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venerdì 27 maggio 2011

Identià di genere? Umana

Mentre si parla di sviluppo e necessità di cambiamento, quel che riguarda il tessuto sociale e politico italiano sembra prendere un’altra strada: quella della retrocessione. Se una campagna pubblicitaria a favore di un noto marchio di arredi per casa è stata in grado di mandare in subbuglio il Parlamento, così le parole del Presidente della Repubblica volte al rispetto ed alla necessità di integrazione razziale e sociale non sono bastate per impedire da parte della Commissione di Giustizia la bocciatura della legge contro l’omofobia presentata dalla deputata Paola Concia che ha per questo presentato le dimissioni. In un clima di tensione e critica spietata c’è chi, pienamente coinvolto dalla tensione politica e mancanza di tutela, esprime la propria personalità attraverso la presentazione di nulla di più scontato della propria identità di genere: umana. Gabriele Belli, noto per essere stato concorrente trans ad aver partecipato al “Grande Fratello”, e Fabianna Tozzi, presidente di “Trans Genere”, hanno prestato la loro fisicità per la campagna “Equality” a sostegno dell’uguaglianza sessuale tra generi.

Gabriele: I cambiamenti intervengono quando le persone di buona volontà interpretano le esigenze di un’epoca ed in questo momento l’esigenza è quella di cambiare, di dare a tutti la possibilità di esprimersi al meglio. La tendenza attuale è quella a ghettizzarsi dicendo “siamo in crisi, non va bene nulla” quando è sempre possibile fare la differenza: cambiando. Il problema è che da anni a questa parte quello che viene detto dai giornali o ancora di più dalla televisione è legge: vero o non vero che sia nella realtà, il fatto diventa lo diventa.

PERCHE’ C’E’ PAURA DEL DIVERSO ESSENDO CONTRO L’ESSERE UMANO?
Fabianna:
Anche io me lo chiedo spesso ma non ne faccio un discorso di parte, pur essendolo, perché fondamentalmente manca una cultura della diversità che è ricchezza assoluta. Dovrebbe esserlo. E’ chiaro che gli intenti politici di certe persone sono quelli di mettersi in una situazione di supremazia facendo passare le diversità come qualcosa di pericoloso per la società: è come non far studiare, tenere sotto controllo la cultura perché questo implica la schiavitù. La storia è piena di questi esempi ed è questo che andrebbe rivisto a livello internazionale pur essendoci una carta per i diritti umani che dovrebbe essere la Bibbia. In Italia abbiamo in realtà uno strumento che servirebbe ad abbattere tutte le discriminazioni ed è la Costituzione: lì c’è scritto che siamo tutti uguali e con gli stessi diritti. Basterebbe mettere in pratica quello che già c’è ma in maniera forte: la Costituzione dovrebbe essere il nostro punto di riferimento poiché credo di vivere in uno Stato Laico e voglio attenermi alle sue leggi. Una grande responsabilità che noi abbiamo riguarda il fatto che non possiamo aspettarci che siano gli altri a legiferare, ad elaborare delle leggi, delle regole per noi: siamo noi stessi a doverle fare. Io ho intenzione di tornare a fare politica a tempo pieno perché ritengo che ci sia bisogno di molteplici sensibilità all’interno di un Governo politico e questo è l’invito che voglio rivolgere a tutte le persone gay, trans e lesbiche: non elaborare soltanto le modalità per risolvere le nostre istanze ma entrare fisicamente nella politica, nell’economia. Questa è la chiave di volta. Quel che è accaduto a Gabriele entrando nella casa del Grande Fratello è la stessa cosa che accadde a Valdimir Luxuria arrivando in Parlamento e diventando deputato: questo ha cambiato la percezione delle persone trans. Senza grandi clamori dovremmo essere dentro il tessuto sociale perché se da una parte condanniamo chi non ci difende siamo poi noi i primi ad essere ai margini: in tantissimi casi questo dipende dalle difficoltà e dalle sofferenze imposte dalla famiglia ma dobbiamo lavorare sul fatto che noi non siamo il problema ma la soluzione.

PERCHE’ OGGI E’ COSI’ DIFFICILE SEMPLICEMENTE ESSERE?
Gabriele: Perché ci hanno insegnato di più ad avere, ad apparire. Ci domandano cosa abbiamo, non cosa siamo, quanto guadagniamo e non cosa facciamo. Mi chiedono con imbarazzo “Ma adesso sei…?” ed io non posso che rispondere che sono sempre. Bisognerebbe applicare una sorta di demolizione dei paradigmi esistenti e ricominciare da zero. Troppo spesso l’essere viene asservito al sistema, all’idea del guadagno: vendere il corpo, la propria fisicità, precludendo lo sviluppo di tutto quello che è l’essere, il pensiero.

Fabianna: Secondo me tutta la comunità LGBT in questo Paese dovrebbe fare un “mea culpa”: noi siamo estremamente bravi dal punto di vista culturale e dell’insegnamento –ed è per questo che la formazione dovrebbe partire dalle scuole elementari- anche se ci sono delle lacune enormi per quanto riguarda le leggi. Se i nostri diritti, però, non sono andati avanti è forse perché non siamo stati efficaci, non abbiamo preso la direzione giusta: dobbiamo fare un lavoro terribile che non è solo quello di informare su chi in realtà siamo ma destrutturare, prima, tutto un pensiero. Perché quando si pensa ad una persona trans si pensa sempre a qualcosa di “alieno”, esagerato? Spesso succede che le stesse persone trans facciano una comunicazione non giusta: noi abbiamo scelto di rappresentare la normalità nel modo più crudo e duro attraverso l’unione di un ragazzo ed una ragazza trans abbracciati. La nostra assoluta naturalezza potrebbe essere la chiave di volta: forse ci vorrebbero meno piume e lustrini per mostrare meglio quello che siamo, esseri umani. Per quanto banale possa sembrare è invece proprio questo, a nostro avviso, ad essere dirompente: mostrare come l’essere trans sia soltanto uno dei tanti tasselli della nostra personalità. Le persone trans sono anche impiegati, operai, studenti, mogli, mariti e figli: è vero che c’è bisogno di lottare ancora per affermare i nostri diritti ma francamente credo sia ancora più importante affermarci come lavoratori, cittadini, persone che hanno un diritto di voto. Non possiamo impegnare tutta la nostra intera esistenza per affermare quello che naturalmente siamo.

QUALI SONO LE CRITICHE E LE NECESSITA’ RELATIVE AL SISTEMA SOCIO-POLITICO IN CUI SIAMO INSERITI CHE PERMETTE UNO SVILUPPO ININTERROTTO DI DISCRIMINAZIONI VERSO LA “DIVERSITA’” PERCEPITA?
Fabianna: Abbiano necessariamente bisogno di leggi: c’è un buco legislativo. Manca una legge che difenda la persona omosessuale e transgender. Manca l’aggravante che, invece, dovrebbe esserci se offendi la persona per motivi quali la religione, la nazionalità, l’orientamento sessuale o l’identità di genere. Quello che a noi preoccupa di più è la mancanza di una necessità punitiva verso chi offende poiché l’offesa diventa, col tempo, un’aggressione, una violenza verso una persona che nel nostro Paese poi non ha reali problemi in quanto omosessuale o transgender: le problematiche nascono perché imposte dalla società. Le persone trans hanno una legge che le rappresenta ma è del 1982 ma andrebbe rivista e corretta: ad esempio non dovrebbe più esserci l’obbligo di dichiarare un genere sui documenti; fondamentalmente il Governo e le Istituzioni dovrebbero investire sull’informazione, sulla cultura perché legiferare senza far conoscere profondamente chi siano le persone interessate diventa un lavoro sterile. Non sono di certo a favore delle leggi repressive ed è per questo che credo che il legiferare in maniera giusta ed appropriata vada contestualmente accompagnato dal parlare e dallo spiegare per quale motivo una legge viene proposta altrimenti si corre il rischio di avere e chiedere qualcosa che ci tuteli senza che il nostro vicino di casa ne comprenda i perché.

COME E QUANDO E’ AVVENUTO IL VOSTRO INCONTRO?
Gabriele: Io e Fabianna ci conosciamo da diversi anni: lei è l’anima pratica di questa unione mentre io sono quello visionario. Stando insieme ho pensato a cose che lei è riuscita a rendere concrete. Fabianna da anni milita in politica e discutendo sulla possibilità concreta di realizzare qualcosa ho avuto l’idea di scattare, ad esempio, delle fotografie. Lo slogan della campagna “La nostra identità di genere? Umana” è suo: è nato parlando e lei l’ha reso concreto. Dietro a questa frase è nata poi l’esigenza di creare altro, qualcosa che potesse essere filosofia, magari dei corsi di formazione, qualcosa di più rispetto ad un’associazione poiché già Fabianna ha la sua, “Trans Genere”: ho creato delle slide, un marchio ed un sito e a breve partirà questa nuova idea, questo nuovo progetto che vuole svilupparsi in mezzo e tra la gente.

L’ADOLESCENZA E’ PROBABILMENTE IL PERIODO IN CUI LA PERSONA E’ PIU’ FRAGILE E VOLUBILE ALL’OFFESA POICHE’ L’IDENTITA’ NON E’ ANCORA FORMATA. DA QUANDO RITENETE SIA NECESSARIO INIZIARE A FARE INFORMAZIONE?
Gabriele:
Già partendo dalla scuola. I bambini hanno una mente ad ombrello, aperta, e dentro puoi davvero metterci di tutto: purtroppo quello che vi viene posto ora non è il meglio. L’essere stato un personaggio del “Grande Fratello” mi ha permesso di entrare nelle case degli italiani e a questo punto sia benvenuta l’esca: sono appena stato contatto da una scuola media per un discorso di integrazione razziale. Il corso di formazione a cui sto lavorando avrà come titolo “Dal reality alla realtà”: in un certo senso è uno slogan che ci rappresenta poiché io e Fabianna siamo complementari, l’anima pratica appartiene a lei mentre a me spetta il lato visionario. Ogni giorno ci arrivano delle e-mail che ci commuovono nel quale ci viene detto “grazie” per quello che per noi è semplicemente essere.

LA NOSTRA PERSONALITA’ SI COSTRUISCE COMUNQUE ATTRAVERSO I FEEDBACK CHE RICEVIAMO DALL’ESTERNO.
Gabriele:
Se non ci sono esempi e modelli di benessere già in mezzo a noi stare bene è impossibile. Sentire di mamme che per i diciotto anni regalano alla figlia un seno nuovo è tremendo: dove sta il modello di benessere quando si va smontare un corpo che la natura ha dato forte e sano? La dismorfia totale è troppo presente nella gente per questo noi lottiamo per essere ed affermarci come modello di benessere.

Fabianna: E’quello che cerchiamo di insegnare e far comprendere, soprattutto alle persone trans come noi: se da una parte è vero che può esserci sofferenza nel non riconoscersi nel genere di nascita con quello che ne consegue, dall’altra parte è vero che se nel percorso di transizione si cercasse di capitalizzare in banca quello che si porta ci sarebbe, allora, una ricchezza assoluta. Sia io che Gabriele abbiamo fatto della nostra transizione la ricchezza più grande che abbiamo poiché è un percorso esperienziale meraviglioso: si passa attraverso non soltanto un cambiamento fisico ma anche e soprattutto sensoriale. In particolar modo all’inizio del percorso di transizione bisognerebbe pensare che può essere un cammino stupendo: è vero che siamo animali sociali e che per questo dobbiamo interfacciarci con le altre persone che spesso non capiscono ma se non ci capiamo prima noi non possiamo pensare che gli altri comprendano.

SPESSO, PERO’, LA GENTE PENSA AL CAMBIAMENTO ASSOCIANDOLO SOLO AL DOLORE ED ALLO STRAVOLGIMENTO.
Gabriele:
Non è così quando si ha consapevolezza del proprio corpo, delle percezioni che cambiano attraverso una terapia ormonale sostitutiva che non è devastante come si pensa: dicono addirittura che faccia diventare pazzi e di me, all’epoca del reality, scrissero che ero diventato quel che sono complici sette interventi di chirurgia quando l’unica operazione fatta era quella al petto. Mi chiedono se io abbia fatto l’impianto di barba e peli sul corpo: la realtà è che assumo una piccola fiala di testosterone ogni quindici giorni, un po’ come per la donna prendere la pillola anticoncezionale. Penso ai film “What women want” o “Nei panni di una bionda”: ecco, noi sappiamo cosa provavano i protagonisti di questi due, splendidi film! Solo questa consapevolezza può salvarti dalla chirurgia estrema, dall’essere schiavo di essa: demolire il proprio corpo per che cosa?! Per essere un uomo o una donna? No: vogliamo essere quello che siamo senza cadere nelle trappole chirurgiche risapute.

VOLETE DUNQUE DIRE CHE MOLTE PERSONE DECIDONO DI SOTTOPORSI AD IMPORTANTI INTERVENTI CHIRURGICI PER UNA NECESSITA’ IMPOSTA PIUTTOSTO CHE SENTITA?
Gabriele:
Certo. Spesso può essere il compagno che ti paragona alle altre ad esempio: diventare il copia incolla di qualcuno può sembrare più semplice del riuscire ad essere se stessi. C’è questo “voglio assomigliare a..” quando in realtà attraverso una sana visualizzazione di se naturalmente ci si avvicina ad un’idea sana di sè: fisiognomicamente si migliora, la pelle è più luminosa così come gli occhi. Bisogna innamorarsi di se stessi: quando ciò accade, una sorta di droga scorre nel sangue e tu transiti in un bellissimo uomo o in una bellissima donna. Amare se stessi è amare gli altri: questo dovrebbe essere insegnato anche dai giornali, dai media, presentando miti come il benessere in primis, la condivisione.

Marco Piraccini

Fotografie di Massimo Prizzon
(www.massimoprizzon.it)


Vi abbraccio

Marco Michele Caserta