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mercoledì 22 dicembre 2010

L’intervista a Delia Vaccarello di Giovanni Molaschi

Delia Vaccarello è una giornalista. Un vero e proprio punto di riferimento per chi si occupa di informazione GLBTQ. Attraverso “Liberi tutti”, la rubrica che cura per l’Unità, racconta i cambiamenti della comunità omo e transessuale. La giornalista non scrive solo per i quotidiani. Con Mondadori ha pubblicato dei libri. A Queerblog ha parlato di “Evviva la neve”, di cui ci eravamo già occupati qui.

“Evviva la neve” esce otto anni dopo “Gli svergognati”. In entrambi i libri lei si occupa di trans. Dal 2002, in Italia, è cambiato qualcosa per queste persone?
Evviva la neve è un viaggio compiuto insieme alle persone trans. Le ho intervistate dove vivono, lavorano, amano, sono stata accanto a loro anche in ospedale e sono entrata in sala operatoria.
“Gli svergognati” raccoglievano testimonianze di tre persone trans, insieme a storie di gay e lesbiche. Evviva la neve (Mondadori, collana strade blu) è un reportage scritto con lo stile del romanzo. Il lettore viene preso per mano e portato nei luoghi dove è difficile avere accesso. In questo viaggio mi sono accorta che alcuni passi avanti sono stati fatti: ad esempio in ospedale non è raro che ad assistere le persone prima e dopo l’operazione siano i familiari.
Mamme, sorelle, compagni. Rari i papà. In passato, all’epoca de “Gli svergognati” la presenza di un parente era davvero una eccezione. Ho incontrato personale paramedico a volte più preparato ad affrontare la questione trans. Ma i pregiudizi permangono, sono ancora molto forti sul lavoro.
Alcune persone in “Evviva la neve” dicono di aver preferito licenziarsi prima dell’operazione per farsi assumere dopo, in un altro posto, “a cose fatte”, con una identità nuova, nello sforzo di cancellare il passato. Dover cancellare il percorso fatto è un segnale della forza ancora soverchiante dei pregiudizio.

Delle storie che ha raccolto quale rappresenta meglio il libro? Quale invece l’ha colpita di più? Sono molto affezionata alla storia che mi narra Federica, la figlia di una persona trans. È dalle sue parole e dal suo toccante racconto che discende il titolo “Evviva la neve”. Il suo racconto si trova nel capitolo “storie d’amore”, lì dove sono riunite storie tra partner, ma anche tra genitori e figli.
Chiedo a Federica cosa vuole fare da grande e mi dice che vuole aiutare gli altri a star bene fisicamente. A rinascere. E’ evidente il significato che ha tratto dall’esperienza del genitore. Federica tocca con le sue semplici parole il senso profondo del libro: raccontare la rinascita.
Oggi c’è tanto bisogno di approfondire una dimensione di vita ritrovata di cui le persone trans fanno esperienza ma che, nel suo significato esteso, è vitale per ciascuno di noi. Ritrovare la pienezza della vita: ne abbiamo tutti un gran bisogno.

“Evviva la neve” è uscito un anno dopo lo scandalo Marrazzo. La vicenda è servita a far cadere i tabù sulle persone trans? Perché?
Evviva la neve nasce anche dall’indignazione che ho provato lo scorso anno vedendo come, a proposito del cosiddetto caso Marrazzo, la parola transessuale fosse diventata sinonimo di prostituzione.
Le testate giornalistiche, le trasmissioni tv, le principali agenzie stampa ad esempio scrivevano o dicevano “inchiesta trans” e intendevano inchiesta sulla prostituzione. Io ho fatto una “inchiesta trans” che cita il fenomeno prostituzione soltanto in una pagina e mezzo, e in duecento pagine parla di altro: della vita, delle relazioni, delle leggi, dei pregiudizi, delle gerarchie cattoliche, dei parroci, del lavoro, dei sogni, della nostra società che arranca e non comprende la portata rivoluzionaria del concetto di “identità di genere” .
E’ stupefacente vedere che le persone trans sono considerate dal pregiudizio “pezzi di corpo”, mentre invece a muovere il loro viaggio è un fortissimo sentire. Dunque i media, deformando l’immagine della transessualità, con veemenza hanno riacceso i tabù.

Qual è il fatto GLBTQ, nel bene o nel male, che ha segnato l’anno che ci lasciamo alle spalle?  
Nel male: l’impossibilità di ottenere una legge in Italia che sanzioni omofobia e transfobia e la scomparsa prematura di Marcella Di Folco che ha fatto tante battaglie, comprese quelle per la legge 164 dell’82 che permette l’adeguamento del corpo al genere desiderato, cioè il cambiamento di sesso. Nel bene: i ripetuti pronunciamenti del presidente della Repubblica sul concetto di orientamento sessuale e contro le discriminazioni ai danni di lesbiche e gay.

Un sondaggio di Gay.it sostiene che un omosessuale su due, a Milano almeno, vota a destra. Lei scrive su testate di sinistra. Secondo lei i suoi lettori non sono degli elettori?   
In Italia si estende sempre di più il gruppo di coloro che sono disorientati, che non trovano una rappresentanza nelle attuali formazioni partitiche, e che vedono il voto esposto a strumentalizzazioni a causa di una pessima legge elettorale.
Si parla sempre meno di programmi, e molto più di “facce”. So che i miei lettori sono persone che vogliono comprendere disposte a interrogarsi sui pregiudizi (i propri e quelli altrui), sono persone che vogliono farsi coinvolgere emotivamente. Comprendere è il primo passo per allargare l’area della libertà.


Vi abbraccio

Marco Michele Caserta