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giovedì 2 giugno 2011

Lesbica marchiata a fuoco e seviziata: l'Inghilterra le nega l'asilo

La brutalità non conosce confini e limiti, questo è l’unico pensiero che mi attraversa leggendo la storia di una donna ugandese duramente punita perché lesbica. Il Vice Primo Ministro inglese Nick Clegg ha da poco dichiarato che non sarebbe stato applicato il rimpatrio in caso di persone perseguite nel paese d’origine, eppure sono state chiuse tutte le porte a Betty Tibikawa, donna ugandese lesbica marchiata a fuoco e stuprata, al momento detenuta a Yarl’s Wood in Bedford. La donna verrà a breve riportata in Uganda dove continuerà a pagare la propria omosessualità.

L’Uganda è un paese dell’Africa noto per il trattamento disumano riservato a gay e lesbiche e molti attivisti denunciano la situazione da anni, portando all’attenzione pubblica la documentazione che identifica l’Uganda come uno dei peggiori paesi al mondo per gli omosessuali.

Betty è giovanissima, ha 22 anni ed è stata aggredita da 3 uomini che le hanno marchiato a fuoco una coscia, abbandonandola svenuta in un edificio abbandonato. Dopo due mesi di convalescenza a letto, la giovane ha cercato rifugio in Inghilterra e vive i momenti prima del rimpatrio con comprensibile angoscia:

Non riesco a dormire. Ho l’incubo di ciò che potrebbe accadermi se vengo rimandata al mio paese. la mia famiglia mi ha abbandonata perché sono lesbica. […] Avevo dichiarato la mia omosessualità su una rivista ugandese che si chiama Red Pepper lo scorso febbraio, ma da quel momento la mia vita è stata a rischio.

L’ufficio immigrazione inglese non sembra voler prendere sul serio storie di violenza e tortura come queste, condannando persone innocenti ad un futuro altrettanto orribile. Perché non si concede l’asilo, contrariamente a quanto promesso? Perché un paese avanzato come l’Inghilterra non tende la mano a persone che pagano con l’orrore per il proprio orientamento sessuale? Perché Betty Tibikawa non è degna dell’asilo politico?


Vi abbraccio

Marco Michele Caserta