ciao

domenica 25 novembre 2012

Agedo alla stampa: "Non si ripeta il trattamento riservato a Carlotta"

I portavoce dell'Associazione dei genitori e amici dei transessuali hanno invitato i giornalisti ad utilizzare il genere femminile quando si fa riferimento ad una trans. La richiesta è nata da un recente fatto di cronaca

LECCE - Dalla cronaca al lessico, il passo è stato breve. Declinare e coniugare al maschile, quando si parla di una trans, è sbagliato. Questo il messaggio divulgato, attraverso una nota, da Agedo Lecce, a seguito degli articoli, apparsi due giorni addietro, sulle principali testate leccesi, relative al'arresto di Carlo Paiano, conosciuto come Carlotta. 

"Per raccontare correttamente la storia della trans Carlotta (detenuta presso l'istituto penitenziario Borgo San Nicola, in una cella maschile, ndr) è necessario parlare di lei al femminile». È con queste parole che GianFranca Saracino, presidente dell'Associazione di genitori e amici di persone omosessuali è intervenuta in merito alla notizia apparsa mercoledì, in merito al patteggiamento di pena, per evasione dai domiciliari e resistenza a pubblico ufficiale.

«Raccontando l'episodio - spiega Saracino - si declina Carlotta quasi sempre al maschile: il noto trans, l'uomo conosciuto come "Carlotta", fermato, arrestato, giudicato, difeso, e via di questo passo. È utile sapere che esiste una legge, la numero 164 del 14 aprile 1982, che riconosce alle persone transessuali la loro condizione. Questo significa che "il" trans è una persona che si sente uomo in un corpo da donna e, quindi, intraprende un percorso medico e psicologico di transizione e di adeguamento del proprio corpo al genere maschile cui sente di appartenere. "La" trans è, invece, come nel caso di Carlotta, una persona che si sente donna, ma in un corpo di uomo e che intraprende il percorso di transizione per riappropriarsi della fisicità femminile che sente appartenerle».

Secondo Agedo, dunque, quando ci si riferisce a Carlotta - che non ha ancora ottenuto il cambio del nome sui documenti (il percorso italiano, a differenza di quelli europei, è burocraticamente lungo) - è necessario scrivere e parlarne al femminile . "È una questione di rispetto e di professionalità giornalistica", ha ribadito Saracino.

di V. M.

Fonte: LECCE PRIMA.it