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domenica 31 luglio 2011

Addio Giò Stajano, prima donna trans dichiarata d'Italia

Gay.it - Addio Giò Stajano, prima trans dichiarata d'Italia
Se ne va a 79 anni Giò Stajano, icona trans della Dolce Vita. Giovanni Minerba, direttore del Togay:
 "Rappresentava un momento importante del movimento gay quando ancora il movimento non esisteva".
Giò Stajano è morta oggi a Lecce all’età di 79 anni. Era ricoverata da tempo in una casa di riposo.
Icona trans della Dolce vita, prese parte al capolavoro felliniano (fu tagliata al montaggio per dissapori col regista ma le sue scene sono state reintegrate nell’edizione in dvd) e pare che ispirò la celebre scena del bagno di Anita Ekberg nella fontana di Trevi anticipandola dal vivo in quella di Piazza di Spagna. Attrice, giornalista e scrittrice, divenne la trans più famosa d’Italia dopo la pubblicazione, nel 1959, del libro autobiografico "Roma Capovolta", sequestrato perché contrario alla morale pubblica, come i successivi "Meglio l’uovo oggi" e "Roma erotica". Nata nella salentina Sannicola, all’anagrafe si chiamava Gioacchino Stajano Starace ed era il nipote di un gerarca fascista collaboratore di Mussolini.

Dopo il cambio di sesso negli anni ’80, a Casablanca, adottò il nome di Maria Gioacchina e si ritirò in un convento piemontese.
Una delle sue ultime apparizioni pubbliche risale al 2009, quando presentò al Festival Glbt torinese "Da Sodoma a Hollywood" l’autobiografia "Pubblici scandali e private virtù" scritta insieme a Willy Vaira.
"Da anni non stava tanto bene e ultimamente non si curava molto - ci spiega Giovanni Minerba, direttore del Togay -. L’avevamo già aiutata tre anni fa portandola d’emergenza dal medico. Io avevo realizzato vent’anni fa con Ottavio Mai il documentario "Il fico del regime". Parte del film l’avevamo girato in casa sua e nella villa di famiglia e del nonno gerarca. Giò Stajano rappresentava un momento importante del movimento gay, quando ancora il movimento gay non esisteva: con il suo essere presente, senza nascondersi, col suo lavoro di giornalismo su "Men" ha aperto la realtà omosessuale a tanti gay.
Si definiva ‘la mamma del movimento gay’ mentre Angelo Pezzana, polemico perché Giò non aveva mai fatto attivismo, diceva che piuttosto ‘era la pronipote’. Una delle sue massime era “quanto la società ti condanna, basta solo un po' di coraggio per essere favolose”. Aveva il coraggio di andare a toccare le gerarchie romane senza esclusione. Era anche pittrice: negli anni '60 fece una mostra il cui catalogo aveva la prefazione firmata Federico Fellini. Anche al cinema aveva lavorato con Fellini, Freda, Tognazzi: non era certo l’ultima arrivata"


Vi abbraccio

Marco Michele Caserta