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mercoledì 9 marzo 2011

Trucco e reggiseni imbottiti in ogni carcere per le trans

Il ministero della Giustizia britannico vara norme per difendere la possibilità dei detenuti transessuali di presentarsi come desiderano. 
Le transessuali in galera devono avere la possibilità di acquistare abbigliamento adeguato alle loro preferenze, così come trucco e prodotti per curarsi. E’ questo l’obiettivo di un nuovo regolamento diffuso in Gran Bretagna dal ministero della Giustizia. 

DIFESA DEI TRANSESSUALI - Le nuove linee guida entreranno in vigore la prossima settimana: “Ogni struttura deve permettere – si legge tra le righe – ai detenuti che si definiscono transessuali e desiderano cambiare genere di vivere permanentemente nella nuova condizione”. Il documento di 20 pagine informa gli agenti di polizia penitenziaria che “le persone transessuali, in particolari quelle che non hanno subito interventi chirurgici o terapia ormonale, posso utilizzare vari oggetti per presentarsi nel modo che vogliono”. Si tratta di “reggiseni imbottiti”, ma anche “protesi” per diversi livelli di “sofisticazione”: “L’accesso all’acquisizione di tali prodotti può essere limitato solo in occasioni eccezionali. Possono essere vietati solo nei casi in cui può essere dimostrato che costituiscono un rischio per la sicurezza che non può essere ridotto”.

TRUCCO E REGGISENI IMBOTTITI IN OGNI CARCERE – Oltretutto “ogni restrizione” alla distribuzione di tali oggetti può diventare “oggetto di ricorso giurisdizionale”: ogni prigione che applicherà tali restrizioni dovrà “essere in grado di fornire una giustificazione dettagliata e ragionevole per farlo”. “Le persone transessuali possono utilizzare trucco per presentarsi in maniera più convincente”. Il make up – continua il documento – è vitale per presentarsi nel sesso acquisito”. Non può essere limitato ad esempio “per coprire la crescita della barba”. A differenza dei detenuti maschi quelli in procinto di cambiare sesso non possono essere costretti ad indossare l’uniforme carceraria. Le linee guida sottolineano la necessità di “permettere ai detenuti di vivere in maniera permanente nel genere ‘acquisito’, di indossare abiti adeguati al loro nuovo genere, l’adozione di nomi diversi”.


Vi abbraccio

Marco Michele Caserta