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mercoledì 11 maggio 2011

Vittime gay e trans, niente veglia. L’Arcigay contro il Cardinale Romeo, mentre Mauro La Mantia farnetica assurdità: "Cronaca e opinioni di Livesicilia".



Vittime gay e trans, niente veglia. L’Arcigay contro il Cardinale Romeo.


“Siamo stupiti e addolorati. E’ un veto che cancella la sofferenza di vittime inermi, di quegli stessi deboli che il Cardinale e la chiesa si dicono votati a difendere senza distinzioni. La proibizione è anche un atto di aggressività, nella sua complicità, a coloro che diffondono omofobia e odio”.

Lo scrive, in una nota, l’Arcigay, dopo che il Cardinale di Palermo, Paolo Romeo, ha deciso di vietare una veglia ecumenica di preghiera per le vittime di omofobia e transfobia, che si sarebbe dovuta tenere nella chiesa di Santa Lucia il 12 Maggio prossimo, nell’ambito degli eventi del Palermo Pride.

“Il senso dell’iniziativa del Palermo Pride, in programma il 21 Maggio, è ben lungi dal voler aprire un fronte di polemiche – spiega Daniela Tommasino, Presidente di Arcigay Palermo e portavoce del Palermo pride – ma era quello di offrire uno spazio di riflessione, che tenesse in considerazione l’estrema varietà del movimento lgbt, composto sia da atei che da agnostici, ma anche da migliaia di cattolici. La veglia comunque si farà, anche per strada, se non troveremo altri spazi”. “Vietare una preghiera per le vittime dell’omofobia è solo l’ultimo degli insulti che le gerarchie rivolgono a gay, lesbiche e trans italiane”, aggiunge Paolo Patané, presidente nazionale di Arcigay. “La chiesa – conclude – con quest’atto che vorrebbe mettere a tacere le vittime di un orrore quotidiano, mostra, ancora una volta, di essere complice e grande sponsor dell’avversione alla dignità di milioni di persone”.

“I gay attaccano la libertà della Chiesa”

Non si fermano le polemiche a Palermo per l’intervento del Cardinale Paolo Romeo che ha negato la veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia promossa da un cartello di associazioni omosessuali e non. Il dibattito è aperto e già ieri Arcigay era insorta sulla questione.

Oggi ad intervenire a proposito della vicenda è Giovane Italia, il movimento giovanile del Popolo della Libertà. Il gruppo, come si legge in una nota diffusa alla stampa, “da tempo si batte contro talune rivendicazioni delle associazioni gay che vorrebbero stravolgere il diritto di famiglia con i matrimoni tra omosessuali ed il conseguente diritto di adozione dei minori. Rivendicazioni al centro del Gay Pride che si svolgerà a Palermo nelle prossime settimane”.

“Ancora una volta assistiamo – dichiara Mauro La Mantia, presidente regionale di Giovane Italia – al maldestro tentativo da parte delle associazioni gay di imporre la loro visione del mondo. Non solo vogliono portare in Italia leggi contro l’istituto familiare, ma ora vorrebbero imporre anche un nuovo credo religioso alla Chiesa Cattolica. Quello delle associazioni gay è un attacco pericoloso alla libertà religiosa della Chiesa che, all’interno dei suoi edifici di culto, ha il diritto di far rispettare la propria pastorale”.

“I casi isolati di aggressioni contro persone omosessuali – continua La Mantia – condannate pubblicamente anche dalla Chiesa, vengono usati strumentalmente da tali associazioni per l’approvazione di leggi da loro definite contro l’omofobia, ma in realtà contro la libertà d’espressione religiosa sul tema dell’omosessualità. Al Cardinale Romeo, oggetto di vergognosi attacchi condotti dall’Arcigay, va la nostra massima solidarietà”.


Ma il cardinale Paolo Romeo dovrebbe rivedere la sua posizione

Il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ha proibito la celebrazione di una veglia in una chiesa palermitana, quella di Santa Lucia, prevista e già autorizzata da un padre comboniano per il 12 Maggio, organizzata per ricordare, in vista della giornata mondiale che si terrà il 17, le vittime dell’omofobia. Questa è la notizia. La veglia, che comunque i richiedenti sono intenzionati a fare pure in piazza, davanti la chiesa chiusa, precede il Gay Pride Palermo, che si svolgerà, con tante iniziative, dal 14 al 21 Maggio.

Proprio il 21 ci sarà, come nel 2010, il corteo e già alcuni manifesti che lo pubblicizzano sono stati imbrattati con scritte offensive. Si suppone da parte di eterosessuali maschi, perché le donne queste cose non le fanno, che hanno evidentemente più testosterone in circolo che neuroni nel cervello. Una non meglio precisata, da parte dell’ufficio stampa della curia, norma del diritto canonico e un documento del 1986 dell’attuale papa, impediscono che tale momento si svolga dentro una chiesa. Resta da capire perché altrove, in Italia e nel resto del mondo, si può e a Palermo no.

Dagli ambienti curiali fanno sapere che i cattolici sono sempre vicini alle persone omosessuali, ma non possono che opporsi al male, al peccato, al vizio. La paura, inoltre, è quella che si utilizzi, ci è stato incredibilmente detto, un momento di preghiera per farsi pubblicità. Difficile capire che marchio o che prodotto pubblicizzino gli omosessuali, questo ce lo faremo spiegare meglio la prossima volta. Ci pare, invece, che una richiesta proveniente da credenti, perché di questo stiamo parlando, in qualsiasi modo essi esprimano la loro sessualità, non dovrebbe che trovare pronta accoglienza da parte di chi guida la chiesa palermitana e da parte di tutti i fedeli che ad essa fanno riferimento.

Qui, si badi bene, non si chiede all’alto prelato, o alla chiesa locale, di rivedere la dottrina sull’omosessualità, ammesso che quest’ultima abbia un senso scientifico e sia radicata nella predicazione del Gesù dei vangeli. Semplicemente, alcuni credenti vorrebbero utilizzare un luogo di culto per esprimere, con il linguaggio tipico di chi ha il dono della fede, la condanna verso ogni forma di discriminazione omofobica. In qualsiasi modo essa si presenti. Anche se si concretizza sotto la sembianza, non se l’abbia a male la chiesa di Palermo e il suo capo, della negazione di uno spazio.

Perché, a volte, o quasi sempre, negare un luogo fisico, che in questo caso è anche un luogo spirituale, può coincidere, certo senza che se ne abbia la volontà specifica, con il negare l’identità più intima di ogni singola persona che ne fa richiesta. La quale non può essere esclusa, perché questo di fatto accade nel caso in questione, solo perché non se ne condivide la condotta sessuale. La vicinanza dei cattolici alla vita degli esseri umani, non può essere soltanto teorica e poi infrangersi miseramente nel momento in cui essa deve palesarsi con una visibile azione pastorale di accoglienza.

Non possiamo che augurarci, quindi, anche se è molto difficile, che il cardinale Romeo ci ripensi. Sappia che non ci perderebbe nessuno. Insieme a lui, infatti, ci guadagnerebbe tanto non soltanto la collettività dei cattolici, ma tutta la comunità cittadina. Purtroppo, l’unico precedente non è incoraggiante in tal senso. Pure lo scorso anno un parroco aveva accettato di ospitare la veglia, ma a pochi giorni dall’evento venne richiamato dalla gerarchia a fare un passo indietro, adducendo come motivazione di facciata che la porta della chiesa non voleva più saperne di aprirsi. Non è una barzelletta, è andata proprio così. In quell’occasione i partecipanti furono ospitati nel vicino tempio dei valdesi. Anche quest’anno, c’informa il pastore Giuseppe Ficara, il 22 maggio sarà ricordata solennemente la giornata mondiale contro l’omofobia durante il culto domenicale, quindi nel momento centrale per i valdesi palermitani. Che pregano lo stesso Cristo dei cattolici, ma indiscutibilmente, o almeno in questa vicenda, con diverso profitto.

Una polemica pretestuosa

(rp) Come si sa, il cardinale Paolo Romeo ha deciso di vietare una veglia di preghiera per le vittime di omofobia e transfobia, che si sarebbe dovuta tenere nella chiesa di Santa Lucia il 12 maggio prossimo. Il rapporto tra Chiesa e gay è un nodo incandescente e irrisolto. Chi scrive pensa che la curia avrebbe fatto meglio a concedere quello spazio e quel tempo.

Tuttavia, le polemiche che sono scaturite dal diniego ci appaiono pretestuose. Il pensiero della Chiesa sull’argomento è noto. E sarebbe molto meglio sedersi a un tavolo, aprire un dialogo, piuttosto che porre domande di cui si conosce la risposta, per poi mettere in scena il dramma della discriminazione. Se c’è una debolezza del movimento gay è nella sua incapacità di volare alto. Non è lecito imporre a un’altra istituzione stili e pensieri che non le appartengono e stracciarsi le vesti quando accade l’ovvio. I gay vivano serenamente la propria libertà. E quella degli altri.





Non sono d'accordo solo con l'ultimo articolo di Livesicilia, perchè asserire che non è lecito imporre ad un'altra istituzione stili e pensieri  che non le appartengono è davvero troppo!
Nessuno impone nulla (si parla di diritti che è un'altra cosa), semplicemente la chiesa dovrebbe essere un'istituzione più devota ed interessata a Dio che alle preferenze sessuali altrui; insomma, meno morbosità e più amore verso il prossimo (indistintamente): credo dovrebbe essere questo, per la chiesa, il fine più corretto nel 2011, sbaglio?!!

Vi abbraccio

Marco Michele Caserta