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mercoledì 9 febbraio 2011

Perché l'Italia non è un paese per gay

Omofobia, scandali sessuali, accuse e violenza. Questi potrebbero essere solo alcuni dei motivi per cui, l’Italia non è un paese per gay.
Ci siamo nati qui, non possiamo semplicemente prendere il primo biglietto aereo per la Spagna o l’Olanda e mandare tutti al diavolo. Generalmente non possiamo perché qui abbiamo una famiglia, gli amici, un lavoro, una vita (ebbene sì, anche quella…) e, soprattutto, non abbiamo tutti questi soldi per agire come in una soap opera americana dove tutto è possibile. Qui i traslochi non durano i 40 minuti canonici di una puntata di Melrose Place. Qui non si incontra un affascinante modello con cui iniziare una profonda e semplice storia d’amore. Qui non si passeggia tranquillamente per le vie delle città, mano nella mano, con il proprio compagno. Qui come in molti altri paesi e in molte altre storie di vita quotidiana.
Poi sfogli il giornale e ti accorgi di quello che ti circonda. Berlusconi travolto dallo scandalo Rubygate: vallette, showgirl e attrici dalle belle speranze che fanno la transumanza tra un appartamento e la villa di Arcore. All’interno della vicenda ci sono politici, giornalisti, agenti delle star e tutto un mondo che si incrocia e si appoggia l’uno con l’altro. Apri un’altra pagina e leggi della Chiesa, degli scandali che hanno fatto riemergere il tema della pedofilia tra i preti e i vescovi: bambini abusati sessualmente e tentativi di insabbiare o parlare il meno possibile della vicenda. Sembra che, intorno a te ci siano molti argomenti validi su cui poter porre attenzione, su cui poter far cadere la scure della moralità più ovvia.

Arrivi quasi, stupidamente, a pensare che per un po’ non ci sia più il rischio di sentir condanne e giudizi sull’omosessualità vista come simbolo del peccato moderno e della degenerazione dei costumi. E, invece, ti accorgi, con stupore, che la crociata contro i gay continua, anche in queste occasioni e diventa sempre costante e coerente con il pensiero ottuso di chi pensa di poter giudicare chiudendo gli occhi sulla sua vita privata.

Perché, leggendo le intercettazioni e le novità che quotidianamente appaiono sui quotidiani, pensi che l’attenzione sia (quasi) totalmente incentrata su questo. E ti sbagli. Perché, se aspetti che la Chiesa sia implacabile contro questa corruzione e non conceda sconti, anche in questo caso, ti sbagli, come ci ricorda Ratzinger:

“Non esiste, pertanto, un matrimonio della vita ed un altro del diritto: non vi è che un solo matrimonio, il quale è costitutivamente vincolo giuridico reale tra l’uomo e la donna, un vincolo su cui poggia l’autentica dinamica coniugale di vita e di amore. l diritto a contrarre matrimonio presuppone che si possa e si intenda celebrarlo davvero, dunque nella verità della sua essenza così come è insegnata dalla Chiesa. Nessuno può vantare il diritto a una cerimonia nuziale

I giornali parlano della vicenda Rubygate ma alcuni di loro rispondono come in un dialogo, nel quale i lettori sono spettatori passivi, usando l’omosessualità come carta di vergogna e di peccato:

“Eppure Nichi non lo ricordavamo con la tonaca. Lo ricordavamo piuttosto al Gay Pride, come testimonia questa foto, mentre un gentile fan in paglietta e sorrisino gli avvicina la soffice a gagliarda lingua all’orecchio. In pubblico, mica nella tavernetta di casa sua. Come diceva, governatore? Grottesco? Ridicolo? Chi è senza effusione scagli la prima indignazione. E chi ha orecchie per intendere, non le usi per farsi solleticare”

Non solo questo ma ancora il Giornale mentre risponde, indignato, a Famiglia Cristiana:

“Gli “avvoltoi” che non sono riusciti ad abbattere Berlusconi, né con l’esito delle urne elettorali, né con la strumentalizzazione degli studenti, né con il 14 dicembre, né con le toghe rosse, né con le donne, né con i moralismi d’accatto, si devono rassegnare al fatto che che è meglio un (presunto) puttaniere che fa buone leggi a favore della famiglia, piuttosto che un ipocrita baciapile che vorrebbe concedere diritti a chi per egoismo non si vuole sposare, o peggio, ai “diversamente orientati”. Chi dell’opposizione è senza peccato (leggasi di sesso, magari con trans e sodomiti) scagli la prima pietra, se ne ha il coraggio!”

Ecco qui il panorama. L’Italia travolta dallo scandalo su Silvio Berlusconi a livello internazionale e qui i giornali e la Chiesa che ripropongono i soliti strali omofobi e di intolleranza generale. E i politici, vicini al Premier, che lo difendono a spada tratta, vantando e proteggendo quel machismo tutto italiano che, purtroppo, non è rimasto solo nella trama dei film di serie B degli anni ‘80 (come ci ricorda Bossi):

“Berlusconi è stato massacrato dai magistrati, mai visto un Premier massacrato così. Pensate se agli uomini non piacessero le donne”


Nessuna dimissione, nessuna ammissione, molte critiche, molte difese strenue e attacchi gratuiti a chi osa criticare il Premier… e magari è pure gay! Ecco alcuni dei tanti motivi per cui l’Italia non è un paese per gay. L’omofobia non riesce a essere fortemente discriminata ma viene trattata quasi come un male minore di cui non c’è mai tempo e modo di occuparsi. Le unioni civili hanno cambiato diversi nomi ma non sono altro che mere illusioni mai concretizzate. Il concetto “matrimonio gay” farebbe eruttare l’Etna solo al pensiero, richiamando di corsa politici, cattolici e padri di famiglia ‘dall’antico valore’, pronti a manifestare notte e giorno contro questo orrore.

Nei salotti si invitano ancora esponenti di ‘Militia Christi’, insofferenti all’omosessualità e fautori della scritta “Curate i gay, non plagiate i bimbi” e allestiscono un teatrino di oppositori per finire in cagnara, senza nulla di risolto e di chiaro. Se nel resto del mondo, le celebrità che hanno fatto coming out spendono parole per sensibilizzare il prossimo e far comprendere quanto tutto sia ‘normale’ (che brutto termine, ma, ahimè, sembra si debba aspirare a quello…), qui in Italia c’è chi condanna adozioni gay di cantanti e chi parla della propria bisessualità e dell’attrazione per uomini (anche famosi, anche cantanti) e poi due settimane dopo immortalati per strada mentre baciano alla francese una modella.

In Italia, i quotidiani gridano alla conversione “È tornato etero!”, si canta di uomini che erano omosessuali e poi hanno scoperto l’amore per le donne e sono ‘guariti’. Si ha paura a mostrarsi troppo intimi con il proprio compagno, pubblicamente. In Italia non si è riconosciuti, si vive innamorati in clandestinità e si ha paura di fare coming out in famiglia e, a volte, persino con gli amici. Si teme di deludere, di sconvolgere e di non essere più riconosciuti: si ha il terrore di non essere più visti come il figlio che hai educato e cresciuto fino ad allora ma soffocato, travolto e nascosto da tutti i luoghi comuni che la tv, lo Stato e la Chiesa non smettono mai di gridare, fieramente.

Ci sono molti altri stati dove la situazione è peggiore, siamo d’accordo, ma questo non deve più essere un motivo per accettare tutto senza pretendere i propri diritti e reagire. Ci sono, infatti, anche molti Paesi dove il clima civile è decisamente tollerante, aperto e friendly.

Non ci sarà mai, magari, un paese ideale dove tutti portano rispetto per il prossimo e non ti vedono come "diverso" da accettare, dove i genitori non rimangono sotto shock per un coming out inaspettato o in cui i politici non si sprechino ad affermare il peggio contro i gay. Ma, quello che, finora, è certo è una cosa sola: l’Italia non è un paese per gay.

Fonte: http://www.queerblog.it/post/10264/perche-litalia-non-e-un-paese-per-gay

Vi abbraccio

Marco Michele Caserta