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mercoledì 18 gennaio 2012

L'omosessualità non è una scelta. Parola di Neurologo.

Dick Swaab, Neurologo olandese di fama internazionale, pubblicò negli anni Novanta un articolo su Nature in cui affermava che nell’ipotalamo di persone eterosessuali, omosessuali e transessuali si potevano rintracciare alcune differenze. La stampa mondiale si occupò della questione. Ora Swaab ha raccolto i suoi studi sul cervello (tutti i suoi studi, non solo quelli sull’orientamento sessuale) e li ha pubblicati, in forma accessibile al grande pubblico, in un libro che è divenuto un besteller in Olanda. In Italia il libro è stato pubblicato dalle edizioni Elliot con il titolo Noi siamo il nostro cervello. Come pensiamo, soffriamo e amiamo (pagine 480, euro 22).

All’interno del libro, come dicevamo, si parla anche di omosessualità e transessualità (al quarto capitolo: La differenziazione sessuale del cervello nell’utero). L’autore fa un breve excursus storico su come è stata vista l’omosessualità e su come si è cercato di curarla. Nel paragrafo L’omosessualità non è una scelta, Swaab scrive:

Un argomento decisivo che smentisce l’idea che l’omosessualità rappreseti la scelta di uno “stile di vita” o sia indotta dall’ambiente è rappresentata dalla dimostrata impossibilità di spongere le persona a liberarsene.

Swaab fa un elenco di alcuni metodi usati per curare l’omosessualità:
Si è tentato in qualsiasi modo, per assurdo che fosse, dai trattamenti ormonali come la somministrazione di testosterone o estrogeni, alla castrazione, interventi che influiscono sulla libido, ma non sull’orientamento sessuale. Si è provato con l’elettroshock e l’induzione di attacchi epilettici. Tanto meno ha funzionato l’incarcerazione, di cui è un triste esempio la vicenda di Oscar Wilde. Si è praticato perfino il trapianto dei testicoli, con un “caso di successo” in cui un omosessuale dopo l’operazione avrebbe dato un pizzicotto sul sedere a un’infermiera.
E prosegue:
Naturalmente si è tentato anche con la psicoanalisi e si è fatto ricorso alla somministrazione di un emetico, l’apomorfina, accompagnata dall’esibizione di immagini raffiguranti scene erotiche omosessuali in modo da scoraggiare tali tendenze negli uomini. Sono state effettuate anche operazioni al cervello su omosessuali maschi incarcerati che avrebbero beneficiato di uno sconto di pena qualora l’operazione avesse avuto successo. Ovviamente, tutti ne hanno confermato l’effetto positivo.
Questi – e altri dati – fanno dire a Swaab che l’omosessualità non è una scelta. C’è chi nasce omosessuale. C’è chi nasce etero. È un dato di fatto. E conclude con una frasina che dovrebbero leggere da papa Ratzinger in giù, passando per Binetti e Giovanardi vari:

Se anche le chiese […] lo accettassero apertamente, la vita di molti dei loro giovani membri e pastori sarebbe decisamente più felice.
da Robo
Vi abbraccio

Marco Michele Caserta