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lunedì 20 dicembre 2010

Da Trento. Arcivescovo Luigi Bressan ribadisce: “Gay si diventa. No al preservativo”.

Alcuni giovani si sono rivolti direttamente all’arcivescovo di Trento Luigi Bressan per chiedere minore rigidità da parte della Chiesa sui temi della sessualità e dell’affettività. Lui, secondo quanto ormai da anni perseguito dalla chiesa li ha invitati all’astinenza, e qualcuno lo ha contestato. È successo a Taio, dove l’altra sera si è tenuto un incontro rivolto ai ragazzi del decanato, nell’ambito della visita pastorale. I canti con la chitarra hanno animato l’incontro e numerose sono state le domande poste dai ragazzi, la maggior parte dei quali frequenta le scuole superiori.
«Gli ideali proposti dalla Chiesa nel campo dell’affettività sono così alti da risultare irraggiungibili se non agli angeli. Forse – ha sottolineato uno di loro – è auspicabile per noi qui, oggi, una visione della sessualità meno severa e moralista». L’arcivescovo non si è scomposto (i quesiti gli erano già stati anticipati) e ha risposto invitandoli ad una necessaria «crescita nell’amare l’altro, che non deve essere inteso come persona a servizio del proprio piacere». «La Chiesa – ha proseguito – non ha mai voluto accendere nei fedeli un complesso di colpa, ma propone il cammino indicato dal Vangelo ed è comprensiva con chi cade». Monsignor Bressan ha evidenziato che il Cristianesimo è la religione dell’amore toccando alcune tematiche specifiche.
Convivenza
«È un ideale proposto dalla società occidentale, ma se guardiamo alla Cina, all’India e ai Paesi musulmani non troviamo modelli di questo tipo. Dobbiamo riflettere a riguardo: la Chiesa propone un messaggio elevato di amore, dedizione e sicurezza».
Deviazioni ed omosessualità
«Se una persona si dedica a libri e spettacoli erotici non può vivere una sessualità senza deviazioni. È risaputo che c’è chi nasce omosessuale, ma credo che esista anche chi cerca questa pratica: a riguardo ho letto il caso di un uomo che ha voluto provare un profumo da donna, e al termine di un percorso durato dodici mesi è diventato omosessuale».
Uso del preservativo
«Io dico no, è da consigliare solo l’astinenza. Tuttavia, secondo la norma del male minore, se una persona malata desidera fare un atto sessuale fuori dal matrimonio è meglio che si protegga. Nel matrimonio invece la realtà è più complessa, ma non credo sia il caso di approfondire l’argomento». Posizioni che hanno provocato la reazione di una venticinquenne: «La Chiesa è lontana dalla realtà delle cose perché chi la rappresenta non sa cosa significhi avere una famiglia. Fare l’amore con la persona alla quale si vuol bene non può essere peccato, e la storia dell’uomo che diventa gay per essersi spruzzato un profumo da donna fa sorridere». Il clima è stato stemperato da don Albino Dell’Eva , delegato vescovile per la pastorale della famiglia, che ha espresso il proprio apprezzamento per il contributo offerto da tutti gli intervenuti: «Quella cristiana è una comunità all’interno della quale ci si può confrontare liberamente, non ci siamo incontrati per fare proselitismo».
Monsignor Bressan ha parlato anche del ruolo degli uomini di Chiesa
«Siamo prima di tutto dei credenti innamorati di Cristo. Nelle omelie, se parli della precarietà o della situazione politica di oggi dicono che fai politica, altrimenti affermano che sei fuori dal mondo. Ogni pastore è perfettibile ed in gennaio i sacerdoti trentini affronteranno il tema della comunicazione nel corso di un seminario di un’intera settimana». I ragazzi hanno espresso un forte desiderio di irrobustire la propria fede: «Anch’io ho avuto dei dubbi – ha commentato l’arcivescovo -. La prima cosa da fare è incontrarsi per conoscersi e discutere assieme».Adv


Mi sono fatto un sacco di risate con questo articolo: ma vergognati per le boiate che dici!!!!!
Quasi quasi oggi vado al Supermercato a comprarmi una tinta e un pò di rimmel, chissà che magari divento Gay; diciamocela tutta: MEGLIO GAY CHE MONSIGNOR LUIGI BRESSAN!!!!!

Vi abbraccio

Marco Michele Caserta