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lunedì 14 novembre 2011

Il divieto alle donazioni di sangue per gli omosessuali

I casi di discriminazione sessuale in Italia non risparmiano nessun luogo, nemmeno gli ospedali. Come nel caso del Policlinico Umberto I di Roma, dove Sabato 29 ottobre ad una donna è stato vietato di donare il sangue a causa della sua relazione omosessuale ritenuta dal medico di turno “una relazione a rischio”.

La donna si chiama Licia Marchesi ed ha 39 anni. Stupita per l’accaduto si è subito rivolta ai Media per denuciare l’accaduto. Ha raccontato che si era recata a donare il sangue per la prima volta, non solo perché lo riteneva un atto civico importante, ma anche per amore verso la sua compagna, donatrice abituale. Durante il colloquio informativo la donna ha comunicato al medico della propria relazione omossesuale. La Marchesi convive infatti con la compagna da circa 4 mesi. Senza troppi giri di parole il medico le ha comunicato il divieto di donare il sangue a causa della sua omosessualità e della relazione troppo breve che la ponevano nella condizione di soggetto “a rischio” per la trasmissione di malattie veneree in relazione ai nuovi protocolli. La donna è uscita dall’ospedale amareggiata e poco dopo si è rivolta ad un avvocato, non escludendo adesso di intraprendere una veria e propria azione legale per essere stata vittima di una discriminazione.

Immediata è stata la replica della direttrice del Centro trasfusionale del Policlinico romano, Gabriella Girelli: “Non esiste alcuna legge che vieta agli omosessuali di donare il sangue. In generale non possono farlo le persone a rischio.” La direttrice ha poi aggiunto: “É compito del medico che effettua il colloquio preliminare stabilire se la persona è un soggetto a rischio o meno. Dunque la decisione dipende anche dalla coscienza e dalla discrezione del medico esaminante, ma come tiene a precisare la Girelli: “senza nessun intento di giudizio o discriminazione”. Ad ogni modo, la direttrice chiarisce, poi, in merito alle leggi vigenti sul territorio: “Per donare il sangue bisogna avere un rapporto stabile con una persona da 4 mesi e questo vale per i gay e anche per gli eterosessuali”. Ritornando al caso specifico, la direttrice conclude affermando: “L’ omosessualità non è motivo di esclusione e bisognerebbe verificare che cosa in realtà è emerso nel colloquio, ma c’è un segreto professionale da garantire”.

Ed effettivamente rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea come la Francia, in cui per i gay vige ancora il divieto della donazione del sangue, in Italia non esiste una legge in tal senso, tuttavia le discriminazioni non mancano. L’esempio di Licia Marchesi non è infatti un caso isolato. Nel luglio del 2010 fu il giovane Gabriele, che non era di certo alla sua prima donazione, ad abbandonare l’ospedale milanese Gaetano Pini senza poter effettuare la donazione. Il giovane, che aveva una relazione omosessuale stabile, era un donatore abituale, in 8 anni più di 20 prelievi. Quel giorno si era recato nel Centro trasfusionale del presidio milanese convinto di poter effettuare la donazione come al solito, ed invece giunto al colloquio con la dottoressa responsabile anche per Gabriele arriva il no. La dottoressa, che conosceva da anni l’assiduo donatore, spiegò in quell’occasione che a causa “delle nuove direttive” non era più possibile permettere ad un gay di donare il sangue. Con non poco imbarazzo, rivolgendosi al giovane, la dottoressa aveva dichiarato: “Io non sono d’accordo, ma devo rispondere a dei superiori. Mi dispiace tantissimo. Io oggi non me la sento e non posso farti donare”. In quell’occasione intervenne anche il direttore sanitario della struttura, Amedeo Tropiano spiegando che dopo l’integrazione del servizio Trasfusionale del Gaetano Pini con il Centro Trasfusionale della Fondazione Policlinico i criteri di selezione dei donatori erano stati equiparati a quelli del Policlinico, che non ammetteva la donazione da parte dei gay.

La polemica che si scatenò coninvolse anche la classe politica. Fra le reazioni più decise quella della della deputata del Partito Democratico (PD) Paola Concia, attivista per i diritti degli omossesuali, che da poco – 5 agosto 2011 – si è unita in matrimonio alla compagna Ricarda Trautmann. La Concia presentò un’interrogazione al ministero della salute ritenendo “gravissimo che un ospedale milanese rifiutasse la donazione di sangue da un gay” e considerando l’atto “una violazione del principio di non discriminazione sancito dalla Costituzione Italiana”. La deputata del PD si scagliò anche contro l’autonomia delle Regioni: “In Italia ci sono 9 milioni di italiani che vanno a prostitute. Loro posso donare il sangue e i gay no? Siamo cittadini come gli altri e devono piantarla di trattarci come persone di serie B. É ora di farla finita. Se è vero che le Regioni hanno una loro autonomia, questo non vuol dire che si possano discriminare le persone omosessuali”. Anche in occasione del recente caso avvenuto al Policlinico romano, che ha visto protagonista la donna lesbica di 39 anni, la Concia è intervenuta ed ha lanciato un appello pubblico dalle pagine del Messaggero affinché la donna la contatti privatamente per discutere dell’accaduto. “In base a quello che dirà – ha dichiarato la Concia – presenterò un interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Fazio (Ferruccio Fazio Ministro della Salute dal 2009) come sia possibile che accadano cose del genere”. Ed ha anche aggiunto: “Chiederò un’ispezione al Policlinico Umberto I per verificare quali sono le procedure in materia di donazione di sangue”. Sempre durante la stessa intervista l’onorevole ha citato il decreto Veronesi del 2001 che parla di “rapporti a rischio” e non di “categorie a rischio”.

Difatti, l’allegato 4 del decreto del 26 gennaio 2001, riguardante i protocolli per l’accertamento dell’idoneità del donatore di sangue e di emocomponenti, indica fra i criteri di esclusione permanente i comportamenti sessuali ad alto rischio di trasmissione di malattie infettive, comprendendo le persone che hanno avuto rapporti sessuali in cambio di denaro o di droga; e fra i criteri di esclusione temporanea i rapporti sessuali con persone infette o a rischio maggiore di infezione da HBV, HCV, HIV e i rapporti sessuali occasionali a rischio di trasmissione di malattie infettive. Dunque nella legislazione italiana non c’è nessuna menzione che vieta la donazione ad un uomo unicamente per il suo orientamento sessuale, ma la pratica è piuttusto differente. Il risultato è una schizzofrenia dei protocolli interni dei diversi ospedali Italiani, come risulta dalla vicenda del giovane Gabriele costretto a non poter più donare il sangue nell’ospedale in cui era solito recarsi, a causa della modifica delle direttive dettate dal Policlinico. Quest’ultimo ospedale è stato al centro di altre polemiche riguardanti la donazione, come racconta Lorenzo Masili con una lettera al Corriere della sera inviata nel marzo del 2009. Lorenzo racconta che il divieto della donazione gli è stato comunicato dalla dottoressa durante il colloquio, quando l’uomo ha dichiarato di convivere con un altro uomo. Il no secco della dottoressa è arrivato fra lo stupore di Lorenzo che aveva assicurato di avere una relazione monogamica da 8 anni. In quel caso dunque Lorenzo venne considerato un “soggetto a rischio” esclusivamente per via della sua relazione omosessuale.

Oggi del tema omosessualità e donazioni se ne sta occupando il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, i cui indirizzi sono attesi per dicembre. Come riferisce il giornale la Repubblica, “su spinta dei Paesi del nord Europa, sembra prevalere l’orientamento a considerare ad alto rischio l’omosessualità maschile”. Bisognerebbe sapere che l’alto rischio della trasmissione di malattie veneree come l’AIDS, dovuto ai rapporti gay sussiste davvero, ma nella misura in cui il rapporto anale non protetto è “percentualmente” il rapporto sessuale più a rischio. Questo poiché la mucosa dell’ano è più fragile e meno protetta di quella vaginale e con la penetrazione aumentano le probabilità di lesioni o ferite che tendono ad accrescere il rischio della trasmissione della malattia. La spiegazione fisiologica però non consente di considerare i rapporti fra due uomini più a rischio rispetto a quelli fra un uomo ed una donna, innanzitutto poiché i rapporti anali non sono esclusiva delle coppie gay e successivamente poiché anche i rapporti vaginali ed orali non protetti sono alla base della trasmissione di alcune malattie. Non bisognerebbe forse porre una maggiore attenzione rispetto alla durata della relazione e alla sussistenza di eventuali rapporti occasionali? Le generalizzazioni e i pregiudizi dovrebbero essere messi da parte, poiché un uomo omosessuale con una relazione stabile è sicuramente un sogetto meno a rischio rispetto ad un uomo che ha cambiato numerose partner seppur tutte donne.

Dunque il divieto assoluto della donanazione per gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini sembra piuttosto un’altra delle discriminazioni a cui vengono sottoposti gli omosessuali in contrasto con l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, la quale “vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata sul sesso”. E sebbene l’Unione Europea non si sia ancora chiaramente pronunciata rispetto alla questione “donazione e orientamento sessuale”, l’ Intergroup on LGBT Rights, forum informale del Parlamento Europeo (PE), che lavora per proteggere ed aumentare i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT), riporta una notizia significativa che data 8 settembre 2011. La Commissione Europea a seguito di un’interrogazione da parte di alcuni membri del PE, avrebbe affermato che il diritto comunitario non garantisce un divieto generale della donazioni di sangue da parte di uomini gay o bisessuali. A tal proposito John Dalli, commissario europeo per la salute e la politica dei consumatori, avrebbe spiegato che il diritto comunitario nega le donazioni a coloro i quali, a causa del loro “comportamento sessuale”, sono considerati “ad alto rischio per la contrazione di gravi malattie infettive”. Il commissario ha però precisato: “’il comportamento sessuale non si identifica con l’orientamento sessuale”. La Commissione avrebbe inoltre aggiunto: “nell’attuazione del diritto dell’Unione Europea, gli Stati membri non devono discriminare sulla base dell’orientamento sessuale”. Ciò significa che un divieto generalizzato a tutti gli uomini gay e bisessuali sarebbe illegale secondo il diritto comunitario? Per saperlo bisognerà dunque attendere Dicembre.