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sabato 2 luglio 2011

«Io gay, quando papà mi chiese scusa» Le confessioni e i tabù di Vendola su GQ

La copertina di GQ
Il governatore sull'omosessualità e sulla Chiesa«Omofobia presente in certi ambienti della sinistra»

«Una delle cose più belle che mi siano accadute è quando, nel 2000, durante il Gay pride ho ricevuto una telefonata da mia madre. Aveva sentito alla radio il mio discorso e mi confidava che sia lei sia mio padre erano molto orgogliosi di me; papà aveva anche detto che forse avrebbero dovuto chiedermi scusa. Non ho mai pianto tanto in vita mia». È un Nichi Vendola inedito quello che si rivela sulle pagine del numero di luglio del mensile GQ.

L'OMOSESSUALITÀ - Il governatore della Regione Puglia affronta il delicato tema dell’omosessualità e dell’omofobia presente, a suo dire, non solo nella cultura della destra ma anche in certi ambienti della sinistra. Il leader di Sel appare in copertina con un orecchino da zingaro ispirato ai versi del poeta spagnolo Federico Garcia Lorca. Vendola, in riferimento alle polemiche suscitate dall’Europride 2011 svoltosi pochi giorni fa a Roma, rivolge «un messaggio ai fratelli omofobi». «Le forme più trasgressive e spettacolarizzate di esibizione dell'identità gay, normalmente, sfilano un giorno all'anno le forme più pacchiane e spettacolarizzate di esibizione dell'identità etero, nella sua versione più maschilista e più machista e anche più greve, sfilano anche nei palazzi del potere tutti i giorni dell'anno» dichiara il governatore. Intervistato su quale sia stata la più grave forma di omofobia subita, Vendola ricorda «il ciclico tentativo di assimilare l'omosessualità alla pedofilia che periodicamente produce, nei protagonisti della macchina del fango, delle autentiche scariche d'adrenalina».

LA CHIESA - Nichi ne ha anche per la Chiesa. «Il fatto che sia governata da una casta sacerdotale maschile le impedisce un confronto più capace di accoglienza. Chi ha una vera fede religiosa può essere gay, ma non può essere omofobo, perché il cristianesimo è il capovolgimento di qualunque possibilità di violare la libertà e la dignità di ogni essere umano. Per questo, anche quando dalla Chiesa cattolica arrivano messaggi arbitrari o violenti, noi dobbiamo evitare di replicare con stilemi da anticlericalismo ottocentesco».

Francesco Serrone