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giovedì 15 marzo 2012

L'arte senza sesso

Design Michela Povoleri
Rae Spoon, musicista transgender, e Chelsea McMullan, regista canadese, si uniscono in un progetto artistico che fa a pezzi l'idea di genere sessuale. A D.it raccontano dell'ultimo video girato insieme con Fabrica e del progetto di un documentario sui limiti imposti dalla religione

A Rae Spoon le etichette vanno strette. Cantautore transgender, musicista folk/indie/electro, stufo di sentirsi chiedere quando avrebbe adeguato il suo corpo al genere scelto, ha deciso di non definirsi più con un "lui" o un "lei", preferendo un più neutro "loro". Felice di com'è, Rae trova invece triste il bisogno della società di sessualizzare e definire ogni cosa.
Per il video "Blue Ocean" (guardalo qui), primo singolo tratto dal suo nuovo album "I Can't Keep All Of Our Secrets", ha scelto Chelsea McMullan, regista canadese borsista presso il laboratorio creativo Fabrica di Benetton e selezionata ai Genie Awards (i premi Oscar canadesi) con il film "Derailments".
D.it ha chiesto in esclusiva a Rae e Chelsea di parlare di Arte, Italia, progetti e Identità Sessuale (Identità di Genere). Ecco cosa ci hanno raccontato.

Come è nato questo progetto?
Rae: ho conosciuto Chelsea quando mi ha chiesto di creare una colonna sonora per il suo documentario "Dead Man". In seguito, ha diretto il video di una mia canzone. Così, nel corso degli anni, abbiamo instaurato una relazione di amicizia. Al momento di fare un video per l'album "I Can'T Keep All Of Our Secrets" ho voluto lei e collaborare con Fabrica è stata un'ottima occasione di sperimentazione, dialogo e crescita culturale.
Chelsea: la musica di Rae mi piace e mi ispira, abbiamo lavorato su diversi progetti, questo è il terzo videoclip che facciamo insieme ed è di sicuro il più importante. Quando mi ha chiesto di girare il video stavo partendo per l'Italia per un periodo a Fabrica così ho proposto questa collaborazione, che ci ha permesso di avere molte più risorse. Al momento dell'ascolto di "Ocean Blue", con il suo tono melanconico, la musica leggera e accattivante, con le parole tristi, ho pensato subito a Venezia, caratterizzata dalla dicotomia dolcezza/morte.

Nella musica, le differenze di genere possono essere vissute in modo diverso da quello usuale?
Rae: cantare è una cosa molto legata al proprio Genere Sessuale (Identità di Genere). La gente di solito preferisce sapere se sta ascoltando una voce maschile o femminile e questo può essere un limite. Comunque la musica va oltre le differenze. In quella indipendente, poi, è comune il mix di generi: mi piace l'idea che i fan abituati alla mia country music si facciano coinvolgere dall'elettronica che faccio oggi. Trovo liberatorio creare canzoni in modi così diversi, non so se anche chi lavora con medium differenti abbia la stessa libertà.

Quali sono i temi che affronti nel tuo ultimo album?
Rae: racconto il processo evolutivo, coi suoi alti e bassi, che si origina dal dolore per la perdita di una persona cara.

Come hai trovato l'Italia, ci sono differenze col tuo Paese d'origine?
Rae: L'Italia è un Paese fantastico. Sono cresciuta a Calgary, in Canada, un luogo che ha solo un centinaio d'anni. Arrivare a Venezia è stato come entrare in qualcosa di molto più ampio e sviluppato di me, un posto al quale senti di appartenere. Della cultura italiana mi piace l'amore per il buon cibo e per la bellezza. 
Chelsea: Amo l'Italia! Soprattutto le cose che la rendono diversa dal Canada! Qui si percepisce il passato, nelle architetture, nell'arte, nel cibo, nelle tradizioni. Quando riesci a visualizzare il trascorrere del tempo in questo modo diventi anche più conscio del tuo essere mortale. Anche se questo può avere un lato negativo, la tradizione a volte ostacola l'evoluzione. A Roma mi sono chiesta, per esempio, come sarebbe stato crescere potendo vedere tutti i giorni, passandoci davanti in autobus, un monumento antico di 2000 anni come il Colosseo. Come influenza il modo di pensare? Vedere la Cappella Sistina a me ha cambiato davvero la vita, vorrei poterla visitare tutti i giorni.

Ci sono stereotipi e pregiudizi che hai incontrato dove non te li saresti aspettati?
Rae: i pregiudizi sono davvero difficili da prevedere. Il luogo più spiacevole in cui li ho trovati è la mia stessa comunità. L'ambiente Queer e quello dell'Arte possono essere sessiti, razzisti e trans-fobici tanto quanto gli altri. C'è davvero ancora molto da fare per raggiungere l'uguaglianza: bisogna cambiare noi stessi e il mondo in generale.

Ocean Blue: Video
Il video "Ocean Blue" è tratto liberamente dal libro di Thomas Mann "La morte a Venezia" e dalla trasposizione cinematografica di Luchino Visconti. Quanto sono importanti il cinema e la letteratura per te?

Rae: importantissimi, perché uniti alla musica la loro capacità di narrazione diventa potentissima. L'arte migliore, secondo me, viene prodotta proprio da chi capisce queste relazioni. La trasposizione e la semplificazione di idee complesse in altre più semplici che fanno registi e scrittori mi affascina e lavorare con Chelsea significa vedere come lavora un'altra artista. Questo ha cambiato il mio modo di scrivere musica.
Chelsea: cinema, letteratura e arte in generale sono importanti per me sia della punto di vista personale che da quello creativo. Ho letto il libro e visto il film prima di venire in Italia, così la mia prima impressione della città di Venezia ne è stata sicuramente inconsciamente influenzata. Il video è un "pastiche" che deriva da queste due grandi opere e dalla loro ricontestualizzazione, per creare qualcosa di nuovo e vivo.

Come ci si differenzia dall'omologazione, artistica e non?
Rae: puntando sulle peculiarità per differenziare la propria Arte da quella degli altri. Anche se c'è sempre in agguato il pericolo di esporsi eccessivamente o di lasciare che gli altri ti stereotipizzino e ti limitino, in questo mondo competitivo discostarsi dal resto è un vantaggio per un artista. Basta farlo in un modo positivo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Rae: a settembre in Canada e Usa uscirà, per Arsenal Pulp Press, "First Spring Grass Fire", un libro di racconti ispirati alla rigida educazione cristiana che ricevuto nelle praterie canadesi. Sto già collaborando con Chelsea al progetto di un documentario musicale sullo stesso tema intitolato "My Prairie Home".
Chelsea: appena terminerò la residenza a Fabrica, al rientro in Canada lavorerò a questo documentario con Rae. La sua capacità lirica e narrativa e il mio approccio surreale alla regia documentaristica si uniranno in questo nuovo progetto.

Fonte: D.Repubblica

di Elisa Poli

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta