ciao

domenica 9 gennaio 2011

Diventare maschio essendo nato femmina: oggi alle 12 e 25, su tv Rai 3 a “Racconti di vita” si parla anche di Evviva la neve, Mondadori

Da “Evviva la neve”, pag.1

Un piede segue l’altro sulle piastrelle verdi. Ogni passo mezza piastrella. La gamba sinistra vuole correre, la destra è rigida. In mano il sacchetto di plastica con i drenaggi.
«Lo metta in basso, non così!» «Ma io sono un omino.»
sotto la tuta grigia, tra le gambe di Gabriele c’è un rigonfiamento.
È comparso solo da poco, da quando si è sottoposto all’ultima operazione.
Nel reparto di chirurgia plastica dell’ospedale San Camillo di Roma, dove si effettuano gli interventi per cambiare sesso, c’è una grande sala d’aspetto e una porta che conduce alle scale. Sul pianerottolo, anche se di nascosto, si può fumare.
«Andiamo, speriamo che non ci beccano.» Accende.
«È il primo giorno che mi alzo. Dài, facciamoci una foto, la mando a lei.» Impugna il cellulare, preme il tasto e scatta.
Il pizzetto dà spessore al mento, i peli sulle guance non sono ancora fitti. Gli occhi: scuri, densi, dolci. Tra i capelli qualche filo bianco. Il viso è magro. «Ho perso nove chili.»
Non è la prima operazione per Gabriele. La maglietta copre un torace piatto. «Guarda, sei mesi fa mi hanno fatto un lavoro perfetto.» Mostra due capezzoli circondati dalla peluria e un petto liscio, con due piccole cicatrici per lato.
«È venuta proprio bene. Ora in casa sto a petto nudo anche se c’è meno cinque. Prima no, non doveva vedermi nessuno. » Avere il seno era insopportabile.
La voce è sottile, paziente. Un guscio di remissività intorno a un filo di acciaio. La remissività scivola giù come una palla di neve dalla montagna dei tanti insegnamenti che una bambina riceve fin da piccola. Succede. Lascia il segno, anche se la bambina non sente di essere femmina, ma maschio. E non smetterà di cercare il corpo che non ha.
«Mi hanno operato il 16 dicembre, ero qui dal giorno prima, ho aspettato due ore per il ricovero. Ore di paura, temevo che andasse male: mi avevano dato le percentuali, riesce a uno su due. Uno sì, uno no. Prendono il tessuto da una coscia, lo mettono tra le gambe, fanno l’uretra, così posso fare pipì stando in piedi. Per ora va bene. Ma bisogna aspettare tre mesi e fare un altro intervento.»
Tre mesi per sapere. Uno sì, uno no: come sarà il futuro?


Prestissimo non mancherà anche un mio articolino a proposito!

Vi abbraccio

Marco Michele Caserta