ciao

lunedì 13 giugno 2011

Trans, in carcere e disperata: tenta di castrarsi da sola!

La storia di Ophelia De’lonta, detenuta del carcere della Virginia, che si è vista negare i fondi per provvedere all’operazione e ovviamente il trasferimento in un carcere femminile

Un’adolescenza fatta di rapine, traffico di droga e armi. Il tutto per sopravvivere, ma anche per riuscire a pagarsi quel tanto agognato intervento chirurgico che le avrebbe permesso di uscire da quel corpo da uomo in cui è nata ma che non la rispecchia. E’ il caso di Ophelia De’lonta, detenuta in Virginia, la quale è arrivata a un gesto estremo per risolvere il suo problema.

IL TENTATIVO DI CASTRARSI – In carcere, le è permesso di prendere ormoni femminili, indossare l’uniforme di una donna e gli viene dato del “lei”. Ma non si va oltre. Il Dipartimento della Virginia le ha negato il trasferimento al carcere femminile e il pagamento per un intervento chirurgico genitale. E così è arrivata ad un gesto estremo: ha cercato di tagliarsi il pene con tre rasoi usa e getta per circa tre ore. E’ stata fermata, e sono stati necessari 21 punti di sutura.

LA LEGGE NON PREVEDE FINANZIAMENTI – Al carcere non possono essere sicuri che non ci proverà di nuovo; anzi, De’lonta pensa che anche la morte potrebbe essere migliore che continuare a vivere con i genitali maschili:

“mi darebbe la pace”. 

Un altra detenuta transgender ha intentato una causa simile in California, e Todd Gilbert – Avvocato in materia di sistema sanitario carcerario – ha sostenuto che:

 “una prigione non è tenuta per legge a dare a un prigioniero l’assistenza medica che invece avrebbe ricevuto se fosse stata una persona libera, magari benestante”. E aggiunge: “e’ assurdo pensare che i contribuenti vogliano sostenere cambiamenti di sesso con le loro tasse”.

ANDARE OLTRE LE RAGIONI FISCALI E BUROCRATICHE – Ma l’apparente conservatorismo fiscale di suddette dichiarazioni possono mascherare la transfobia. Pagare per un cambiamento di sesso non può essere liquidato come aspetto “ridicolo”, se De’lonta è giunta a un inquietante autolesionismo. Alla domanda sul perché non può aspettare la procedura fino a che non esce di prigione, la detenuta dice: 

“questo è qualcosa su cui non ho alcun controllo. Sono nata così”. 

I governi degli Stati Uniti devono dunque necessariamente smettere di pensare a un cambiamento di sesso come ad un lusso, e riconoscere che per alcuni può essere una questione di vita o di morte. Speriamo che prevalga l’America progressista e moderna, da anni succube di quella conservatrice ed ipocrita.


Vi abbraccio

Marco Michele Caserta