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mercoledì 1 dicembre 2010

Vite di trans e transgender in “Evviva la neve” Delia Vaccarello racconta la gioia di rinascere

Angela Mannino, da “A sud d’Europa” settimanale di politica. cultura ed economia del centro “Pio la Torre”

PALERMO

Un reportage che si legge tutto d’un fiato come un avvincente romanzo. Poco meno di duecento pagine che raccontano la rinascita di uomini e donne nati in un corpo che non corrisponde alla propria identità di genere. Un libro che fa onore al giornalismo più vero, a quel giornalismo d’inchiesta che non spia dal buco della serratura, che non si suicida coi “copia” e “incolla”; un giornalismo che entra in sala operatoria come in trincea, per raccontare quello che vede. Un giornalismo partecipato, umano che commuove e aiuta a conoscere una realtà celata dal pregiudizio e dalla banalità di una valanga di luoghi comuni. Un abbecedario.
S’intitola “Evviva la neve. Vite di trans e transgender” (180 pagine, 17,50 euro), il nuovo libro della giornalista e scrittrice palermitana, romana d’adozione, Delia Vaccarello, pubblicato nella collana “Strade blu” di Mondadori. Ieri pomeriggio a Palermo, a presentarlo alla libreria Feltrinelli di via Cavour, c’erano la docente universitaria Eleonora Chiavetta, l’avvocato Maria Chiara Di Gangi, da anni impegnata nell’assistenza legale alle persone che chiedono la riattribuzione della identità di genere, ed il giornalista Franco Nicastro. In serata, invece, Titti De Simone e Daniela Tomasino hanno intervistato l’autrice presso l’associazione NZocchè al Borgo Vecchio.
“Da dieci anni mi occupo di queste tematiche – dice Delia Vaccarello che ha vinto due volte il premio giornalistico indetto dalla Commissione europea “For diversity, against discrimination” con gli articoli pubblicati sull’Unità” nella pagina settimanale “Liberi tutti” che cura dal 2001 – e pensavo si fossero fatti passi avanti. Poi, invece, il caso Marrazzo ci ha riportato indietro anni luce, alimentando il vecchio pregiudizio che equipara trans a prostituzione. Niente di più sbagliato, visto che prima dell’intervento chirurgico, appunto per il rifiuto che la persona ha del proprio corpo, nella maggior parte dei casi non si hanno rapporti sessuali”.
E se il pregiudizio va a braccetto con l’ignoranza (intesa come mancanza di conoscenza), di certo il giornalismo guardone non aiuta, “perché – dice l’autrice – non solo non fa comprendere come stanno le cose, ma afferma false verità e dà una visione distorta della realtà”. Vaccarello è andata a Pietra Ligure, al San Camillo di Roma, al Cattinara di Trieste, dove si praticano gli interventi per la riattribuzione della identità di genere, garantita dalla legge 164 del 1982. Ha incontrato Francesca Eugenia che a 46 anni, con un matrimonio alle spalle ed una figlia quindicenne, è “rinata” donna; Valentina, Marco sulla carta d’identità, “una donna con il pene” come lei stessa si definisce, una crossdresser che, tra il rispetto dei compagni di lavoro (“sono la mia famiglia”), continua a fare con passione la camalla nel porto di Genova; Gabriele che è nato nel corpo di Barbara e che dopo anni di vita congelata s’innamora e stringe un solido legame con una dottoressa che prima era un dottore; Daniela che, giovanissima e determinata, si riappropria del proprio essere donna nella sala operatoria del professor Trombetta a Trieste…
In tutto dieci storie emblematiche, dieci persone delle quali Delia Vaccarello racconta il disagio, le paure, il desiderio di essere se stesse, la ricerca della felicità che ci accomuna tutti. L’autrice parla coi chirurghi, entra in sala operatoria, racconta la rinascita di chi prima dell’operazione viveva il proprio corpo come una prigione. Un’inchiesta a tutto campo, di quelle che difficilmente si possono leggere sulle pagine dei giornali: “Perché oggi se vuoi fare giornalismo d’inchiesta, devi scrivere un libro”, chiosa ironica l’autrice. Un’inchiesta che, con molta testa ed altrettanto cuore, racconta – con rigore e senza la morbosità che di norma condisce la trattazione delle tematiche relative alla identità di genere – di persone. Innanzitutto persone, cittadini, che in quanto tali hanno diritti e doveri.
“Provate a chiudere gli occhi per cinque secondi – suggerisce dalle pagine di “Evviva la neve”, Susanna – respirate lentamente, e immaginate che, una volta riaperti, il vostro corpo sia quello di un topo, o semplicemente il corpo del sesso opposto al vostro. Lo avete fatto? Il disagio che avete provato per quel piccolissimo istante, immaginando una cosa così drammatica, è quello che noi proviamo tutti i giorni. Non è divertente, vero? Ognuna di noi ha subito quel disagio per anni, altre per decenni, e voi, additandoci sul lavoro, per strada, non fate altro che aumentarlo, così da diventare dei carnefici spietati”. E la Chiesa non aiuta.
Illuminanti le parole del deputato cattolico del Pd, Giovanni Bachelet, sulla rigidità delle posizioni del Vaticano: “Nelle ossessive precisazioni sui temi della sessualità e dell’omosessualità (perfino quando sull’altro piatto della bilancia ci sono regimi che imprigionano, torturano e ammazzano) la Chiesa tradisce, forse, una certa coda di paglia comune a tutte le comunità monosessuali (un tempo anche l’esercito)”.
“Il problema della Chiesa – riassume Vaccarello – è che continua a muoversi come uno stato e pretende di intervenire in questioni che non le competono”. Posizioni che spesso stridono con la pratica quotidiana del Vangelo, che porta un prete al capezzale di una parrocchiana prima dell’intervento: “Dio ha occhi diversi dai nostri”.
“Coraggio, sono io, non abbiate paura”: non era Gesù che lo diceva? E così si intitola uno dei capitoli di “Evviva la neve”. Evviva.

Fonte: http://evvivalaneve.blog.tiscali.it/2010/11/30/bologna-oggi-presentazione-di-evviva-la-nevepalermo-nuovo-artioclo-ina-sudeuropa-settimanale-di-politica-economia-e-cultura/

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta