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sabato 26 febbraio 2011

LIBIA. A un bivio i diritti gay con il crollo dei regimi


Lo conferma Paolo Patané, presidente nazionale di Arcigay:

"Nei Paesi della sponda meridionale del Mediterrano, del Medio Oriente, i diritti delle persone lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) sono letteralmente ad un bivio: con il crollo dei vecchi regimi se le istanze di democrazia si consolideranno tutti ne trarranno beneficio, ma se si dovesse arrivare ad un affermarsi dell'integralismo islamico la situazione diventerà drammatica". Lo afferma, Paolo Patanè, il Presidente Nazionale di Arcigay.

L'associazione italiana segue con attenzione l'evolversi della situazione e Patanè sottolinea la disponibilità a soccorrere gli eventuali richiedenti asilo per motivi di discriminazione sessuale. 

"Stiamo cercando di seguire la situazione quanto più possibile -prosegue Patanè- per una questione di interesse generale, in particolare nel caso drammatico della Libia, ove i rischi sono più alti, ma anche per quanto riguarda gli altri Paesi ove, pure, sembra essersi avviato un percorso di stabilizzazione". "Dal nostro punto di vista particolare vi è poi il timore -spiega Patanè- che in aree dove comunque, tranne che in Tunisia, i diritti delle persone lgbt sono sempre a repentaglio e la loro condizione venga travolta da un'eventuale deriva integralista: abbiamo l'esperienza dell'Iran, dove la condanna a morte per i gay è invalsa".

Vi è poi il fronte dei flussi di richiedenti asilo verso l'Italia: per Patanè è altamente probabile che ci si trovi di fronte a una massa enorme di persone che dal Nord Africa si sposteranno verso l'Europa ed è possibile che fra loro vi siano anche omossessuali o lesbiche che sceglieranno di chiedere asilo per discriminazione sessuale. Da parte nostra c'è la massima disponibilità ad aiutarle e, nel caso dovessero pervenirci delle richieste, auspico che il ministero degli Esteri ci dia modo di attivare subito una collaborazione veloce.

La situazione nell'area viene seguita da Arcigay attraverso il contatto diretto - spiega il suo presidente - con Aguda, la più  grande associazione lgbt israeliana, con la sede principlae a Tel Aviv. Un canale abituale visto che negli altri Paesi dell'area le associazioni simili sono "nascoste". A guda comunque ha sempre avuto la capacita' di raccordarsi con movimenti e gruppi lgbt anche in nazioni "difficili" del Medio Orfiente e del Nord Africa". Aguda, nata nel 1975 con l'obiettivo di promuovere i diritti della comunità lgbt in Israele, è diffusa nell'intero Paese, organizzata come organizzazione di volontariato non profit e conta su oltre 500 attivisti impegnati a fornire supporto alla comunità lgbt.

"Si può  dire che la condizione lgbt nell'area e' realmente ad un drammatico bivio -ribadisce Patanè- è evidente che queste rivolte, questi cambiamenti nascono dal basso, per di più con un grande apporto dei giovani, esperienze di democrazia da sostenere consapevoli pero' che la loro evoluzione non e' ancora definita".

"Certamente quelli che sono crollati o stanno crollando sono regimi autoritari dei quali nessuno poteva augurarsi la sopravvivenza, e anzi il nostro governo dovrebbe essere più deciso, meno "neutrale" nel condannare le loro violenze, ma -sottolinea il presidente dell'Arcigay- il rischio di una deriva c'e'". Per il momento, comunque, non abbiamo notizie di specifiche situazioni per persone lgbt negative sono notizie di situazione negative, e siamo fiduciosi in particolare per quanto riguarda la Tunisia paese da sempre tollerante ed aperto, pur con i vincoli della tradizione islamica" -conclude Patanè-.


Vi abbraccio

Marco Michele Caserta