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martedì 2 agosto 2011

Lesbiche contro una trans: parla Helena Velena

Un gruppo di donne omosessuali ha picchiato una donna transessuale. Il motivo? Una delle ragazze ha pensato che la transessuale ci provasse con la sua fidanzata. Ma forse c'è altro sotto? Parola ad Helena Velena.

Nessuno ne parla, nessuno si è scandalizzato. Solo le persone più vicine alla vittima hanno diffuso la notizia, fino a che Helena Velena (amica della suddetta) non è stata contattata e allora su qualche sito hanno a iniziato a diffondersi i primi resoconti dell' accaduto. Di cosa stiamo parlando? Di una persona transessuale che è stata picchiata nel weekend a Bologna da un gruppo di lesbiche. Non ci credete? E invece è così. Ecco la testimoniana di Net Tourniquet, la persona aggredita:
"Anche se sono sinceramente esausta mi sembra doveroso intervenire: sono entrata al pronto soccorso alle 19:42 e ne sono uscita alle 00:59…voglio anzitutto ringraziare il Faggio e Donato per esser stati insieme a me ad aspettare tutto quel tempo ed Helena che telefonicamente mi è stata altrettanto vicina… Poi ci tengo a chiarire vari punti… Non è ASSOLUTAMENTE nelle mie intenzioni inscenare un processo alle butch: credo che ognuno debba esser libero di trovare la dimensione e l’estetica che meglio rappresenti se stessi! Il movente passionale scusate ma sembra una barzelletta, condivido in pieno la necessità di ironizzare a tale proposito con Sciltian Gastaldi, mi son fermata a parlare con la ragazza in questione incuriosita dalla lunghezza dei suoi capelli superdecolorati… Per il semplice fatto di averle rivolto la parola la sua compagna mi si è scagliata contro pensando che ci stessi provando: il che è stato escluso oltre che da me dalle sue amiche che tirandola indietro m’hanno detto di andarmene perchè molto gelosa e particolarmente aggressiva… Mi sono immediatamente defilata con questa che mi gridava dietro: “e vedi di andartene, prima che ti becchi una sberla”. son tornata a divertirmi con i miei amici…dopo un bel po’ passando dietro al loro tavolo m’è venuta la brillante idea di fare una battuta acida…”gliel’avrei voluta dare io ‘na sberla”…pessima idea…io l’ho detto una del gruppo delle picchiatrici indemoniate lo ha fatto, s’è girata e allungandosi m’ha tirato un gran schiaffone…non sono mica ‘na santa, istintivamente ho tentato di ricambiare la cortesia ma l’unica cosa che son riuscita a fare è stato scacciar via le mosche… non ho colpito nessuno! Le signore erano circa una decina e avano un tavolo prenotato con tanto di seau a glace, inutile dire che sia stato chiesto a me di uscire…chissà come mai… Io ho subito detto che lo stavo già facendo e mi sono avviata alla porta prendendo il buttafuori sottobraccio… Il mio amico che poi ha cercato di difendermi mi ha visto ed è andato a chiedere spiegazioni alla sicurezza… Lì d’avanti c’erano già le ragazze a fomentarsi l’un l’altra nell’organizzare la spedizione punitiva alla “trans impertinente”… Ee nessuno della sicurezza è uscito a controllare cosa stesse per succedere… Per concludere, al di là dei generi, dei gusti, etc. mi sono ritrovata incredula con 6 ragazze tutte più impostate e avvezze alla rissa di me che a breve m’hanno messa K.O. buttata a terra e presa a calci e pugni…soprattutto nella schena, in pancia e in testa…urlandomi “travone di merda…MUORI!”…ma poi travina casomai peso 52kg… Ho cercato di ripararmi il viso e mi son presa le botte in posizione fetale mentre il mio amico si è buttato su di me per proteggermi beccandosi anche dei colpi destinati a me…ad un certo punto hanno smesso e sono sparite lasciandomi a terra a contorcermi…credo sia tutto…potrei copiare il referto del pronto soccorso…ma ho davvero sonno, vado a letto. Ecco, le cose sono andate ESATTAMENTE così… Spero di esser stata abbastanza esaustiva.".
Ed ecco invece la testimonianza che abbiamo raccolto da Helena Velena, nota militante, amica della vittima. Lei ha tentato di diffondere i primi comunicati rimasti inascoltati e ha diffuso la notizia su Facebook:
"Ieri sera a Bologna sei lesbiche hanno selvaggiamente picchiato una persona transgender procurandole lesioni, perche’ pensavano ci stesse provando con la compagna di una di loro… Come la mettiamo ora, che la violenza non viene dai “fascisti” ma dall’interno della nostra stessa scena? Questa notizia non deve venir censurata con la scusa che “i panni sporchi si lavano in casa”, ma se ne deve assolutamente parlare!!"
L'abbiamo chiamata per capire meglio cosa ci sia dietro a quest'aggressione e al silenzio che vi gravita attorno.
"Quello che è successo a Net Tourniquet allo Chalet Dei Giardini Margherita deve essere raccontato. Quando si verificano delle aggressioni omofobe c'è una sorta di autovittimismo che ne fa parlare per giorni. Quando la violenza si scatena all'interno del movimento lgbt tutti tacciono. Certo fino a che i comunicati stampa saranno appannaggio dell'Arcigay romano e non Nazionale, soprattutto nelle mani di Fabrizio Marrazzo, che nonostante sia stato allontanato, detiene ancora un certo monopolio sulla stampa, è logico che tutte le altre voci non verranno mai ascoltate. E questo è quanto sta accadendo con la vicenda di Net. Net ha subito un vero e proprio raid punitivo. I comunicati stampa sono partiti nel weekend, ma siamo a lunedì e ancora quasi nessun sito e nessuna testa giornalistica ne ha parlato. Questa si chiama censura.".

Leggi - "L'Italietta: Arcigay vs. Marrazzo e le minacce di Mancuso"

Moltissime associazioni che ho contattato hanno tentato di buttarla in caciara, come si suol dire, mi hanno risposto "Eh ma sono cose che capitano, è gelosia...". Ma questa volta non è così. A mio avviso un'aggressione organizzata a distanza di ore da un semplice battibecco, non è motivata dalla gelosia, ma da vera e propria transfobia.
Transfobia che nel mondo lesbico è presente da anni. Fin dagli anni '70 quando i movimenti separatisti identificavano le transessuali come uomini travesititi da donne, da isolare e non includere nel movimento (pregiudizio diffuso e generalizzato tutt'ora in Italia, ndr). Quello stesso separatismo che pontificava (e pontifica tutt'ora) sul genere maschile e femminile polarizzando il primo nel male e il secondo nel bene. Quel separatismo che non riconosce nessun tipo di femminilità, che non sia quella genetica e spesso solo quella omosessuale.
Io stessa ne sono stata vittima a Bologna, come a Roma. Mi sono trovata più di una volta in contesti in cui in quanto transgender con una compagna, venivo allontanata. Io non mi sono mai arresa, ho sempre voluto capire "il perché". Mi dicevano che non potevano accettarmi, perché includere me, significava includere poi anche i trans FtM e queste identità per un certo tipo di separatismo sono inaccettabili. Fu celebre una riunione prima di un evento ad un collettivo romano (il "Buon Pastore" - La Casa Internazionale delle donne) in cui io arrivai con la mia compagna e percepimmo un certo astio. Io dovevo essere la tradruttrice di una conferenza con le ragazze del "Good Vibrations" di San Francisco, ma sapevo che non mi vedevano di buon occhio, dopo che un trans FtM era andato a bussare alla loro porta, per avere ospitalità, visto che io bazzicavo il loro circolo. Insomma quella riunione divenne un vero processo pubblico contro me e la mia partner. Tentavano di cacciarmi e io senza arrendermi risposi a una delle donne che mi stavano attorno:
"Tu sarai anche donna geneticamente, ma in questo momento hai in corpo più testosterone di quanto io non ne abbia avuto in corpo in tutta la mia vita". Questi sono solo esempi per farvi capire quanto certe idee siano radicate nei comportamenti delle persone. La propaganda transfobica si è fusa con le "bar butch", quelle lesbiche mascoline, che non sono più politicizzate, ma che hanno interiorizzato dei comportamenti prettamente maschili, che sono negativi. Se tenete conto che ad esempio, oggi a Roma al Gay Village, domina il coatto, potete ben immaginare come stiano cambiando i comportamenti della gente."
Leggi - "Una chiacchierata sui generi con Delia Vaccarello"

Ma perché delle donne devono arrivare a picchiare un'altra donna? Cosa le rende così aggressive?

"Potrei rispondervi con le parole di Mario Mieli:
'Quando andavo travestito in metropolitana a Milano, in tacchi a spillo e boa di struzzo, la violenza negli occhi di chi mi stava attorno, era la testimonianza di quanto gli altri invidiassero la mia libertà, di cui loro erano privi.'. 
Quello che è successo a Bologna forse è solo la testimonianza di un odio-amore tra un certo tipo di lesbiche e le donne transessuali. Ed è anche un esempio lamapante di come certe donne siano più maschili di certi uomini. Ma questo non deve essere un processo contro una certa fascia di donne. Questo è un problema che può avere diverse cause, che sarebbe interessante analizzare, ma non è questo il luogo. Quel che è certo è che bisogna squarciare il velo del silenzio a cui siamo abituati. Bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno, guardarle con occhio critico, anzi autocritico. Dono di cui il movimento lgbt non è dotato. Ci si mette troppo poco in discussione rimanendo troppo legati anche a certe dinamiche di partito. Ma io ne sono esente. Oggi la mia amica è andata a fare denuncia alla Polizia, come è giusto che sia. E io pretendo che una vicenda come questa non resti inascoltata."

Che dire. Speriamo che episodi come questo guidati o meno da motivi personali, non accadano. Perché se ad attaccarci sono persone eterosessuali, siamo tutti pronti a fare branco. Ma se il branco siamo proprio noi? Chi difende le vittime?

Fonte: http://www.gay.tv/articolo/1/15202/Lesbiche-contro-una-trans--parla-Helena-Velena#.TjfSUtwMT2R.facebook

Vi abbraccio

Marco Michele Caserta