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martedì 27 novembre 2012

«Preda dei bulli. Il Cavour ha taciuto»

Scritte sui muri del Cavour: «Non fidatevi è frocio». I genitori: la scuola non ci ha informato. Verità su chi lo ha istigato al suicidio

L'imbianchino del Liceo Cavour aveva cancellato la scritta sul muro della scuola:
«Non fidatevi del ragazzo dai pantaloni rosa è frocio». 
Ma né i professori né la preside, avevano informato la famiglia. E nessuno aveva detto alla madre, Teresa Manes, che aveva "attaccato al chiodo la laurea" in giurisprudenza per dedicarsi ai due figli, di quella persecuzione prolungata dei bulli, anche con la gogna mediatica su Facebook, contro un ragazzino gentile, educato, sensibile e colto, che iniziava la giornata facendosi il segno della Croce, approdato alla scuola pubblica alle superiori, dopo gli studi alla Scuola Puerorum vaticana della Cappella Sistina, perché era nel Coro del Papa. Ma lei aveva saputo dai docenti che il figlio era uno studente perfettamente integrato. Ecco perché, ieri mattina, Teresa Manes ha trovato la forza di presentarsi in conferenza stampa, nella sede del Siulp, con il marito Tiziano Spezzacatena, per chiedere la verità sui motivi che hanno spinto il figlio al suicidio. E accertare eventuali responsabilità di «scuola» e «bulli». 
«Voglio sapere perché un ragazzo di 15 anni, mio figlio, ha preso una sciarpa e si è impiccato» 
ha detto la madre di Andrea, 15 anni, lo studente di II anno al Cavour, lo storico liceo scientifico al Colosseo, suicida 8 giorni fa, Martedì, nella sua casa. E vuole anche sapere:
«perché dalla scuola nessuno ci ha informato o ci ha detto che ci fossero problemi di integrazione». 
Chiede: 
«che la comunità si faccia carico della criticità del sistema bullismo». 
Ma anche:
«che la magistratura faccia chiarezza», individui gli eventuali responsabili di bullismo anche se minorenni e le eventuali responsabilità della scuola». 
Troppe ombre. Anche su un primo tentativo di suicidio.
«Ci è stato riferito da un suo coetaneo - dice la madre - in casa nostra, il giorno dopo la scomparsa di Andrea, di un tentativo avvenuto circa tre settimane prima con una cinta in una rampa di scale. Ma quale scala è? - si chiede la donna - visto che nella rampa nel nostro condominio, per come è strutturata, non avrebbe potuto concretizzarsi l'insano gesto? Erano le scale forse della scuola?».
Spiega l'avvocato Eugenio Pini:
«La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti dove ancora l'ipotesi di reato non è stata formulata, ma non si esclude l'istigazione al suicidio. Andrea non era gay. Ma il punto della vicenda è se la questione dell'omosessualità sia stato il grilletto premuto contro questo ragazzo per vessarlo. Chi sa, si faccia avanti».
Inizia la madre:
«Se Andrea fosse stato, però, gay non sarebbe stato un problema. Ma lui era da tempo innamorato di una coetanea. Stava preparando per lei un pupazzo di neve finta, da sistemare davanti a casa sua il giorno di Natale». 
Il suo pc era "aperto" a lei, che sbirciava solo quel che bastava. 
«Mi diceva i suoi pin, tempo fa mi aveva confessato di aver dovuto cambiare la password del suo profilo di Facebook, si era accorto dell'intrusione di ignoti. Siamo in seguito venuti a conoscenza anche di un episodio in cui un intruso si era sostituito in una conversazione con una proposta oscena alla ragazzina di cui era innamorato. In questi giorni abbiamo saputo di un nuovo profilo, aperto da mesi dal contenuto denigratorio, creato da una foto di carnevale in cui Andrea è travestito da donna e con il nome storpiato. Profilo che ha contribuito a creare un'immagine di mio figlio come un ragazzo gay in tutta la scuola e non solo, visto gli effetti della navigazione su internet, senza che ne fossimo informati e vivendo nella convinzione che nostro figlio fosse perfettamente integrato. Ora ci arriva notizia di una lettera aperta degli insegnanti».
Continua la madre:
«Per la scuola "era ironico e autoironico", quindi "capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro" alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale". Tanto ironico e autoironico - sintetizza - da impiccarsi poi. Abbiamo avuto notizia di frasi con scritte ingiuriose del tipo "non vi fidate del ragazzo dai pantaloni rosa perchè è frocio" - continua -, fatta poi cancellare su disposizione di un docente che si arroga il diritto di darne incarico ad un imbianchino e non si assume il dovere di darne a noi informazione».
di Grazia Maria Coletti

Fonte: IL TEMPO

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta