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venerdì 17 dicembre 2010

Essere gay in Iran: dalla discriminazione alla morte

Le dichiarazioni di Ahmadinejad sono state prese poco seriamente quando sostenne che le persone gay in Iran non esistono. In realtà, la società Iraniana non fa eccezione e il trattamento riservato alla comunità omosessuale iraniana non è di certo uno scherzo. Non sono passati neppure tre anni, da quando Ahmadinejad, durante una visita a New York, aveva dichiarato:

“In Iran non ci sono omosessuali come nella vostra società. In realtà nel nostro Paese non esistono“.

Le sue parole hanno aumentato la consapevolezza circa il problema delle minoranze in Iran.

Purtroppo la questione lgbt nel mondo islamico, la cui immagine icona è rappresentata da una foto di una coppia gay impiccata, non è per nulla facile. Per la condotta nei confronti della comunità lgbt, l’Iran si aggiudica il premio per l’Omofobia occupando l’ultimo posto nella classifica internazionale. Infatti, è uno dei sette paesi al mondo che mantiene la pena di morte per atti consensuali tra persone omosessuali, gli altri paesi sono Mauritana, Arabia Saudita, Yemen, Sudan e alcuni paesi della Somalia e della Nigeria. Fortunatamente il quadro non è totalmente negativo; difatti un piccolo numero d’iraniani, soprattutto quelli appartenenti alle classi medie e medio – alte, s’identifica come omosessuale e alcuni sarebbero tolleranti sulla questione lgbt. Esistono poi alcune comunità attiviste lgbt, seppure a livello embrionale, nelle grandi città come Teheran, Esfahan, Shiraz, dove vengono messi a disposizione, per incontri per attività socio culturali, caffè, parchi e ristoranti. Nonostante le dichiarazioni di Ahmadinejad sull’inesistenza degli omosessuali, questi possono trarre pochi vantaggi nel Paese. Ad esempio, possono richiedere l’esenzione dal servizio militare, dichiarandosi affetti da disturbo comportamentale o deviati, senza la necessità di ammettere di aver avuto rapporti omosessuali. Certamente questo va a ledere l’immagine sociale dell’individuo, comportando quindi un rovescio della medaglia, visto che tutti coloro che risultano deviati sul certificato di esenzione, avranno poche possibilità a trovare un lavoro. Un altro punto a suo favore è quello degli interventi chirurgici per i transessuali. Via di uscita, quest’ultima, adottata da diversi gay per evitare le terrificanti punizioni. La persecuzione nei confronti degli omosessuali in Iran non è da ricondurre solo alla responsabilità del regime, la persecuzione si verifica anche in altri contesti come nelle scuole e nelle famiglie, dove ovviamente sono le dottrine del regime ad influenzare i comportamenti omofobi. Risulta difficile poter quantificare nel dettaglio quante siano le punizioni inflitte alla comunità lgbt per via dell’orientamento, questo perché il regime iraniano tende a mantenere in privato i casi che riguardano i reati contro la cosiddetta morale mentre rende d’interesse pubblico quelle in cui il reato viene punito con la pena di morte. Quindi è difficile capire se l’individuo accusato per reato morale sia in realtà punito perché omosessuale. Ulteriore complicazione è data dal fatto che gli iraniani condannati per sodomia non vengono accusati direttamente per quel crimine, al fine di depistare l’opinione pubblica internazionale.

La legge iraniana non è direttamente contraria alle persone della comunità lgbt, ma criminalizza tutti i rapporti fuori dal matrimonio tradizionale anche se in realtà la legge viene applicata in maniera sproporzionata.

Le pene sono severe soprattutto perché la sodomia è punibile con la morte. I crimini minori sono puniti con la fustigazione. Il frottage è punito con 100 frustate mentre il bacio tra due uomini o tra due donne è punito con 60 frustrate, due uomini o due donne trovati nudi sotto le coperte, seppure senza aver fatto nulla, vengono puniti con 99 frustate. La punizione per le donne omosessuali è di 100 frustate e dopo 4 accuse si rischia la condanna a morte.

Per eseguire tali condanne, sempre secondo la legge, è necessaria la testimonianza diretta di almeno 4 uomini, cosa molto improbabile a meno che tali comportamenti non si verificano in pieno giorno in luoghi pubblici. In alternativa può esserci una testimonianza dell’imputato accusato, di fronte il giudice, anche questo è poco probabile che accada, a meno che la confessione non sia forzata e quindi frutto di precedenti minacce; infine la condanna può eseguirsi sulla base del giudizio del giudice in base alle prove in possesso e sulle convinzioni personali nei confronti dell’imputato.

Secondo quanto dichiarato dall’Human Rights Watch i giudici spesso si basano sulle confessioni degli imputati sottoposti a precedenti torture fisiche e psicologiche. Tutto ciò conferma un comportamento aggressivo e poco equo nei confronti di una minoranza, quale la comunità omosessuale.

Fonte: http://www.gaywave.it/articolo/essere-gay-in-iran-dalla-discriminazione-alla-morte/25741/

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta