ciao

martedì 21 settembre 2010

UN PICCOLO PENSIERO CHE SCRISSI PER IL TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE MILANO DEL 20-11-09

Sono le quattro di notte e, con in sottofondo la canzone di Elisa “Qualcosa che non c’è”, sto cercando di liberare la mente scrivendo qualcosa che sia sufficientemente all’altezza per poter dare un piccolo omaggio a voi donne purtroppo vittime di questa società: vittime della crudeltà e della stupidità umana.

Il primo pensiero che mi è venuto in mente da buttar giù fra queste righe è stato proprio il potervi rivolgere un saluto come se, questa sera, foste ancora qui con noi; come se potessi stringere le vostre mani e presentandomi dirvi: “piacere sono Marco, un ragazzo transessuale, comprendo la vostra amarezza, la vostra sofferenza e il vostro dolore”.

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Queste di Elisa sono parole che mi stringono il cuore ogni volta che le ascolto e le sento rimbombare dentro di me. Mi fanno ripensare a quanti anni ho passato a credere di essere sbagliato in quanto nato in un corpo che non ho mai sentito mio; note che mi fanno ricordare quanto la gente sia cattiva, crudele e senza cuore, ma nello stesso tempo anche a quanto sia importante e vitale non smettere mai di sognare e di sperare. Io credo che la cosa migliore da fare per noi stessi, per volerci davvero bene, sia proprio questa: non permettere mai a nessuno di toglierci la libertà di sognare, di sperare e di viverci come meglio crediamo sia più giusto per noi; credo che, in un modo o nell'altro, questi pensieri abbiano avuto dimora anche dentro ad ognuna di voi: voi vittime di questa società ingiusta che purtroppo avete pagato la libertà di poter esistere ad un prezzo troppo alto.

Però di una cosa sono fermamente convinto: in qualsiasi posto vi troviate ora, in questo istante desideriate solo non essere dimenticate. Spero che un giorno, finalmente, si faccia giustizia per delle morti così atroci ed ingiuste; morti che infondo lasciano l’amaro in bocca ma che, in ogni caso, non dovrebbero mai far smettere di sperare e di lottare per avere un mondo migliore: un mondo fatto di uguaglianza, dove nessuno dovrà più pagare prezzi tanto alti per meritarsi un tozzo di serenità e di libertà. Dobbiamo lottare per riprenderci quello che ci spetta di diritto: la libertà di potersi vivere davvero come meglio ci si sente, non PERMETTENDO più a nessuno di toglierci, di privarci e di farci mettere nell’angolo non facendoci ESISTERE...perché NOI ESISTIAMO!!!

Ecco, credo che la giustizia che desideriate avere ora sia proprio questa: "Vederci lottare senza la stessa violenza usata per farvi tacere e farvi smettere di esistere"; cercando, con tanta umiltà, di educare il prossimo facendo tanta informazione sulla realtà transessuale e facendo in modo che orrori di questo genere ce ne siano sempre meno negli anni avvenire, fino ad arrivare ad un ZERO su quel foglio pieno di statistiche: pieno di morte e di tristezza.

Nel nostro piccolo cerchiamo sempre di fare del nostro meglio perché non veniate dimenticate, perché siate ricordate in quanto persone T*, in quanto donne e soprattutto in quanto esseri umani; spero solo che in qualsiasi posto voi siate, vi sentiate orgogliose di questa veglia preparatavi da noi: proprio noi che siamo ancora qui con ancora la possibilità di dare una voce alle vostre anime.

Sono convinto che qualsiasi forma abbiate ora, per questa sera, una delle tante fermate del vostro ormai infinito viaggio sia proprio qui: qui con noi; chissà, forse mi piace pensare sia così.

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Ora chiudo gli occhi sperando dentro al mio cuore che, ovunque voi siate, finalmente abbiate trovato un po’ di pace.

Arrivederci

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta

sabato 18 settembre 2010

FtM IL RISVOLTO DELLA MEDAGLIA: L'INVISIBILITÀ

Chissà, magari molti di voi ci hanno incrociato ma...

Ecco, credo che non ci sia inizio migliore per questo articolo. Vi sembrerà strano ma in quel “ma...” si racchiude un piccolo grande mondo: un mondo che per molti di voi è ancora sconosciuto.

Strano sentir parlare di un ragazzo transessuale, vero? Poi, oggi come oggi, dove i giornali di Cronaca e di Gossip sono pieni di notizie in cui parlano malissimo delle donne transessuali, sentir parlar di noi deve suonar piuttosto strano...me ne rendo conto. Diciamo pure che, noi ragazzi FtM, facciamo parte della schiera degli “INVISIBILI”.

Il nostro percorso è molto simile a quello che fanno le ragazze transessuali (MtF), ma la differenza è che a nostro favore (o sfavore...dipende sempre da che lato ci si mette ad osservare la stessa cosa) abbiamo a disposizione una "fialetta magica" che ci rende invisibili e si chiama: "Testosterone". Beh, ovviamente "fialetta magica" è un modo di dire...la Transizione non è di certo una bacchetta magica!

La nostra fialetta "uccide" ogni minima traccia femminile presente nei nostri corpi; gli stessi che, da "fragili e delicati", diventano "forti e robusti". Certo, a conti fatti, solitamente si è anche ben felici che la nostra amata "pozione", in questa "guerra all'ultimo sangue" tra Estrogeni e Testosterone, abbia la meglio. 

Come del resto molti di voi sapranno, il Testosterone (appartenente alla categoria degli androgeni) è un ormone androgenico (ormone sessuale tipicamente maschile) molto potente. Per questo motivo, al contrario nostro, le donne MtF purtroppo fanno molta più fatica a femminilizzarsi; ma come si dice: per qualsiasi situazione c'è sempre il risvolto della medaglia.

Il risvolto meno positivo per molti di noi è proprio quello di avere tutte le carte in regola per potersi mimetizzare tra una folla di uomini genetici.

E che potremmo volere di più, direte voi, giusto?

Beh, il motivo di questo risvolto meno positivo è molto semplice, più semplice di quello che sembra; è quello per cui la maggior parte di noi lotta tutti i giorni: non diventare un numero come tanti.

L'immagine della nostra società purtroppo è ancora quella patriarcale, binaria e maschilista per eccellenza. Una società che “obbliga” un essere umano a stare dentro ad una bella scatoletta piena di ipocrisia; la stessa scatoletta dalla quale si può solo intravedere (da molto lontano) chi siamo dentro perché c'è solo spazio per l'esteriorità, quasi come fossimo degli animaletti da esposizione; ma, d'altra parte, ce ne sono poche di alternative in una società in cui non c'è spazio per un bellissimo e grande foglio bianco da riempire con mille colori. No: o sei un puntino nero in un enorme foglio bianco in mezzo ad altri milioni di puntini neri o non esisti; ecco, basta uscire dagli schemi per ritrovarsi ai margini di una società che ci vorrebbe tutti uguali.

Mi sono accorto con molta amarezza che, purtroppo, per avere credibilità in quanto uomo è bastato inizialmente avere 4 peli in viso, due peli in più sulle gambe e una corporatura più robusta: sarà proprio la stessa credibilità che poi porterà un qualsiasi ragazzo FtM ad essere invisibile.

Conosco molti ragazzi FtM che amano confondersi tra la massa e addirittura stereotiparsi, quasi come se fossero diventati dei maschi genetici; rispetto le idee altrui, ci mancherebbe altro, ma alcune di esse non le condivido affatto.

Io, invece, sono dell'opinione che, fino quando ci si nasconderà dietro ad un dito, non ci potrà mai essere davvero un'informazione corretta ed autentica anche nei nostri riguardi in quanto uomini trans. Certo, di sicuro non ci si presenta alle gente dicendo: “salve, sono trans” - oppure - “salve, non ho un pene” - perché per prima cosa siamo delle persone e solo successivamente siamo anche trans*; questo, però, non significa che a conti fatti possiamo pensare di esser diventati dei maschi genetici, semplicemente perché il solo pensiero è una vera e propria utopia. Che piaccia o meno, la realtà è questa: non diventeremo mai dei maschi genetici, ma potremo sempre diventare chi ci siam sempre sentiti d’essere dentro l'anima; tutto questo non è un disvalore, anzi, sarà proprio il nostro percorso ad essere un valore aggiunto.

Molti penseranno che si tratti di “orgoglio trans”, ma io lo definirei più che altro "orgoglio di un essere umano". Un essere umano che lotta contro tutti e tutto per diventare ciò che in realtà è da sempre, accettando i propri limiti e facendo di essi un punto di forza; sono proprio queste le caratteristiche che differenziano un maschio da un uomo. Non è sufficiente essere maschi per essere uomini, ed essere uomini vuol dire anche saper uscire fuori dal proprio guscio a testa alta, senza mai vergognarsi di se stessi, indipendentemente da chi o cosa si rappresenta; questo discorso, ovviamente, vale anche per quanto concerne la differenza tra "femmina" e "donna".

Finalmente ho capito che non è solo il nostro amato Testosterone a renderci invisibili, ma siamo anche noi stessi che, rinnegando le nostre origini, non facciamo altro che alimentare la nostra invisibilità, dando persino una mano a chi pensa che può incasellarci come e quando vuole.

Per fortuna ho capito che voglio essere libero di esistere.

Avevo in mente molte idee da metter giù per spiegarvi più in specifico da che realtà provengo, ma non sapevo quale fosse la migliore; credo che questo articolo abbia rappresentato in pieno uno stralcio di una realtà ancora parecchio sconosciuta: la realtà FtM.

TRANSESSUALITÀ:UN DISAGIO, UNA RINASCITA

 
Ciao a tutti,

sono Marco Michele, un ragazzo transessuale (FtM, ovvero Female to Male, termine che deriva da un acronimo inglese), in parole spicciole: “Da Femmina a Maschio”, in parole meno spicciole e più corrette: “Sono una persona che, dal Genere Femminile da cui partiva, sta transizionando verso il Genere Maschile”.

Anche se, per quello che mi riguarda, preferisco dire “da Femmina a Uomo”, credo sia più corretto. Sono dell’idea che tra il termine “Uomo” e il termine “Maschio” vi sia un abisso, oltre ad esserci una piccola differenza sostanziale e cioè: “il pene”; insomma, non potrò mai essere al 100% un maschio genetico perché non sono mai nato tale, ma potrò sentirmi ed essere molto tranquillamente un uomo: quello non me lo potrà mai impedire nessuno.

Partiamo dalle origini.

Il termine Transessuale è stato coniato da David Cauldwell nel 1949, ma è diventato di uso comune dopo la pubblicazione del libro "The Transsexual Phenomenon" (Il Fenomeno Transessuale), diventando ben presto testo di studio universitario; affermava, appunto, che si trattava della prima patologia classificata come malattia mentale a non essere curata come tale. Lo Psichiatra, infatti, non "guarisce" la persona transessuale facendola nuovamente sentire a proprio agio con il suo sesso di origine ma, bensì, avviando la stessa, a cui è stato precedentemente riconosciuto il "Disturbo dell'Identità di Genere" (o "Disforia di Genere"), alle terapie ormonali e/o chirurgiche per iniziare il percorso di transizione.

Certo, ai tempi, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, la persona transessuale veniva sottoposta a tentativi di “guarigione” (direi disumani): cercavano di “guarirla” attraverso la psicoterapia o, peggio ancora, attraverso la terapia ormonale del proprio sesso biologico (il termine più corretto è "genetico"); ovviamente la dice lunga il fatto che poi, in quel periodo, i suicidi aumentarono a dismisura. Fortunatamente, poi, le cose cambiarono negli anni Sessanta e capendo che era solo controproducente cercare di adeguare la psiche al corpo, iniziarono ad effettuare il contrario: adeguando il corpo alla psiche. Diciamo pure che, ai giorni nostri, il Movimento Transessuale rifiuta categoricamente tale inquadramento (come patologia mentale) perché è assodato: la qualità della vita delle persone transessuali non potrebbe mai essere preservata da cure prettamente psichiatriche ma bensì da cure endocrine e chirurgiche.

Non dimentichiamo che la Transessualità è considerata una patologia psichiatrica dal DSM IV (ovvero: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders; in italiano: Manuale di Classificazione dei Disturbi Mentali, IV Edizione), redatto dall’Associazione Americana degli Psichiatri e secondo l’International Classification of Diseases (inoltre a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), ma poi si tratta dell'unica malattia mentale che, a conti fatti, non viene “guarita” psichiatricamente...per cui, chiediamoci pure come mai. Diciamo che forse si tratta più di uno stratagemma per poter accedere al Servizio Sanitario Nazionale che altro; ora, però, siamo nel III Millennio: si potrebbe fare diversamente se si trattasse solo di questo!

La persona transessuale soffre di “Disturbo dell’Identità di Genere” o “Disforia di Genere” (ovvero DIG...se clicchi qui, troverai un articolo in cui spiego meglio il concetto di Disforia di Genere e Identità di Genere). La Disforia di Genere, intanto, è un termine che nasce nel 1971 da Donald Laub e Norman Fisk. Si tratta di una condizione nella quale un individuo, non riconoscendosi nel proprio sesso biologico (genetico), cerca in tutti i modi di raggiungere quello in cui realmente si identifica: il sesso opposto.

Ovviamente esistono molteplici sfumature per descrivere il mondo Transegender, più comunemente detto anche “Termine Ombrello”. Termine di cui la sua origine nasce all'interno di un Movimento LGBT, negli Stati Uniti d'America nei primi anni Ottanta, per indicarne un Movimento Politico nel quale contestava il pensiero Eterosessista e Genderista secondo il quale i sessi dell'essere umano sono due e l'Identità di Genere combacia necessariamente col sesso biologico; diciamo che si tratta di un termine in cui, appunto, si possono sentire di “appartenere” tutte le persone in transito o meno e che in un modo o nell'altro si sentono distanti da queste ridicole e retrograde affermazioni.

Credo che, piano piano e con calma, nei prossimi articoli vi potrò fare davvero un quadro molto più ampio di tutta la comunità Transegender con relative sfumature annesse; parlando proprio di quanto la società binaria, di cui facciamo tutti parte, ci giudica e ci condanna in quanto “DIVERSI”.

Insomma, non voglio di certo rappresentare solo la mia realtà in quanto FtM: sarebbe riduttivo e non credo sarebbe corretto e costruttivo per nessuno.

Diciamo però che, a mio parere personale, tutti questi termini sono più etichette che altro. Per carità, utili se usate appunto solo per fare un pò d'ordine, ma per prima cosa siamo esseri umani: non dobbiamo dimenticarcelo mai! In quanto esseri umani abbiamo tutti, indistintamente, il diritto di vivere con dignità, qualsiasi essa sia l'etichetta o la realtà che pare rappresentarci.

C'è da aggiungere che la Transessualità, molte volte, viene confusa con l'Omosessualità, ma c'è una netta differenza tra le due realtà che mi piacerebbe spiegarvi brevemente.

La prima parla di "Identità di Genere" e la seconda di "Orientamento Sessuale". Insomma, una persona transessuale sente che il suo sesso psichico (detto “Identità di Genere”) non va di pari passo con il suo sesso anatomico e per questo si sente nata/o nel corpo sbagliato, soffrendo moltissimo per questo enorme disagio. Lo stesso disagio che, successivamente, nella maggior parte dei casi, porterà colui o colei che lo vive ad iniziare una faticosa ricerca di se stessi; sia interiormente (con una profonda introspezione) e sia esteriormente (iniziando un lungo Iter Burocratico per la “Riassegnazione Chirurgica del Sesso”).

La persona omosessuale, a differenza, non sente dentro di se questa discrepanza tra corpo e mente, ma prova solo un'attrazione sentimentale e/o fisica per una persona dello stesso sesso.

Diciamo che un uomo FtM e una donna MtF non necessariamente sono eterosessuali; una donna MtF potrebbe essere lesbica e un uomo FtM, invece, gay...o entrambi potrebbero essere bisex. Come vedete rientriamo nel discorso della differenza tra Orientamento Sessuale ed Identità di Genere e, come avrete già bene capito, la differenza tra Omosessualità e Transessualità c'è ed è palese.

Detto questo, vorrei spiegarvi i vari Step di un Iter che porterà la persona transessuale verso la rinascita. (Se clicchi qui, troverai tutti i passi dell'Iter più nello specifico)

La persona transessuale, una volta che si riconosce in quanto tale (con appunto un percorso di autodeterminazione molto lungo, complesso e doloroso), per ottenere il suo pezzetto di felicità dovrà rivolgersi, intanto, a delle Strutture Ospedaliere/Specialisti (col SSN o, a scelta, private...clicca qui e ne troverai alcune pubbliche) che seguono i Protocolli ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere) o WPATH (World Professional Association for Transgender Health) per poter quantomeno iniziare un percorso psicologico con uno/a Psichiatra in cui, dopo diverse sedute, riuscirà ad esporre la sua diagnosi relativa al “DIG”. Successivamente, se tutto va bene, la persona in questione riuscirà ad ottenere un “Nulla Osta” in cui ci si sarà asserito che, appunto, la persona in questione soffre di DIG e dopodiché si potrà rivolgere ad un Endocrinologo per poter iniziare la Terapia Ormonale; la stessa terapia che andrà a modificare i caratteri secondari, portando la persona verso il primo Step: “Il test d'esperienza di vita reale” (detto più comunemente “Real life test”). Il test d'esperienza di vita reale è un passaggio obbligatorio in cui il diretto interessato (già sotto terapia ormonale o non), per un periodo che varia dai 6 mesi ad un anno (ovviamente a discrezione dello Psichiatra), vive in tutto e per tutto nei panni del sesso opposto (cioè quello in cui si indentifica); solo dopo che sarà trascorso tale periodo, sempre lo stesso Psichiatra, rilascierà una Perizia che poi servirà per poter presentare la prima Istanza al Tribunale di residenza (avvalendosi, ovviamente, di un Avvocato preferibilmente esperto in Riattribuzione del Sesso) in cui gli si chiederà l'autorizzazione per i vari interventi demolitivi: Vaginoplastica o Orchiectomia per le donne MtF, Isterectomia e Mastoplastica Riduttiva o Mastectomia per gli uomini FtM (la falloplastica non è più obbligatoria per il cambio anagrafico, dati gli scarsi risultati ottenuti in Italia finora).

Solo una volta effettuati tutti gli interventi demolitivi si potrà procedere con la seconda Istanza per poter ottenere la Rettifica Anagrafica.

Non dimentichiamoci la lentezza burocratica in Italia e le liste d'attesa nelle Strutture Ospedaliere sempre colme. Diciamo che, a grandi linee (molto dipende anche dalla residenza dell'interessato/a), per poter ottenere le due Sentenze ci vuole un annetto buono (se non di più). Ovviamente, questo se tutto va bene e tenendo sempre in considerzione la lista d'attesa per gli interventi; certo, perché anche per quella il tempo varia dai 3 ai 6 mesi e a volte anche di più. Ma non vi sarete mica dimenticati del periodo che trascorre per il "Real life testprima di poter avere uno straccio di Perizia in mano, vero? Ecco, fatevi quattro conti.

Bella trafila, non vi pare? Beh, in fin dei conti siamo in Italia, no?Certo, è una provocazione bella e buona per iniziare a dire BASTA!

Basta alla castrazione e la sterilizzazione forzata e basta al lungo “Real life test” con i documenti difformi!!!

Un Test in cui porta un essere umano a vivere una vita priva di dignità perché costretto tutti i santi giorni a fare i conti con una quotidianità che molte volte sta stretta, portandolo di fronte ad umiliazioni contnue ogni qual volta gli si prega di esibire i documenti; gli stessi documenti che,, per forza di cose sono difformi...perché purtroppo si è ancora in attesa che “dall'alto” venga detto: “Si, ok, te li conformiamo, ora puoi essere Tizio, Caio o Sempronio”.

Credo che la Legge 164/82 , legge che dovrebbe tutelare i diritti delle persone transessuali ma a conti fatti non lo fa poi così bene, dovrebbe essere un attimino rispolverata ed arricchita.

Vorrei, come ultimo passaggio, parlarvi della cosiddetta "Causa del Transessualismo"

Diciamo pure che esistono tante probabili “cause” ma che ancora oggi, oltre alle tante supposizioni fatte, non sono riusciti ad accertarne nemmeno una al 100%.

Da molti studi che sono stati fatti fino adesso, pare che la probabile “causa” (quella che si avvicina di più) sia proprio quella di una insofferenza del feto, dovuta principalmente ad uno squilibrio ormonale della partoriente durante la gestazione. Come tutti saprete, il feto si sviluppa in due momenti ben distinti e questo sviluppo avviene anche grazie al sistema ormonale di chi lo porta in grembo; ragion per cui, prima sviluppa il sesso genetico/anatomico (già dal concepimento) e solo successivamente la parte cerebrale (compreso quello che poi sarà il suo genere maschile o femminile al livello psichico). Beh, si dice che, proprio per questo presunto squilibrio ormonale, il neonato potrebbe presentare un sesso anatomico opposto ad alcune aree cerebrali che determinano la sessualità psichica di un individuo.

Però, anche qui vorrei sentirmi di dire la mia a proposito, dicendo che non ci serve trovare una “causa”, non siamo malati, non vogliamo una cura e non vogliamo una bacchetta magica...vogliamo solo vivere più felici: lasciateci vivere!

Io rimarrò sempre legato alla mia vecchia scuola di pensiero: “Vivi e lascia vivere”.

Vi ringrazio molto per essere arrivati fino alla fine di questo mio lungo articolo. Beh, ora non potrete di certo dire che a grandi linee non conoscete la nostra realtà un pochino meglio, no?

Sperò di essere stato all'altezza e di avervi fatto comprendere almeno in parte il nostro disagio.

Vi abbraccio
Marco Michele Caserta