volte console. Eliogabalo tentò di nominare cesare il proprio presunto amante Ierocle, mentre riuscì ad assegnare l'influente posizione non-amministrativa di cubicularius ad un altro presunto amante, Zotico. La sua offerta di un'amnistia per l'aristocrazia romana che aveva sostenuto Macrino fu ampiamente onorata, anche se il giurista Eneo Domizio Ulpiano venne esiliato.

La relazione tra Giulia Mesa, Giulia Soemia ed Eliogabalo fu molto stretta, per lo meno all'inizio. La madre e la nonna del giovane imperatore ricevettero l'onore di assistere alle sedute del Senato romano, ed entrambe ricevettero titoli collegati col rango senatoriale: Soemia ricevette il titolo di clarissima, Mesa il meno ortodosso mater castrorum et senatus ("madre degli accampamenti e del senato"). L'imperatore costituì anche il senaculum mulierum, il "Senato delle donne", autorizzato a decidere su argomenti limitati, che si riuniva sul Quirinale.

Sul piano edilizio, Eliogabalo abbellì Roma costruendo il circo Variano nella parte orientale, il tempio del Sol Invictus sul palatino (Elagabalium) e completando leterme di Caracalla con palestre, negozi e altri annessi.

Esiste la possibilità che abbia anche dovuto fare fronte ad una ribellione, non attestata dalle fonti; un indizio è il conferimento a tre legioni (la I Minervia di stanza in Germania, la II Augusta di stanza in Britannia e la X Gemina a Vienna) del titolo di Antoniniana, cioè di "legione leale ad Antonino", onore tipicamente riservato a quelle legioni che erano rimaste fedeli durante una insurrezione; secondariamente depone a favore di questa ipotesi la svalutazione della moneta, con la riduzione del contenuto di argento, segno della necessità di coniare più moneta per far fronte alle spese militari.

Controversie religiose

La politica religiosa fu l'elemento prioritario di Eliogabalo, tutto compreso nella sua funzione di gran sacerdote, ma, al contempo, fu anche la causa primaria dell'opposizione che dovette affrontare: il suo obiettivo principale, infatti, non era semplicemente quello di far entrare il dio sole di Emesa, El-Gabal, nel pantheon romano, ma quello di renderlo la divinità principale della Religione romana, prima associandolo a Giove e poi facendovi confluire tutte le divinità romane.

Fin dal regno di Settimio Severo, l'adorazione della divinità solare era cresciuta in tutto l'impero; Eliogabalo sfruttò questa popolarità per introdurre El-Gabal, che venne rinominato Deus Sol Invictus ("Dio Sole Invitto") e posto al di sopra di Giove (il culto venne introdotto a partire dal 220); per rafforzare il legame tra il nuovo dio e la Religione romana, Eliogabalo fece contrarre a Deus Sol Invictusun "matrimonio sacro" (hieros gamos) con Astarte (la dea lunare), con Minerva, e con la dea cartaginese Urania (Dea Caelestis o Tanit).

Ulteriore oltraggio alla sensibilità religiosa dei Romani fu causato dalla sua decisione di unirsi in matrimonio con la vergine vestale Aquilia Severa: l'unione del sacerdote del dio sole con la sacerdotessa della dea Vesta avrebbe dato, nelle intenzioni dell'imperatore, "bambini simili a dei"; si trattava della rottura di una antichissima e onorata tradizione romana, tanto che, per legge, una vestale che avesse perso la propria verginità veniva seppellita viva.

Per diventare l'alto sacerdote di El-Gabal, Eliogabalo si fece circoncidere, costringendo pure alcuni suoi collaboratori a fare lo stesso: Cassio Dione Cocceiano racconta che pensò persino di castrarsi, ma non ebbe poi il coraggio di farlo. L'imperatore obbligò i senatori a guardarlo mentre danzava attorno all'altare di Deus Sol Invictus al suono di tamburi e cimbali, e nel giorno del solstizio d'estate fu istituita in onore del dio una grande festa, popolare tra le masse per via della grande distribuzione di viveri. Durante questa festa, Eliogabalo poneva El-Gabal, il meteorite nero conico che rappresentava il dio solare di Emesa, su di un carro adornato con oro e gioielli, che girava la città in parata:
« Un tiro a sei cavalli trasportava la divinità, i cavalli enormi e di un bianco immacolato, con dispendiosi finimenti in oro e ricchi ornamenti. Nessuno teneva le redini, e nessuno era a bordo della biga; il veicolo era scortato come se il dio stesso fosse l'auriga. Eliogabalo camminava all'indietro davanti alla biga, rivolto verso il dio e reggendo le redini dei cavalli. Compiva tutto il viaggio in questo modo inverso, guardando in faccia il suo dio. »
(Erodiano, Storia romana, v.6)
Un sontuoso tempio detto Elagabalium fu costruito sul pendio orientale del Palatino allo scopo di ospitare il betilo del dio. Erodiano, uno storico siriano contemporaneo, racconta che «questa pietra è adorata come se fosse stata inviata dal cielo; su essa si trovano piccole protuberanze e segni, che alla gente piace considerare un grezzo ritratto del sole, perché è così che li vedono».

Le reliquie più sacre della Religione romana furono trasferite dai rispettivi templi all'Elagabalium, inclusa la Magna Mater, il fuoco di Vesta, gli Ancilia dei Salii e il Palladio, in modo che nessun altro dio all'infuori di El-Gabal venisse adorato. Eliogabalo si fece persino erigere delle statue, per farsi adorare come un dio.

Controversie sull'identità sessuale

L'orientamento sessuale di Eliogabalo e la sua identità di genere sono stati origine di controversie e dibattiti; va notato, però, che in Eliogabalo l'aspetto religioso e quello sessuale erano profondamente intrecciati, come normale nella cultura orientale, ma la società romana non comprese questo aspetto a essa alieno e dunque considerò stravaganti e scandalose le pratiche sessuali del proprio imperatore, tra cui le orge, i rapporti omosessuali e transessuali, la prostituzione (sacra), all'interno delle quali va intesa la ricerca dell'androginia e della castrazione.

Eliogabalo sposò, per poi divorziare, cinque donne, delle quali solo tre sono conosciute. La sua prima moglie fu Giulia Cornelia Paula, che sposò poco dopo essere giunto a Roma (autunno 219), allo scopo di avere presto dei figli con i quali continuare la dinastia, ma dalla quale divorziò nelle prime settimane del 220 sulla base di una non meglio specificata imperfezione fisica, allo scopo di sposare la seconda moglie, la vergine vestale Aquilia Severa; nel giro di un anno, però, pose fine al controverso legame con Aquilia per sposare Annia Faustina  (Luglio 221), una discendente di Marco Aurelio e la vedova di Pomponio Basso, fatto giustiziare da poco da Eliogabalo stesso; entro la fine dell'anno, infine, tornò da Aquilia.


Stando però al senatore e storico contemporaneo Cassio Dione Cocceiano, la sua relazione più stabile sarebbe stata quella con un auriga, uno schiavo biondo proveniente dalla Caria di nome Ierocle, al quale l'imperatore si riferiva chiamandolo suo marito. La Historia Augusta, scritta un secolo dopo i fatti, afferma che sposò anche un uomo di nome Zotico, un atleta di Smirne, con una cerimonia pubblica nella capitale. Cassio Dione scrisse inoltre che Eliogabalo si dipingeva le palpebre, si depilava e indossava parrucche prima di prostituirsi nelle taverne e nei bordelli, e persino nel palazzo imperiale:
« Infine, riservò una stanza nel palazzo e lì commetteva le sue indecenze, standosene sempre nudo sulla porta della camera, come fanno le prostitute, e scuotendo le tende che pendevano da anelli d'oro, mentre con voce dolce e melliflua sollecitava i passanti. » 

(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, lxxx.13)
Erodiano commenta che Eliogabalo sciupò il suo bell'aspetto naturale facendo uso di troppo trucco. Venne spesso descritto mentre «si deliziava di essere chiamato l'amante, la moglie, la regina di Ierocle», e si narra che abbia offerto metà dell'Impero romano al medico che potesse dotarlo di genitali femminili. Di conseguenza, Eliogabalo è stato spesso descritto dagli scrittori moderni come una transgender, molto probabilmente una transessuale.