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sabato 1 ottobre 2011

Cancellato il Gay Pride a Belgrado: troppi rischi

Niente marcia del Gay Pride a Belgrado; niente corteo anti-gay nella capitale della Serbia. Con questa decisione, solo apparentemente salomonica, le autorità serbe contano di evitare le violenze che si sarebbero abbattute inevitabilmente sul corteo. Ma al prezzo di conculcare la libertà di manifestazione, una dei diritti universali dell’uomo.

Il Ministro degli Interni, Ivica Dacic, ha deciso di cancellare il Pride per evitare “un bagno di sangue”. Troppo fresco il ricordo delle violenze che l’anno scorso terrorizzarono Belgrado, con oltre 100 feriti; ma la decisione del governo, sostenuta dal presidente Tadic, rappresenta una vittoria per le forze retrograde, ultranazionaliste e fondamentaliste cristiane, che sin dal primo momento si sono battute - senza risparmiare minacce - per impedire la marcia dei diritti per le persone omosessuali, bisessuali e trans.

Secondo il Patriarca Ireneo - primate della chiesa ortodossa - il Gay Pride è una “marcia della vergogna, estranea alla nostra storia, tradizione e cultura”; e infatti il gruppo ultranazionalista Obraz (Onore) esulta alla notizia della cancellazione e la legge come “una vittoria dei patrioti serbi”.

Da parte loro gli organizzatori del Pride spiegano che il divieto è una sconfitta per lo stato e dimostra che in un anno le autorità non hanno fatto niente per contrastare gli estremisti e la loro ideologia di dominio e di morte.

L’Europa e tutto l’Occidente avevano insistito con le autorità serbe perché i diritti delle minoranze fossero tutelati e difesi dal governo di Belgrado e moli diplomatici stranieri avevano annunciato la loro presenza al corteo, per sostenere i diritti umani in Serbia. Ma il corteo non ci sarà.



Vi abbraccio

Marco Michele Caserta