ciao

domenica 26 giugno 2011

New York dice sì alle nozze gay: ora sono legali in 6 stati. Adesso anche l’Italia ci sta pensando.

Il Senato dello Stato di New York ha detto sì alle unioni omosessuali e il governatore democratico Andrew Cuomo ha subito tradotto in legge il provvedimento. A Milano, dove oggi è previsto il Gay Pride, il neo-sindaco annuncia un registro per le coppie di fatto
Svolta storica nel giorno del Gay Pride. Nella notte di venerdì il Senato dello Stato di New York ha detto sì alle unioni omosessuali e il governatore democratico Andrew Cuomo ha subito tradotto in legge il provvedimento.
Già bocciata nel 2009, la riforma è passata con 33 voti a favore, di cui quattro raccolti tra le fila dei repubblicani, e 29 contrari che includevano anche un voto democratico e tra un mese nella Grande Mela potranno sposarsi le prime coppie dello stesso sesso. Decisivo per convincere al sì anche le comunità religiose e i cattolici è stato il diritto all’obiezione di coscienza: chi non vorrà celebrare il rito infatti non sarà soggetto a sanzioni legali.

Lo Stato di New York si aggiunge così alla liberalizzazione decisa da Massachusetts, Vermont, New Hampshire, Iowa e Connecticut, e al District of Columbia dove le nozze gay sono già legge. Un voto che rappresenta una vittoria politica di particolare importanza per Cuomo che sulle nozze gay, tra le priorità del suo programma di governo, aveva raccolto anche l’endorsement di Obama. Infatti giovedì scorso il presidente degli Stati Uniti aveva incontrato a New York gli esponenti di uno dei gruppi omosessuali più conosciuti e importanti d’America, denominato Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Leadeship (LGBT). Nel suo intervento Obama aveva sottolineato che “le coppie gay meritano di avere gli stessi diritti di tutte le altre coppie” pur sostenendo che dovessero essere oggetto di regolamentazione statale e non federale. E col sì di New York si infiamma la campagna elettorale per le presidenziali del 2012.

Anche in Italia prosegue il dibattito sulle coppie omosessuali e alcune città hanno già avviato un processo di riforma legislativo sui diritti civili. A Milano, dove oggi pomeriggio sfilerà il Gay Pride, la nuova amministrazione di centrosinistra di Giuliano Pisapia ha annunciato di volere creare un registro delle coppie di fatto, a cui potranno iscriversi gay ed eterosessuali. Una proposta bocciata nel 2008 dalla giunta Moratti ma che in altre città italiane, tra cui Padova e Torino, è già stata adottata e che secondo Pierfrancesco Majorino, assessore milanese alle politiche sociali, “è anche funzionale all’adozione di politiche e di atti non discriminatori”. L’obiettivo della nuova giunta è quello di iniziare un percorso che porti al riconoscimento di una “ pluralità delle forme di comunione di vita, con l’impegno dell’amministrazione a promuovere la parità”. Un registro ispirato a quello creato a Padova dal sindaco Flavio Zanonato che consenta alle coppie iscritte di usufruire anche dei servizi del Comune. E Palazzo Marino intende avviare un tavolo di discussione con i rappresentanti del movimento glbt perché il registro, ha spiegato l’assessore “è uno strumento, ma non penso debba essere l’unico”.

Oggi Pisapia ha deciso anche di patrocinare il Gay Pride che non riceveva il sostegno delle istituzioni locali milanesi da 18 anni. Il sindaco però non potrà essere presente e Majorino leggerà un suo messaggio di saluto. Un’assenza che non è piaciuta al presidente di Equality Italia Aurelio Mancuso che spera non si tratti di “un ritrarsi diplomatico per non urtare qualche area politica all¨interno della maggioranza di centro sinistra”. Le intenzioni politiche, però, dimostrano che anche Milano si avvia a un processo di riforma e riconoscimento delle coppie di fatto.



New York dice sì ai matrimoni gay. Ora sono legali in sei stati

New York, sì ai matrimoni gay. Ora sono legali in sei statiNEW YORK - Lo Stato di New York e il Governatore Andrew Cuomo ieri notte hanno fatto storia ad Albany, la capitale dello stato: dopo una battaglia logorante durata mesi il Parlamento locale ha approvato con una stretta maggioranza, 33 a 29, il matrimonio fra persone dello stesso sesso. E dunque New York diventa il sesto stato americano – e il più grande – a fare questo passo in avanti in materia di diritti civili. Il voto è avvenuto nella notte profonda, in un'atmosfera caotica, con le balconate del Parlamento gremite di gruppi favorevoli e contrari alla legge. Poi quattro repubblicani si sono uniti ai democratici, che hanno votato all'unanimità e la legge che sembrava impossibile è passata.

La svolta è importante non solo dal punto di vista sociale, ma anche economico. La legge sarà firmata dal Governatore al più presto ed entrerà in vigore 30 giorni dopo la firma. Questo vuol dire che già quest'estate le prime coppie gay e lesbiche potranno sposarsi regolarmente superando pregiudizi e regolarizzando la loro posizione davanti alla legge, alle loro famiglie, alla società. Avranno diritti economici né più né meno di quelli che hanno mariti e mogli di sessi diversi. Con lo sviluppo di coppie gay o lesbiche che hanno cominciato a vivere insieme, a fare dei figli, attraverso l'adozione o biologici, con l'inseminazione artificiale, e in mancanza di una chiara struttura giuridica, si sono create finora situazioni complicate anche in materia ereditaria, con figli esclusi dall'asse ereditario perché considerati illegittimi.
Gli stati che hanno finora legalizzato il matrimonio per coppie dello stesso sesso sono stati finora il Connecticut, Washington D.C., il Vermont, il Maine il Massachusetts, l'Iowa e il New Hampshire. A parte l'Iowa, tutti gli stati sono nel Nord Est, un'area tradizionalmente più aperta a posizioni di minoranza. Per le strade a New York si è subito festeggiato e ci sono stati matrimoni simulati. Le ricadute sul piano federale, dicono gli esperti, si vedranno presto.

A New York sono innumerevoli le coppie gay o lesbiche che convivono con figli e vorrebbero sposarsi. Ne conosco almeno una decina molto serie ed equilibrate. Una di queste, formata da Andrew Solomon e John Habitch, ha deciso di andare a sposarsi in Gran Bretagna. Andrew aveva anche il passaporto inglese e i due, che aspettavano un bambino grazie all'inseminazione artificiale, hanno allo stesso tempo regolarizzato la loro posizione, ma hanno anche fatto un gesto simbolico importante per muovere il dibattito nello stato. Il loro matrimonio è avvenuto ad Althorp, la casa di famiglia della Principessa Diana grazie a un rapporto di amicizia con il fratello della principessa uccisa, il conte Charles Spencer. L'evento si è trasformato in una forma di protesta per la discriminazione contro coppie gay o lesbiche. E in uno dei miei programmi radio ho intervistato Andrew Salomon sulla problematica gay e lesbica in America proprio nel momento in cui in Italia si discuteva dello "scandalo" della pubblicità di Ikea.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-25/york-matrimoni-sono-legali-095754.shtml?uuid=AaEevuiD

Vi abbraccio

Marco Michele Caserta