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domenica 27 marzo 2011

Lea T, il successo dopo le foto di Givenchy: l'intervista a Daria Bignardi

Il mondo della moda è una realtà molto creativa, si sa, abituata agli eccessi e alle eccentricità. Quando, però, si è saputo che la modella trans Lea T. è la figlia del calciatore Toninho Cerezo, è stato il mondo del calcio ad entrare in subbuglio. La campagna Givenchy che l’ha vista protagonista ha fatto il giro del pianeta, rivelando una realtà che finora era ammantanta di segreto e mistero.
Per la prima volta in Italia, dopo le interviste nel resto del mondo, Lea T. si confessa durante una lunga intervista con Daria Bignardi, nella puntata di ieri delle Invasioni Barbariche.
Le discrete domande della conduttrice di La7 hanno permesso che la modella sviscerasse ogni aspetto della sua condizione, rivelando le sofferenze e le paure che l’hanno colpita fin da quando si è resa conto che, il sesso maschile assegnatole alla nascita, non era quello che in effetti sentiva come rapprensentativo di se stessa. Per ora, legalmente, Lea T. è ancora Leandro Cerezo, ma ancora per poco:

“Ho appena avuto notizia che ancora 5 mesi avrò il nome maschile Leandro sui documenti, poi sarò finalmente Lea” - confessa sorridente -.

Lea T. mentre racconta della sua adolescenza in Italia

Toninho Cerezo, il padre di Lea, è stato un calciatore molto amato in Italia, dove giunse nell’82 per giocare nella Roma.

“Ho trascorso la mia infanzia e adolescenza in Italia, come ragazzo apparentemente "normale". Provengo da una famiglia molto cattolica, soprattutto da parte di mia madre. Siamo 4 fratelli, 2 femmine e un altro maschio. E’ stato mio padre, prima di tutti, ad avvertire che c’era qualcosa che non andava e lui stesso lo diceva a mia madre. Se ne accorgeva di più perchè stava poco in casa e, quando tornava, notava le differenze. Crescendo in una casa di donne, per mia madre era normale che ascoltassi i discorsi delle donne piuttosto che mettermi a fare le cose degli altri ragazzini”.

Si nota la sofferenza sul volto bellissimo della modella che attualmente è testimonial della maison Givenchy e si è posizionata al numero 40 del ranking mondiale delle top model. Si capisce bene che, nonostante l’odierna serenità, ci sono ferite che fanno ancora male.

“Quando sei bambino non conosci definizioni e pregiudizi. Capitava che gli altri bambini mi chiedessero perchè non giocassi mai con loro – ricorda -, ma io rispondevo che stavo bene così ed era vero. Quando sei bambino sei neutro”. 

Il percorso che Lea ha intrapreso in età ormai adulta, in realtà è una diversità che si è portata dentro probabilmente da sempre: il problema è nato dalla mancanza di informazioni sull’esistenza di quest’altra definizione di genere che è il transessualismo.

“Da adolescente inizi a farti tante domande proprio perchè si sviluppa la parte sessuale, da lì inizi a renderti conto di cosa ti piace e cosa no. Purtroppo non si spiega ai bambini che esiste il transessualismo, perchè i genitori non hanno l’apertura mentale per spiegarlo ai figli. Io non sapevo proprio cos’era. A scuola avevo capito che esisteva l’omosessualità e credevo di essere omosessuale, ma non ne parlavo per una questione di riservatezza e poi perchè mia mia madre era molto cattolica, alla fine nemmeno le mie sorelle parlavano molto delle loro curiosità in materia sessuale”.

Pur scegliendo la sua natura femminile, Lea, quando era ancora un ragazzino non ha potuto evitare di comportarsi come tutti gli altri maschi, in maniera molto vivace e incontrollata.

“E’ vero, sono stata un maschio vivace, tanto che una volta io e mio fratello distruggemmo la hall di un albergo romano – racconta sorridendo -. In realtà, non sono mai stata troppo femminuccia, nel senso che se dovevo giocare con i ragazzi lo facevo, correvo e mi scatenavo. Poi, però, se dovevo rilassarmi e stare serena, lo facevo con le donne. Ancora oggi faccio il maschiaccio quando capita”.

Poi arriva l’adolescenza, Toninho Cerezo passa al Genoa e quindi anche la sua famiglia si trasferisce nella capitale ligure, dove Lea frequenta la scuola media e inizia ad avvertire le prime differenze coi suoi compagni.

“Mi chiudevo in bagno per farmi la piega e poi magari mi rilavavo i capelli. Però non capivo che era per assumere delle sembianze di un altro sesso, era solo un periodo molto strano, come credo per tutti gli adolescenti. In più ero sempre più confusa data la mancanza di informazioni a riguardo, per questo, ripeto, se ne dovrebbe parlare di più”.

Daria Bignardi ricorda a Lea gli esordi come modello, quando ai casting appariva come un ragazzo ma anche lì le cose si confondevano parecchio.

“Sembravo comunque una ragazza anche da uomo – rammenta la modella –, quel periodo lo ricordo come di profonda crisi e confusione. Poi mi sentivo sola: la gente non ti aiuta e se non hai una famiglia che ti appoggia, tutto è molto complicato. Non riesco a descriverti questa confusione, perchè alla fine non ci vuoi nemmeno pensare, in quel momento sei molto giovane e vuoi solo goderti al vita”.

La svolta arriva quando Riccardo Tisci, direttore creativo di Givenchy, la prende come sua assistente e si instaura un’amicizia importante che le ha dato poi il coraggio di intraprendere questo percorso.

“Riccardo aveva una mentalità diversa, vedeva tutto molto più naturalmente – spiega Lea T -. Anche i miei amici se ne erano già accorti, ma non dicevano niente sperando che fossi gay. Invece Riccardo fu il primo che mi chiese di provare i tacchi a spillo perchè diceva di aver capito i miei atteggiamenti e la mia situazione. Io stessa l’ho accettato dopo tanto perchè venivo da una famiglia molto cattolica e soffrivo del pregiudizio. Quando poi ho capito, consideravo la transessuale come segno di discriminazione, di perversione e di prostituzione; non riuscivo ad avere altre visioni, quindi cercavo di fuggire da questa realtà. Finchè ad un certo punto fu troppo evidente, troppo forte, tanto che delle mie amiche mi presero da parte e mi dissero che eravamo simili. Da lì mi si aprì un mondo nuovo”.

Il colpo più diffcile da accettare è stato per la famiglia. Per la madre di quello che una volta era Leandro Cerezo, la causa di tutto ciò era attribuibile solo a stessa: alla fine era proprio lei ad averlo procreato. Ma poi Lea spiega che la situazione è rientrata nella "normalità", soprattutto grazie alla campagna di Givenchy, instaurando così un rapporto madre-figlia critico, ma costruttivo.

La scelta di Leandro di diventare Lea comporta un percorso sia medico che legale molto impegnativo e faticoso.

“A livello medico è un percorso molto serio per via della terapia ormonale che inizialmente ti scombussola tutto – conferma la modella-. Diventi più emotiva e si smussano alcuni angoli del carattere. Il testosterone ti rende più forte e più duro emotivamente, mentre l’estrogeno ti 'addolcisce' e ti ritrovi a piangere come non hai mai fatto. Lo shock arriva quando ti svegli e ti rendi conto che il tuo corpo si sta trasformando in un’età in cui non sembra più 'normale' ”

Questo è uno dei motivi che ha portato Lea ad accettare di parlare in un’intervista a cuore aperto con Daria Bignardi: per lanciare un messaggio e per portare all'attenzione una società italiana che ancora oggi prova molto imbarazzo e tanta aggressività nei confronti delle persone transessuali.

 “Ho iniziato la transizione quando avevo già una certa età e quindi ho continuato con la mia vita e ho dovuto confrontarmi con i pregiudizi della gente per strada, al supermercato e sul lavoro. La verità è che non mi rispettano come una donna  perchè pensano che, essendo una trans, sia una prostituta e non solo gli uomini italiani lo credono”.

Toninho Cerezo da Belorizonte legge una lettera dedicata alla figlia in studio

In esclusiva per la televisione italiana, Toninho Cerezo ha letto la lettera per Lea che ha scritto per dire cosa pensava come padre di lei ai media di tutto il mondo.

“Non possiamo essere bravi in tutto e tu, Lea T. Cerezo, sai fare molto più che semplici palleggi – legge l’ex calciatore con grande commozione -. Hai avuto il coraggio, con eleganza, di tentare di rompere i paradigmi e di mostrare al mondo che dobbiamo accettare le differenze, essere tolleranti con la diversità e capire senza mai giudicare ciò che non conosciamo. Il cammino può essere lungo, ma sicuramente non sarò lo stesso senza di te. Bambino o bambina, Leandro o Lea, non importa più. Sarò sempre tuo padre e tu, orgogliosamente, una parte di me”. 

Parole d’amore puro e incondizionato che hanno strappato più di una lacrima alla modella. 

“Mi sento molto fortunata ad avere un padre – ha consluso commossa -, una madre, delle sorelle e una nonna che mi appoggiano. Credo che mio padre abbia lanciato un messaggio anche ad altri genitori. E’ un esempio da seguire”.



foto gallery

con un abito di trasparenzedurante un\'intervista televisivaicona di stile androginoin passerellain pose diversenella campagna del successo
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Fonte: http://donna.fanpage.it/lea-t-il-successo-dopo-le-foto-di-givenchy-lintervista-a-daria-bignardi/

Vi abbraccio

Marco Michele Caserta