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mercoledì 8 giugno 2011

Vittorio Sgarbi: "Mio figlio sta bene, non è drogato né omosessuale"


Vittorio Sgarbi ha nuovamente tuonato gratuitamente contro il mondo Lgbt. Lo ha fatto durante un’intervista sul settimanale Gioia, nella quale parlava del suo rapporto con il figlio. Lo ha riconosciuto solo quando il ragazzo aveva sette anni, dopo una lunga battaglia legale con la madre Patrizia Brenner.
A quel punto l’ha mantenuto ma quando la donna è morta, ha invitato il figlio a raggiungerlo a Roma. Risposta: “No, grazie”. Il giovane ha preferito rimanere a Varese, con una badante in casa. Ma Sgarbi non si rimprovera di nulla perché ha un’idea tutta sua (per fortuna non comune) della paternità:
“Io non posso impormi con nessuno: sono un uomo libero… Io avrei fatto la mia vita comunque. Non credo nella paternità. I figli sono delle madri. È la natura a dirlo. Una donna per fare un figlio ci mette nove mesi, un uomo dieci minuti…”
Ed è quando gli domandano come siano i legami tra di loro e come stia il figlio che l’uomo sbotta:
“Mah. Mi pare che stia bene: non si droga, non è omosessuale”
Droga e omosessualità, i due pericoli per i giovani d’oggi sullo stesso piano? Essere gay e usare sostanze stupefacenti preoccupano allo stesso modo? Lui non solo non si accorge di aver dato una risposta assurda e superficiale ma, anzi, ne spiega le sue astruse ragioni:
“Sono tutte e due fonti di disagio sociale. E quindi di infelicità… E io sono liberissimo di fare e di dire quello che voglio”
Se sei gay sei infelice e a disagio socialmente. Che poi siano personaggi che rilasciano queste dichiarazioni a rendere il disagio sociale e i pregiudizi è tutta un’altra storia. Del resto, Sgarbi è libero di dire a fare quello che vuole. Fortunatamente, tutti noi lo siamo, non solo lui… Gay compresi.


Vi Abbraccio 

Marco Michele Caserta