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venerdì 24 giugno 2011

MATRIMONIO GAY IN CHIESA: I VALDESI ROMPONO IL TABÙ

Prima unione domenica a Milano: "L'amore merita la nostra benedizione". L'anno scorso il Sinodo ha riconosciuto le coppie dello stesso sesso.
Il pastore Giuseppe: "Non sacralizziamo l'omosessualità, ma prendiamo atto di un legame". 
Per i valdesi come per le altre fedi protestanti, il matrimonio non è un sacramento, «perché Gesù non ha sposato nessuno». 
Perciò i loro pastori (e pastore) si limitano a benedire la coppia che vuole sancire la propria unione: dall´agosto del 2010 il Sinodo ha lasciato libere le sue singole chiese di benedire anche le coppie dello stesso sesso. Ed è la chiesa di Milano la prima a farlo, nel suo prossimo rito domenicale. 

Da quel momento, Ciro e Guido otterranno dai loro fratelli di fede il riconoscimento, il rispetto, l´accoglienza del loro amore e del loro progetto di vita in comune: solo che a differenza delle altre coppie etero anche di fede valdese che possono sposarsi civilmente, loro non avranno diritto neppure ad essere riconosciuti come coppia di fatto, perché come si sa, le nostre leggi non lo consentono. E il tema continua a essere evitato, anche localmente. Per dire, prima delle elezioni milanesi, c´è stato un sondaggio tra i rappresentanti di lista dei partiti per sapere se pensavano di istituire un registro delle coppie di fatto: pochi si son presi il fastidio di rispondere, comunque i sì del centrosinistra sono stati 140, quelli del centrodestra 7.

Guido e Ciro si sono conosciuti sette anni fa in una discoteca gay ed è stato amore a prima vista, cementato dallo scoprirsi tutti e due di fede protestante: hanno deciso di vivere insieme e per sempre, e di ottenere il riconoscimento del loro amore dalla loro chiesa. Nel marzo dell´anno scorso hanno inviato ai pastori milanesi una lettera chiedendo una benedizione ufficiale, «non un diritto ma un dono, un atto di grazia». La richiesta è arrivata al Sinodo, se ne è discusso per mesi, si è arrivati a un vasto consenso. 

Dice il pastore Giuseppe Platone della chiesa di Milano: «Non è intenzione dei valdesi di sacralizzare l´omosessualità, noi prendiamo solo atto di un legame vissuto nella responsabilità e reciprocità. È una cosa bellissima! Mi scandalizza invece l´ipocrisia o quell´acido spirito che si serve delle Scritture per discriminare, oltraggiare: se dovessimo seguire ancora la Bibbia senza tener conto di quando fu scritta, dovremmo praticare ancora la lapidazione dell´adultera. Ciro e Guido non ci chiedono che venga rispettato un loro diritto, questo spetterebbe allo Stato, quanto di rendere manifesto il dono dell´amore che li lega uno all´altro». 

Pensate di suscitare reazioni negative da parte dei cattolici? «Può darsi, ma noi non possiamo più aspettare. Sono indignato per il vuoto giuridico in materia, quando per esempio in un paese cattolico come la Spagna esiste addirittura il matrimonio tra persone dello stesso sesso. È vergognoso che un Paese come l´Italia non sia in grado di rispettare i diritti di tutti, di tutti quelli che si amano. La chiesa valdese non è Las Vegas, non è un´agenzia matrimoniale: chiede a Dio, cui solo risponderemo se siamo andati troppo avanti, di benedire e accogliere le coppie che intendono legarsi per la vita. La nostra scelta non ha alcun valore giuridico, ma è solo un atto di fede, un impegno morale».

Sarà il pastore Platone a presiedere al rito di domenica, mentre la benedizione sarà impartita dalla pastora Anna Zell. Guido sarà vestito di chiaro, Ciro di blu: ci saranno i fedeli milanesi, gli amici della coppia, i genitori di Ciro e da Bari una folla di suoi parenti, arriverà da Bordighera la mamma di Guido. Come dice la partecipazione, un semplice foglietto, «al termine della cerimonia ci sarà un aperitivo presso i locali della chiesa». È stato mandato un invito anche al nuovo sindaco Pisapia (ma non si sa se lo ha raggiunto), senza insistere per non creargli eventuale imbarazzo: anche se il giorno prima, sabato 25, ci sarà il Gay Pride milanese, patrocinato dal Comune. 

Ecco, Ciro e Guido sono l´opposto delle star del Gay pride: non sono giovani, non sono sexy, non si travestono, sono persone qualsiasi dalla vita qualsiasi, sono credenti, vogliono rendere pubblica la loro unione, essere accolti dalla loro chiesa, visto che la legge non lo fa, per quello che sono. Chiedono il diritto di non essere discriminati, ghettizzati, costretti alle piume e all´esagerazione per essere riconosciuti. Sono ancora più anonimi dei due anonimi ragazzi che si tengono per mano nella pubblicità Ikea che per pura bizzarria personale ha indignato il nostro povero Giovanardi: che se non ha imparato a controllarsi, potrebbe, lui così superficialmente cattolico, prendersela con la piccola e ferrea chiesa valdese, quindi cristiana, che non riconosce il papa e nessuna gerarchia, ma ha deciso di «celebrare la gioia di Ciro e Guido e pregare con convinzione e affetto per due persone che si amano e si impegnano a vivere insieme la loro vita».


Vi Abbraccio 

Marco Michele Caserta