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mercoledì 28 settembre 2011

Tomboy: "Dal 7 Ottobre al Cinema italiano"!

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Divenuto un vero e proprio caso in Francia, con oltre 260.000 spettatori e un'accoglienza entusiastica della critica, Tomboy (inglese sta per "maschiaccio") aè l'opera seconda di Céline Sciamma, una delle più giovani rivelazioni del cinema europeo.

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Protagonista del film è Laure, 10 anni, appena arrivata in un nuovo quartiere di Parigi con i genitori e la sorella più piccola, Jeanne. Un po' per gioco, un po' per realizzare un sogno segreto, Laure decide di presentarsi ai nuovi amici come fosse un maschio, Mickaël: il modo in cui si veste e si pettina, l'impeto con cui si azzuffa e gioca a calcio, non sembrano lasciar dubbi sulla sua identità e Mickaël è accettato nella comitiva. L'inizio della scuola però è dietro l'angolo e il gioco dei travestimenti si complica, tanto più che i genitori sono all'oscuro di tutto e Laure/Mickaël ha stretto un legame speciale con la coetanea Lisa... Tomboy ha vinto il Teddy Award all'ultimo Festival di Berlino e ha trionfato al 26° Torino GLBT Film Festival, ottenendo il premio del pubblico come miglior lungometraggio e il premio Ottavio Mai, massimo riconoscimento assegnato dalla giuria "per la maestria, la sensibilità e la leggerezza, ma anche per la profondità con cui viene trattato il tema dell'identità sessuale nel tempo dell'infanzia".

LA CRITICA IN FRANCIA

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Un film di regia pura, che riafferma una verità troppo spesso trascurata: è dal cinema, non dalle situazioni in sé, che nascono le emozioni. Tomboy attraversa il cielo come un meteorite la cui superficie brilla di luce propria. Questo film ha la purezza di un diamante.
Pascal Mérigeau, Le Nouvel Observateur

Teso, intrigante, Tomboy utilizza tutti gli ingredienti di un film di suspense. Malgrado l’intensità delle situazioni, però, sono la descrizione in profondità dei personaggi e lo studio dei caratteri ad avere l’ultima parola. È come se la regista trasportasse una certa efficacia narrativa del cinema americano nel vocabolario del cinema francese d’autore.
Jean-Marc Lalanne, Les Inrockuptibles

Storia ludica del desiderio di travestimento di un ragazzo mancato, Tomboy vira lentamente verso una tenera suspense, trasformandosi infine in una riflessione sull’identità, sulla libertà di scegliere la propria vita, sul modo in cui gli altri ci guardano e determinano la nostra felicità, ci separano, ci condannano, ci riconducono alla normalità.
Jean-Luc Douin, Le Monde

Tomboy è un film dolce, austero e solare al tempo stesso. Tutto funziona alla perfezione. Dal ritratto dei ragazzini a quello della famiglia di Laure. Céline Sciamma ha 30 anni ed è incredibilmente dotata. Si applaude e se ne chiede ancora.
Emmanuèle Frois, Figaroscope

Grazie. Grazie per questo film. Dopo anni passati a divorare pellicole, ho sempre voglia, come ogni spettatore, di ritrovare il piacere della prima volta, il piacere della scoperta e dell’eccitazione che annuncia una bella avventura, il piacere dei buoni film che fanno venire la pelle d’oca. E Tomboy è di certo il film più delicato e intelligente visto da molto tempo a questa parte.
Eric Libiot, L’Express

Sciamma evita gli ostacoli dell’ambiguità e dei cliché con un’eleganza costante e un dolce riserbo. E quando la sua abilità non basta più, l’umorismo le arriva in soccorso, permettendole di tirar fuori delle scene divertenti all’interno di situazioni che potevano diventare troppo tese o scabrose.
Pierre Fornerod, Ouest France

Interpretato in modo ammirevole, il film impressiona per lo scarto tra la semplicità della storia e la complessità delle questioni sollevate. La facilità dell’integrazione di Mickaël nella comunità infantile suggerisce che l’identità sessuale è un gioco, una convenzione. Anzi: è proprio quanto resta in lui di femminile – o considerato tale – a donargli un fascino particolare agli occhi della ragazzina innamorata, che gli dice: “Tu non sei come gli altri”.
Louis Guichard, Télérama

Tomboy separa l’interrogativo sull’identità dai determinismi sociali o familiari. Afferma la supremazia dei personaggi, colti in un’età chiave, e la loro capacità di modellare il mondo secondo le proprie pulsioni, al di là del bene e del male. Questa scelta comporta una forma di suspense in cui il film si muove abilmente, obbedendo a una logica da film d’azione in fin dei conti molto hitchcockiana.
Thierry Méranger, Cahiers du Cinéma

Per Laure, farsi passare per un ragazzo non è solamente un gioco, la sua identità si costruisce quando la minaccia dell’adolescenza è all’orizzonte. Questo è tutto il miracolo del film, sublimato dalla luce estiva: mostrare attraverso una porta socchiusa che i bambini sono esseri complessi che gli adulti non capiranno mai. A parte Céline Sciamma.
Jennifer Lesieur, Metro

Céline Sciamma tiene tra le mani un soggetto formidabile. Il risultato è luminoso, capace di non scadere mai in un’eccessiva drammatizzazione, ma di essere sempre alla giusta distanza, affidandosi a una vera qualità dello sguardo.
Romain Le Vern, Excessif

Il film è una meraviglia di sensibilità. Céline Sciamma evita tutti i cliché dei film sull’infanzia. Con un’ispirazione formale costante e una maestria innata nella direzione degli attori (i bambini sono stupefacenti), la regista si interroga sui rapporti con la sessualità, la norma, il gruppo, con un salutare rifiuto di spiegazioni psicologiche. Il cinema francese può vantare tra i suoi ranghi una nuova cineasta di primo piano.
Olivier de Bruyn, Le Point

CÉLINE SCIAMMA

Regia e Sceneggiatura
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Céline Sciamma nasce nel 1978 e cresce nella periferia di Parigi in una famiglia di origine italiana. Dopo la laurea specialistica in letteratura francese segue i corsi di sceneggiatura alla prestigiosa scuola di cinema La Femis. Su consiglio dell’attore e regista Xavier Beauvois, membro della sua commissione d’esame, utilizza lo script di fine corso per esordire come regista con Naissance des pieuvres (2007). Il film viene presentato nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes 2007 e riscuote subito un grande interesse, facendo ottenere a Céline il Prix Delluc come migliore opera prima e una candidatura ai César nella stessa categoria.
Dopo alcuni lavori come sceneggiatrice, anche per la televisione, gira il cortometraggio Pauline (2009), realizzato grazie alla vittoria del concorso “Jeune et homo sous le regard des autres”, presieduto da André Téchiné e istituito per combattere l’omofobia.
Tomboy è il suo secondo lungometraggio, vincitore del Teddy Award all’ultimo Festival di Berlino e dei premi del pubblico e della giuria al 26° Torino GLBT Film Festival.

NOTE DI REGIA

Gallery TomboyFilosofia produttiva
Tomboy è stato realizzato in tempi incredibilmente brevi. Ho scritto la sceneggiatura in 3 settimane e pochi mesi dopo stavamo girando. Le riprese sono durate 20 giorni, con un budget iniziale di 500.000 euro e una troupe di 15 persone. Questi numeri riflettono bene lo spirito del film, radicale e dinamico. Volevamo credere che fosse possibile lavorare in una prospettiva diversa da quella consueta, con i tempi di scrittura e di ricerca di finanziamenti molto lunghi. Questo progetto è stato concepito in questo modo, è la sua filosofia.

Un meccanismo efficiente
Il film è costruito intorno a un argomento molto semplice e forte, ossia la storia di un personaggio con un’identità segreta. Si tratta di un tema classico, molto usato nel cinema americano (il poliziotto infiltrato, la doppia vita), che permette una narrazione forte, ricca di suspense e empatia. Il personaggio ha un obiettivo ben definito e gioca attivamente su due fronti. Partendo da questo efficiente meccanismo di scrittura, ho avuto quindi anche il tempo e la libertà di comporre un ritratto vivido dell’infanzia. Naturalmente, ero anche molto interessata al tema dell’identità sessuale e del genere: l’infanzia è spesso dipinta come un’età dell’innocenza, ma io credo che sia una stagione della vita piena di sensualità e emozioni ambigue. Ed è così che volevo raccontarla.

Trovare Laure
La nostra prima preoccupazione era il casting, poiché il ruolo di Laure rappresentava una sfida davvero ardua. Inoltre, avevamo pochissimo tempo per i provini e solo 3 settimane a disposizione prima della scadenza per ottenere il permesso di girare con dei bambini durante l’estate. Il casting director ha accettato la sfida, pur sapendo che non avremmo avuto il tempo di andare a cercare volti nuovi nelle scuole o nei giardini pubblici, ma avremmo dovuto considerare solo i piccoli attori già iscritti alle agenzie.
So che quello che sto per raccontare sembra il solito aneddoto romantico da tirar fuori in queste occasioni, ma questa storia è vera. Abbiamo incontrato la protagonista, Zoé Héran, il primo giorno di provini e ha avuto la parte. È arrivata con quell’aria da ragazzo, con il suo vero amore per il calcio e dei capelli lunghissimi. Girando qualche scena è stato chiaro che aveva quello che serviva: una forte emotività naturale e un viso molto fotogenico. Insomma, dal primo giorno avevamo la nostra protagonista. Non avevamo ancora i soldi, è vero, ma dal momento che l’ho incontrata sapevo che per lei avrei girato il film a qualunque costo.

Sorelle
Per quanto riguarda il personaggio di Jeanne, la sorellina di Laure, occorreva che ci fosse una chimica tra le due, un legame di fiducia reale. Presto il nostro interesse si è focalizzato su Malonn Lévana. Mi piace il suo viso e il modo in cui parla. Può sembrare molto matura ed era una bambina davvero intelligente, quando l’ho incontrata siamo entrate subito in sintonia, mi ha emozionato. Il legame tra le sorelle nel film è ispirato alle mia vita reale e nutrivo grandi aspettative a riguardo.

Amici veri
La scelta di Jeanne Disson, che interpreta Lisa, è stata l’unica fatta al di fuori delle agenzie. Non ero convinta delle altre, erano troppo consapevoli della propria bellezza, mentre io volevo una ragazzina impacciata, non una principessa. Per il resto dei bambini, invece, si è deciso di includere nel cast gli amici reali di Zoé, senza fare una selezione. La sceneggiatura non era ancora completa, quindi i singoli membri della comitiva non erano ancora stati delineati. Prendendoli tutti insieme speravano nella loro amicizia reale e nel legame speciale che li univa. Sentivo che qualcosa di buono poteva scaturirne



Vi abbraccio

Marco Michele Caserta