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lunedì 17 gennaio 2011

Arcigay scrive ai vescovi. Benedetto XVI è sempre contro il matrimonio gay

La scorsa settimana ci siamo occupati qui dell’incontro tra Mons. Giudici, vescovo di Pavia, e dell’Arcigay. Giudici ha precisato ad Asca, agenzia di stampa, che il confronto con i gay servirà per comprendere meglio un problema. Il vescovo non crede di essere alla pari dei suoi interlocutori.

Quanto accaduto a Pavia non ha fermato Arcigay. Il 13 gennaio, giorno in cui è morto Alfredo Ormando, l’associazione ha scritto a 300 prelati cattolici italiani. Scrive Arcigay:

“Mentre scriviamo in sette paesi per l’omosessualità è prevista la pena di morte, e per ben 80 Paesi essere gay o trans è un reato punito con l’arresto o la detenzione arbitraria, trattamenti crudeli, inumani e degradanti.

Ci permettiamo pertanto di rivolgerci a voi per stimolare una riflessione finalizzata all’affermazione e alla tutela dei diritti umani fondamentali e la salvaguardia della vita e della libertà di molte donne e uomini che subiscono questo genere di violenze, nella consapevolezza che la promozione e la difesa della vita umana possa essere un terreno sul quale trovare delle convergenze e delle positive collaborazione”.

Pochi giorni dopo l’invio di questo documento per l’ennesima volta Benedetto XVI ha chiesto ai politici italiani di non riconoscere le unioni gay:

“La cellula originaria della società è la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna. E’ nella famiglia che i figli apprendono i valori umani e cristiani che consentono una convivenza costruttiva e pacifica. E’ nella famiglia che si imparano la solidarietà fra le generazioni, il rispetto delle regole, il perdono e l’accoglienza dell’altro”.

E’ sufficiente leggere questa sequenza di eventi per capire che la Chiesa cattolica non è l’interlocutore migliore per risolvere i problemi degli omosessuali italiani. La sua omofobia limita, evidentemente, il dibattito.

Arcigay e le altre associazioni glbtq che da anni si incaponiscono con Benedetto XVI e amici dovrebbero iniziare a valorizzare le alternative. In Italia essere gay e credente è possibile. La chiesa valdese benedice persino le unioni omosessuali.

Perché Arcigay è convinta che la Chiesa cattolica riuscirà ad aiutare i gay perseguitati all’estero? Ci siamo già dimenticati di tutte le volte che Benedetto XVI e amici non sono nemmeno stati vicini ai loro credenti gay?

Fonte: http://www.queerblog.it/post/10053/arcigay-scrive-ai-vescovi-benedetto-xvi-e-sempre-contro-il-matrimonio-gay

Vi abbraccio

Marco Michele Caserta