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sabato 12 febbraio 2011

10 Febbraio 2011, Milano/Feltrinelli: "Evviva la neve di Delia Vaccarello"...con un grazie speciale a Delia.

 10 Febbraio 2011, Milano (Duomo), c/o la Feltrinelli: "presentazione del libro Evviva la neve (Vite di trans e Transgender) di Delia Vaccarello".
Sono intervenuti insieme alla scrittrice:
Ivan Scalfarotto (Vice Presidente de PD)
Rita De Santis (Presidente Nazionale di Agedo)
Marco Caserta (Blogger e lettore, me medesimo :P).

Questa è la Playlist dei video sui vari interventi degli ospiti e delle fotografie annesse:
http://www.youtube.com/view_play_list?p=C435B89345401750

Per ringraziare Delia in maniera speciale copio ed incollo il discorso (scritto per problemi di memoria a breve termine :P, a differenza di quella fotografica che funziona più che bene) che avrei tanto voluto concludere per riuscire a presentare in maniera egregia questo libro, ma l'emozione mi ha tradito sul più bello. Però, come mi ha detto la stessa Delia, c'è molto anche dietro ai silenzi e alle pause, forse più di mille parole: grazie Delia.
E' vero, però avrei voluto esprimermi in maniera più completa e, aldilà delle parole, riuscire ad esprimere quello che sento dentro.

Questo è tutto ciò che volevo dire su questo libro, che in parte ho detto ma in gran parte no:

Allora, partiamo col dire che in passato ho letto svariati libri a tematica trans. Dei bei libri, per carità, anche ben scritti, ma forse anche troppo articolati e di difficile comprensione per chi alla fine non ha vissuto sulla sua pelle un disagio di questo tipo.

Questo libro è intenso ma semplice allo stesso tempo, appunto, di facile comprensione per chiunque. Un libro che, con molta semplicità, autenticità e sentimento, ha il coraggio di raccontare eventi anche particolarmente complessi e di forte impatto emotivo: come per esempio gli interventi chirurgici demolitivi e il rapporto tra “genitori e figli transessuali e/o genitori transessuali e figli”.

Ogni individuo sente e metabolizza ciò che sta leggendo in maniera del tutto differente l'uno dall'altro, per quanto bella ed emozionante poi possa essere la lettura; proprio perchè ogni persona ha un suo vissuto, un suo trascorso e questo fa si che le emozioni che possono provare svariate persone leggendo lo stesso libro, poi, siano diverse le une dalle altre.

In questo caso vi esporrò le mie, dettate sia da un percorso che inevitabilmente si lega in un certo qual modo alle storie raccontate da Delia nel suo libro, ma anche da un certo distacco che ho voluto tenere volutamente per poter capire più affondo cosa avrebbe potuto dare, questo libro, ad un qualsiasi lettore non transessuale.

Certo, in alcuni momenti non è stato semplice non farsi prendere dall'emozione in quanto persona T*, ma credo di esserci riuscito abbastanza bene.

Quando mi imbattei per la prima volta in una delle presentazioni di “Evviva la neve” (su YouTube), mi ricordo che dissi: “Questo libro mi manca ma, non so, è come se l'avessi già letto”. Dal modo di parlare e di raccontare alcune parti del libro dalla stessa scrittrice, mi ero già fatto un'idea piuttosto chiara e decisa sullo spessore di questa lettura.

Beh, successivamente lo lessi e non mi sbagliai. Un libro capace di aprire i cuori, di scuotere gli animi e le menti. E' una lettura che fa riflettere su molteplici aspetti legati a questa realtà molte volte sconosciuta ma troppo spesso conosciuta solo in parte o nella maniera più sbagliata, dove vi è la forte convinzione che la transessualità sia il sinonimo di prostituzione.

Un libro che in qualche modo cerca di de-stigmatizzare questa realtà troppo spesso condotta, dalla società e dai media, in un luogo buio ed oscuro dove esiste solo la vergogna e la paura sia di chi vive questa realtà in prima persona e sia di chi la giudica senza averla prima conosciuta davvero.

Ovviamente, come un qualunque lettore, mi hanno colpito alcune parti più delle altre: ve ne vorrei leggere alcune.
Mi è piaciuta moltissimo la Storia di Valentina Canepa, una donna Transgender che fa la Camalla al porto di Genova (peraltro un lavoro pesante e considerato prettamente maschile); una donna molto femminile, emancipata ed intelligente che, grazie appunto alla sua intelligenza e all'aver intrapreso il suo percorso personale a piccole dosi, è riuscita a costruire attorno a se e all'interno del suo ambiente lavorativo un clima sereno e di profondo rispetto con tutti i colleghi maschi.

Mi fermo sul termine Transgender e vorrei leggervi una piccola parte:

“Che cosa significa essere Transgender?Né uomo e né donna? Ricordo la prima volta che intervistai Vladimir Luxuria”. - Dice Delia - Le chiesi: “come devo chiamarla?Al maschile o al femminile”? La risposta fu: “Io sono come la Fiat, sono bravo e sono brava, scelga lei”.

Intanto credo che l'autoironia sia una delle più belle qualità che un essere umano può possedere: stempera gli animi. E pensando a questa qualità mi viene in mente anche alla simpatia e all'autoironia di Francesca Eugenia Busdraghi, una delle protagoniste del libro, ma vorrei ritornare sulla storia di Valentina, riprendendo un altro stralcio di questa lettura:

Oggi si definisce Transgender: “Sono una donna con il pene, un incontro tra donna e uomo”. - Dice Valentina - “Per me si tratta di un insieme e non di parti separate. Dal punto di vista dell'orientamento sono bisessuale, le parti sessuate del mio corpo le vivo in armonia”. Non vuole essere un modello e rifugge da schemi ed eccessi di rigidità.“ Mi sento completa così, come se fossi più vicina a ciò che io sento essere la divinità. Voglio la singolarità, mi piacciono i buchi neri, l'infinito, io sono una persona unica”.

Insomma, è un libro capace anche di mescolare i generi. Questa è, appunto, una delle tante particolarità che mi è piaciuta più di tutte e ha fatto si che io pensassi fosse un libro unico e ben fatto. Con ciò vi pongo una domanda che spero poi si tramuti anche in una vostra riflessione personale: quanto è difficile nella nostra società binaria riuscire a mescolare i generi?

Il segreto di Valentina è l'equilibrio.

Nel libro Delia dice: “L'identità è un concetto complesso”. Poi domanda: “Chi siamo davvero?”

Ecco, con questo ultimo stralcio mi vorrei ricollegare alle considerazioni fatte da Fabianna Tozzi Daneri. Considerazioni che oltre ad avermi colpito molto, mi hanno fatto ritornare sui passi di una mia lunga riflessione aperta già da tempo.

Dice Fabianna:

“Ognuno di noi nasce con una gradazione del maschile e del femminile, la società poi ci obbliga a stare dentro a due stereotipi”.

Soffermandomi sulla parola “OBBLIGA” e sulla parola “STEREOTIPI” legati appunto alla dicotomia UOMO/DONNA ormai onnipresente da secoli, ecco che la mia domanda si ripresenta: quanto è difficile nella nostra società binaria riuscire a mescolare i generi?

Vorrei che, usciti da qui, questa domanda diventi per voi un piccolo tarlo nella vostra mente, così da indurvi a leggere questo libro che merita davvero; un libro che vi aiuterà a comprendere e a capire meglio questo tipo di realtà. Una realtà che sembra lontana anni luce, ma vi accorgerete andando avanti, pagina dopo pagina, che in realtà nulla può essere così lontano quando si parla di esseri umani.

E allora per rimanere in tema vado a riprendere anche un altra piccola considerazione fatta sempre da Fabianna Tozzi Daneri:

“Se da un lato le persone che approdano al consultorio hanno una gran possibilità di conoscere la condizione trans attraverso internet, accedendo a siti di informazione che prima non c'erano, adesso è molto forte la voglia di uniformarsi. Le persone transessuali hanno fretta di passare da un genere all'altro e di non essere più riconoscibili come trans”.

Concludendo:

“ Dietro alla fretta può insinuarsi la vergogna”.

Mi ha colpito anche un esempio fatto dalla stessa Fabianna. L'esempio, appunto, di una ragazza che entra in un supermarket e, per fugare il minimo dubbio che può in qualche modo riallacciarsi al suo essere transessuale, compra un pacco di assorbenti con il preciso intento di indurre gli altri a pensare che se ha le mestruazioni non può essere di certo nata maschio.

Concludendo, vi pongo alcune sue domande, lasciandovi anche una sua considerazione in merito presente nel libro:

“Lo sforzo di essere conforme condanna a un destino di finzione?Il prezzo sociale di questa finzione non è l'avvento di nuove retoriche? Dice Fabianna: “Oggi sentiamo molto il rischio di un mascherarsi che non ha mai fine. Una persona trans che vuole operarsi, dapprima fa di tutto per cambiare. E in una prima fase, per forza, vive un po' “travestita da un'altra persona”. Pensiamo al maschio che sta transizionando e che ha ancora un aspetto da uomo, che magari indossa giacca e cravatta come una divisa e non come i PROPRI PANNI. Che dire se alla fine del percorso, conquistata l'identità nel suo complesso, questa persona finisce col mascherarsi ancora da qualcosa che non è, per esempio acquistando un pacco di assorbenti?Nei gruppi di “autoaiuto” ci sono persone che vivono orgogliosamente la loro storia. C'è chi vuole cancellare, chi ha vergogna. Ed è come se non si liberasse mai, mostrando di vivere la transessualità come una patologia senza sbocco”.

E io finisco col dire: “In tutto questo, quanta colpa è attribuibile alla nostra società?”
Credo moltissima!

Vedete perchè dico che questo libro scuote animi, menti e cuori? Perché fa riflettere e fa comprendere anche le varie difficoltà e la sofferenza che si prova a dover nascere e vivere in un corpo che non si sente proprio, o che magari si sente proprio solo in parte. Parla di quella “via di mezzo” che le persone Transgender, rispetto alle persone Transessuali, non possono vivere liberamente e serenamente perchè costrette da una società binaria a dirigersi da una parte piuttosto che dall'altra.

Parla si delle difficoltà ma parla anche della forza, della voglia di vivere e di farcela a tutti i costi; parla del desiderio forte di poter vivere alla luce del sole e della voglia di ritrovare in quella “T” un passato. Un passato che sicuramente a tratti fa male ricordare, ma che rimane e rimarrà per sempre NOSTRO; una parte di noi che non dovrebbe essere dimenticata e che non dovrebbe essere cancellata dalla vergogna e dalla paura, ma bensì, dovrebbe essere lasciata lì, nel suo posticino all'interno del nostro bagaglio a mano che inevitabilmente ci portiamo e ci porteremo dietro per sempre durante il nostro magnifico viaggio che è la vita.

Diciamo che questo libro mi ha fatto rivivere momenti di gioia e di dolore a tratti alterni, ma una frase di Fabianna in particolare mi ha riportato indietro nel tempo lasciandomi sul cuore un velo di commozione:

“Dirlo a me stesso non è stato facile, nel tempo ho imparato a convivere con questa ombra che mi segue ovunque e a volte chiede con insistenza di potersi esprimere”.

Che dire: questo libro secondo moltissimi, me compreso, fa e ha fatto da porta-voce in maniera egregia ad una realtà che ha ancora un gran bisogno di essere conosciuta nella maniera più corretta. E' un libro ricco di voci, ricco di volti, ricco di storie: ricco di vita e di sentimenti. Io ho solo ripreso alcuni stralci per indurvi a riflettere: il resto lo lascerò scoprire direttamente a voi.

Vi abbraccio

Marco Michele Caserta